Le varie immagini dell'esperienza
religiosa
Quando si parla agli
altri della propria esperienza religiosa talvolta si usano delle immagini per
riassumerne il senso. Qual è che si adatta di più alla mia?
C'è ad esempio l'idea
della vita religiosa come di un viaggio. Ha fondamento biblico. Richiama il
racconto del lungo vagare degli antichi Israeliti nel deserto, prima di
arrivare alla terra che era stata loro promessa. Vi è correlato il motivo della purificazione, interiore e collettiva. Si arriva alla meta quando si è
molto cambiati.
C'è poi l'immagine
della battaglia, anche questa a fondamento biblico. La vita di fede è vista
come una lotta, contro i propri cattivi
istinti e contro il mondo che vorrebbe sviarci.
Poi c'è quella del
costruire. Ad esempio un tempio. O una torre molto alta. C'è un modo giusto per
costruire insieme e c'è un modo sbagliato. Si può costruire sulla roccia o su terreno
cedevole.
Si può paragonare
l'esperienza religiosa a quella di un gregge ben custodito da un pastore
amorevole. Negli antichi mosaici bizantini questa immagine viene talvolta
proposta insieme a quella del viaggio: si vedono allora file di pecore che da
Gerusalemme e da Roma, le capitali della fede cristiana dell'epoca, vanno verso
un nuovo ovile, la Città celeste.
Nel Novecento è stata
proposta (Giuseppe Lazzati) l'idea della vita comune di fede come di un
costruire una città, la Città dell'Uomo.
E' stato notato che essa ha un fondamento biblico meno saldo, perché gli
antichi maestri diffidavano delle città, viste anche come centri di corruzione morale.
Ma, per certi versi, può meglio corrispondere a ciò che stiamo vivendo in
questa nostra epoca. Ed è anche l'immagine che meglio si attaglia alla mia
personale visione della vita religiosa.
Gli insegnamenti religiosi ci avvertono: la
città nuova, quella in cui tutte le nostre attese avranno compimento, non sarà
opera nostra. Essa ci è presentata mentre scende dal cielo, dopo che il primo
cielo e la prima terra sono spariti e il mare non c'è più. Allora, il mondo di
prima sarà scomparso per sempre.
E tuttavia il nostro
lavorare tra gli esseri umani non è privo di senso. Ci viene anche insegnato,
infatti, che una fede inoperosa è come morta. E il lavoro comune che ai tempi
nostri è più entusiasmante, una cosa veramente mai vista prima d'ora, è la
costruzione di una nuova civiltà, specialmente proprio nella nostra Europa.
Esso ha anche un senso religioso, come tutte le cose umane. Ha indubbiamente un
significato grandioso l'imponente convergere di popoli verso di noi. Esso
richiama un'altra immagine biblica, della grande tradizione profetica antica,
dove si presentano popoli di tutta la Terra in viaggio verso Gerusalemme
attirati dallo splendore della fede.
Ognuno può, quindi,
proporre varie immagini per spiegare come vive la propria fede, ma, secondo la
mia esperienza, nessuna, in definitiva, ha la forza di riassumere ogni esperienza di fede. Una immagine non esclude l'altra. Perché
è vero, ad esempio, che possiamo considerarci come in
viaggio, ma è anche vero che, in fondo, siamo già arrivati alla meta, sia
pure in una forma embrionale, che attende la sua piena manifestazione.
L'immagine del viaggio potrebbe
addirittura essere fuorviante se, assolutizzandola, escludendo altre immagini
della fede, si volesse privare il fedele della propria condizione di cittadino,
già ora, della Città celeste.
E' stato recentemente
osservato che fede religiosa non significa sforzo di uniformità, ma anelito a
tenere insieme, amorevolmente, i diversi. E' in questo spirito che penso ci si
debba incontrare qui nella nostra parrocchia, per ragionare insieme delle cose
della nostra fede comune.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli