Alle origini dell'esperienza
religiosa
Quando ci si incontra
tra gente di fede si parla anche delle
proprie esperienze religiose. In questo la fede si manifesta anche come un
fatto collettivo. E lo è stato fin dalle origini. Io penso che sia bello e giusto
parlarsi gli uni gli altri di come si vive la propria fede. Mi pare che così si
contribuisca a costruire relazioni importanti, che vengono incontro ad una
nostra profonda esigenza interiore. Per come la vedo io, la fede muove
dall'interiorità verso l'ambiente umano in cui si vive. La fede tende ad unire
la gente e questo riesce tanto meglio quanto più si è sinceri nel manifestare la propria
religiosità. Insomma, non è detto che i
discorsi che si fanno su questo con gli altri debbano necessariamente rivelarsi
una testimonianza, intesa come
conferma di idee correnti e di insegnamenti ricevuti.
Che cosa c'è
all'origine dell'esperienza religiosa di ciascuno? Non sono gli altri che ce lo
debbono spiegare e, in particolare, dirci che cosa si debba pensare in merito.
Ognuno ha la sua storia, non viviamo come formiche nel formicaio, come una
moltitudine piuttosto prevedibile nella sua pervicace uniformità.
Avvicinandosi ad
un'esperienza religiosa antica come la nostra si scopre la sua grande varietà,
nella sua lunga storia e nella sua vasta diffusione nel mondo. Ma, in generale,
nella religiosità della persona confluiscono molti moventi che poi trovano
espressione in vari modi di manifestarla. Questo mi pare che valga un po' per
ogni religione che ho conosciuto, quelle di chi ho saputo dai libri e quelle
che ho avuto modo di osservare direttamente. L'espressione della religiosità
varia anche a seconda dell'età della persona e di questo vi è traccia anche nell'insegnamento
biblico: quando si è bambini si ragiona da bambini, quando si diventa adulti si
ragiona da adulti. Questo anche se qualcosa della fede del bambino rimane nell'adulto
e, addirittura, si è esortati a mantenerla. Si tratta di fatti che
corrispondono effettivamente alla mia personale esperienza religiosa.
Facendo un bilancio
della mia vita e cercando di spiegare agli altri il senso della mia fede mi
sono chiesto che cosa ci sia all'origine dell'esperienza religiosa cristiana,
per come ho avuto modo di osservarla e di sperimentarla. Naturalmente non
voglio fare teologia, quindi un discorso dotto che tenga conto di tutto ciò che
tradizionalmente si ritiene necessario conoscere per arrivare a certe conclusioni.
Parlo di ciò che mi si è presentato davanti direttamente, non parlo quindi per
sentito dire. Naturalmente il risultato dipende anche dalle mie particolari
capacità di comprensione. E, insomma, alla base della nostra esperienza
religiosa, il movente dalla quale essa in qualche modo scaturisce ed è
rafforzata e mantenuta, mi pare sia un certo sentimento di compassione per gli
altri esseri umani, per cui si è spinti interiormente a fare qualcosa per
lenire le loro sofferenze e per consolarli. Questo è espresso anche in una
delle etimologie che si attribuiscono alla parola religione, vale a dire l'idea di un prendersi cura. E' un sentimento che rientra nel concetto di misericordia.
Uno dei tempi propizi
per approfondire la propria religiosità è quando si ha cura dei figli piccoli.
Non sempre si coglie bene il significato religioso dell'essere genitori.
Pensiamo magari che per crescere nella fede si debba fare o studiare chissà che
cosa. Eppure l'insegnamento religioso tradizionale chiarisce che la famiglia è
già una piccola Chiesa. Verremo
giudicati, ci dicono, fondamentalmente su questo prendersi cura degli altri. Vestire, dar da mangiare, dar da
bere, istruire, consolare, risanare e via dicendo. Appunto come ciò che in famiglia si
fa per i figli e i nipoti, per il coniuge, per gli avi, e per altri congiunti.
Ma sono i bambini più piccoli l'immagine più convincente del bisognoso di cure,
perché essi hanno necessità di tutto e noi genitori lo diamo effettivamente
loro. Tutto il resto, la teologia, la liturgia e via dicendo, viene poi. E, mi hanno insegnato, se poi
anche fossi molto dotto e profeta, se anche mi sottoponessi a esercizi di pietà
religiosa molto intensa, se anche emotivamente provassi un notevole trasporto
per le verità di fede, tanto da sentirmi quasi un superuomo capace di muovere
montagne, ma non riuscissi in quel prendermi
cura degli altri, produrrei solo, nella vita, un bel po' di rumore.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli