martedì 22 ottobre 2013

Gioia della fede, religione, potere


Gioia della fede, religione, potere

  Negli interventi precedenti ho scritto dei rapporti tra religione e potere e di quelli tra fede e gioia. La fede è un fatto interiore, ma anche sociale, per questo si manifesta anche come religione, ordinata secondo certi poteri. In particolare la fede cristiana esige anche di attivarsi per cambiare la propria condizione e operare secondo certi principi: in particolare si è mandati  verso gli altri per mostrare loro una particolare benevolenza.
 Ogni fatto sociale presenta sempre una certa turbolenza e diverse ambiguità e il cristianesimo, nella sua lunga storia, non ha fatto eccezione, fin dalle prime origini. Possiamo accettarlo serenamente, ma provare a contrastare ciò che non va. C' è una conversione personale, che è un lavoro costante, ma anche una conversione collettiva, che, come in quella personale, implica di superare delle resistenze al cambiamento.
 Il segnale che qualcosa non va è la sofferenza che si osserva in un ambiente sociale, da quelli maggiori a quelli più vicini a noi, come ad esempio un piccolo gruppo che si propone attività religiose. Poiché la fede si manifesta come gioia, la mancanza di  gioia è un importante indice rivelatore che c'è qualcosa da cambiare.
 Anni fa un sacerdote della nostra parrocchia, dopo aver celebrato la Messa domenicale, si metteva sul sagrato per incontrare la gente che usciva e si diceva stupito di notare tanti  visi lunghi, che non esprimevano alcuna letizia. E questo dopo aver partecipato alla liturgia centrale della nostra fede.
 Una parte dei nostri dolori deriva dalla vita che si fa al di fuori della chiesa. Ma una parte di essi può derivare da come si sta in chiesa: questo può pregiudicare o limitare l'efficacia di quello che ci si propone di fare per aiutare gli altri in ciò che li fa soffrire e che non deriva da quello che si fa e da come si è in chiesa.
 In base alla mia esperienza, non c'è una soluzione già confezionata che valga per ogni situazione. Meglio riflettere sulle singole situazioni, individuare insieme i problemi e fare dei proponimenti comuni, anche consultando chi ha più esperienza di vita e chi ne sa di più.
 Quello che però, tra le diverse scelte che possono farsi, non mi pare conforme ai principi è il rassegnarsi. Nessuno, nella nostra fede, è obbligato a farlo e, anzi, in genere si è spinti ad agire. Ne è una manifestazione il nome della  nostra associazione che, appunto, è Azione Cattolica. E nei nomi di tante altre forme associativi vi è il richiamo all'idea di azione, rinnovamento, cammino, liberazione  o comunque ci si richiama a persone che furono molto attive nella fede. Che io sappia, ma correggetemi se sbaglio, non ricordo che sia mai stato elevato agli altari un San Rassegnato.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli