Riconoscersi reciprocamente come
cristiani
Ho sempre vissuto l'esperienza religiosa
nel segno dell'apertura e della scoperta del nuovo. La mia fede religiosa non
mi ha mai limitato, ma, al contrario, mi ha spinto oltre ogni frontiera. Mi ha sempre appassionato l'esortazione
evangelica a prendere il largo. Ed in
effetti la vita dell'essere umano può essere un'avventura che porta sempre più
lontano. Quando poi, da più anziani, mancano le forze, è lo spirito che va
avanti, a scoprire il senso di una lunga esistenza, del mondo in cui si è vissuti,
dell'intera umanità, dell'universo, del passato, del presente e del futuro: si
raggiunge la saggezza.
Quando si è in un
paese straniero è bello sentire a un tratto gente che parla la propria lingua. Ci
si chiede allora da dove si proviene, perché si è all'estero e se e quando si
conta di tornare. Ci si riconosce. Sembra allora che sia più facile volersi
bene. E' un esperienza che si può fare anche vicino a casa propria, ad esempio
tra parrocchiani, nel nostro popoloso quartiere. Abbiamo avuto esperienze
simili, ci sono familiari gli stessi luoghi, ma non ci siamo mai veramente
incontrati. Forse ci siamo passati accanto di sfuggita, ma gli uni per gli altri eravamo solo gente.
Gli
esseri umani hanno biologicamente una limitata capacità di relazioni personali
profonde, ci dice la scienza. Possiamo averle più o meno con un centinaio di persone. Questa che può essere considerata una
barriera ci consente in realtà di vivere l'emozione della scoperta degli altri
anche molto vicino al nostro ambiente sociale consueto. Ed è bello, in particolare,
incontrarsi e riconoscersi a vicenda come persone di fede. E' come, appunto,
come quando all'estero si incontrano dei connazionali.
Quando in parrocchia
organizziamo occasioni di incontro tra parrocchiani, penso che si dovrebbe in
primo luogo gioire di questo riconoscersi tra persone di fede. Viviamo in una nazione cui
la fede cristiana è molto diffusa, non troviamo quindi cristiani solo tra i più
assidui frequentatori degli edifici parrocchiali. Ci sono moltissime persone al
di fuori di quella cerchia che cercano di vivere secondo gli ideali della fede
comune e ci riescono. Quando, allora, riusciamo ad incontrarci con gente nuova
che ha risposto ad un invito di fede, dobbiamo riconoscerci, in primo luogo,
reciprocamente come cristiani, come cittadini del Regno. Ogni cristiano con la
sua vita esprime una propria interpretazione della fede comune, che è il
risultato di tante cose, in definitiva della sua particolare condizione umana,
della sua storia, delle persone che ha incontrato, del lavoro che ha fatto,
degli ambienti in cui ha vissuto. Incontrandosi è bello parlarne e in questo
modo scoprire gli altri e che si può
lavorare bene insieme con loro, in ciò in cui siamo simili ma anche in ciò in
cui siamo diversi. Ogni vita umana ha un valore religioso. Se animata dalla
fede comune ogni vita umana esprime come un suo vangelo. Mi è sempre piaciuto
sentirmi raccontare i vangeli degli altri.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli