martedì 17 settembre 2013

Le varie immagini dell'esperienza religiosa

Le varie immagini dell'esperienza religiosa

 Quando si parla agli altri della propria esperienza religiosa talvolta si usano delle immagini per riassumerne il senso. Qual è che si adatta di più alla mia?
 C'è ad esempio l'idea della vita religiosa come di un viaggio. Ha fondamento biblico. Richiama il racconto del lungo vagare degli antichi Israeliti nel deserto, prima di arrivare alla terra che era stata loro promessa. Vi è correlato il  motivo della purificazione, interiore  e collettiva. Si arriva alla meta quando si è molto cambiati.
 C'è poi l'immagine della battaglia, anche questa a fondamento biblico. La vita di fede è vista come una lotta, contro  i propri cattivi istinti e contro il mondo che vorrebbe sviarci.
 Poi c'è quella del costruire. Ad esempio un tempio. O una torre molto alta. C'è un modo giusto per costruire insieme e c'è un modo sbagliato.  Si può costruire sulla roccia o su terreno cedevole.
 Si può paragonare l'esperienza religiosa a quella di un gregge ben custodito da un pastore amorevole. Negli antichi mosaici bizantini questa immagine viene talvolta proposta insieme a quella del viaggio: si vedono allora file di pecore che da Gerusalemme e da Roma, le capitali della fede cristiana dell'epoca, vanno verso un nuovo ovile, la Città celeste.
 Nel Novecento è stata proposta (Giuseppe Lazzati) l'idea della vita comune di fede come di un costruire una città, la Città dell'Uomo. E' stato notato che essa ha un fondamento biblico meno saldo, perché gli antichi maestri diffidavano delle città, viste anche come centri di corruzione morale. Ma, per certi versi, può meglio corrispondere a ciò che stiamo vivendo in questa nostra epoca. Ed è anche l'immagine che meglio si attaglia alla mia personale visione della vita religiosa.
  Gli insegnamenti religiosi ci avvertono: la città nuova, quella in cui tutte le nostre attese avranno compimento, non sarà opera nostra. Essa ci è presentata mentre scende dal cielo, dopo che il primo cielo e la prima terra sono spariti e il mare non c'è più. Allora, il mondo di prima sarà scomparso per sempre.
 E tuttavia il nostro lavorare tra gli esseri umani non è privo di senso. Ci viene anche insegnato, infatti, che una fede inoperosa è come morta. E il lavoro comune che ai tempi nostri è più entusiasmante, una cosa veramente mai vista prima d'ora, è la costruzione di una nuova civiltà, specialmente proprio nella nostra Europa. Esso ha anche un senso religioso, come tutte le cose umane. Ha indubbiamente un significato grandioso l'imponente convergere di popoli verso di noi. Esso richiama un'altra immagine biblica, della grande tradizione profetica antica, dove si presentano popoli di tutta la Terra in viaggio verso Gerusalemme attirati dallo splendore della fede.
 Ognuno può, quindi, proporre varie immagini per spiegare come vive la propria fede, ma, secondo la mia esperienza, nessuna, in definitiva,  ha la forza di riassumere ogni esperienza di fede. Una immagine non esclude l'altra. Perché è vero, ad esempio, che possiamo considerarci come in viaggio, ma è anche vero che, in fondo, siamo già arrivati alla meta, sia pure in una forma embrionale, che attende la sua piena manifestazione. L'immagine del viaggio potrebbe addirittura essere fuorviante se, assolutizzandola, escludendo altre immagini della fede, si volesse privare il fedele della propria condizione di cittadino, già ora, della Città celeste.
 E' stato recentemente osservato che fede religiosa non significa sforzo di uniformità, ma anelito a tenere insieme, amorevolmente, i diversi. E' in questo spirito che penso ci si debba incontrare qui nella nostra parrocchia, per ragionare insieme delle cose della nostra fede comune.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli