Gioia della fede, religione, potere
Negli interventi precedenti ho scritto dei
rapporti tra religione e potere e di quelli tra fede e gioia. La fede è un
fatto interiore, ma anche sociale, per questo si manifesta anche come
religione, ordinata secondo certi poteri. In particolare la fede cristiana
esige anche di attivarsi per cambiare la propria condizione e operare secondo
certi principi: in particolare si è mandati
verso gli altri per mostrare loro
una particolare benevolenza.
Ogni fatto sociale
presenta sempre una certa turbolenza e diverse ambiguità e il cristianesimo,
nella sua lunga storia, non ha fatto eccezione, fin dalle prime origini.
Possiamo accettarlo serenamente, ma provare a contrastare ciò che non va. C' è
una conversione personale, che è un
lavoro costante, ma anche una conversione
collettiva, che, come in quella personale, implica di superare delle
resistenze al cambiamento.
Il segnale che qualcosa
non va è la sofferenza che si osserva in un ambiente sociale, da quelli
maggiori a quelli più vicini a noi, come ad esempio un piccolo gruppo che si
propone attività religiose. Poiché la fede si manifesta come gioia, la mancanza
di gioia è un importante indice
rivelatore che c'è qualcosa da cambiare.
Anni fa un sacerdote
della nostra parrocchia, dopo aver celebrato la Messa domenicale, si metteva
sul sagrato per incontrare la gente che usciva e si diceva stupito di notare
tanti visi lunghi, che non esprimevano alcuna
letizia. E questo dopo aver partecipato alla liturgia centrale della nostra
fede.
Una parte dei nostri
dolori deriva dalla vita che si fa al di fuori della chiesa. Ma una parte di
essi può derivare da come si sta in chiesa: questo può pregiudicare o limitare
l'efficacia di quello che ci si propone di fare per aiutare gli altri in ciò
che li fa soffrire e che non deriva da quello che si fa e da come si è in chiesa.
In base alla mia
esperienza, non c'è una soluzione già confezionata che valga per ogni
situazione. Meglio riflettere sulle singole situazioni, individuare insieme i
problemi e fare dei proponimenti comuni, anche consultando chi ha più
esperienza di vita e chi ne sa di più.
Quello che però, tra le diverse scelte che possono farsi, non mi
pare conforme ai principi è il rassegnarsi. Nessuno, nella nostra fede, è
obbligato a farlo e, anzi, in genere si è spinti ad agire. Ne è una
manifestazione il nome della nostra
associazione che, appunto, è Azione Cattolica.
E nei nomi di tante altre forme associativi vi è il richiamo all'idea di azione, rinnovamento, cammino, liberazione o comunque ci si richiama a persone che furono
molto attive nella fede. Che io sappia, ma correggetemi se sbaglio, non ricordo
che sia mai stato elevato agli altari un San
Rassegnato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli