mercoledì 18 settembre 2013

Alle origini dell'esperienza religiosa


Alle origini dell'esperienza religiosa

 Quando ci si incontra tra gente di fede  si parla anche delle proprie esperienze religiose. In questo la fede si manifesta anche come un fatto collettivo. E lo è stato fin dalle origini. Io penso che sia bello e giusto parlarsi gli uni gli altri di come si vive la propria fede. Mi pare che così si contribuisca a costruire relazioni importanti, che vengono incontro ad una nostra profonda esigenza interiore. Per come la vedo io, la fede muove dall'interiorità verso l'ambiente umano in cui si vive. La fede tende ad unire la gente e questo riesce tanto meglio quanto più si  è sinceri nel manifestare la propria religiosità. Insomma, non  è detto che i discorsi che si fanno su questo con gli altri debbano necessariamente rivelarsi una testimonianza, intesa come conferma di idee correnti e di insegnamenti ricevuti.
 Che cosa c'è all'origine dell'esperienza religiosa di ciascuno? Non sono gli altri che ce lo debbono spiegare e, in particolare, dirci che cosa si debba pensare in merito. Ognuno ha la sua storia, non viviamo come formiche nel formicaio, come una moltitudine piuttosto prevedibile nella sua pervicace uniformità.
 Avvicinandosi ad un'esperienza religiosa antica come la nostra si scopre la sua grande varietà, nella sua lunga storia e nella sua vasta diffusione nel mondo. Ma, in generale, nella religiosità della persona confluiscono molti moventi che poi trovano espressione in vari modi di manifestarla. Questo mi pare che valga un po' per ogni religione che ho conosciuto, quelle di chi ho saputo dai libri e quelle che ho avuto modo di osservare direttamente. L'espressione della religiosità varia anche a seconda dell'età della persona e di questo vi è traccia anche nell'insegnamento biblico: quando si è bambini si ragiona da bambini, quando si diventa adulti si ragiona da adulti. Questo anche se qualcosa della fede del bambino rimane nell'adulto e, addirittura, si è esortati a mantenerla. Si tratta di fatti che corrispondono effettivamente alla mia personale esperienza religiosa.
 Facendo un bilancio della mia vita e cercando di spiegare agli altri il senso della mia fede mi sono chiesto che cosa ci sia all'origine dell'esperienza religiosa cristiana, per come ho avuto modo di osservarla e di sperimentarla. Naturalmente non voglio fare teologia, quindi un discorso dotto che tenga conto di tutto ciò che tradizionalmente si ritiene necessario conoscere per arrivare a certe conclusioni. Parlo di ciò che mi si è presentato davanti direttamente, non parlo quindi per sentito dire. Naturalmente il risultato dipende anche dalle mie particolari capacità di comprensione. E, insomma, alla base della nostra esperienza religiosa, il movente dalla quale essa in qualche modo scaturisce ed è rafforzata e mantenuta, mi pare sia un certo sentimento di compassione per gli altri esseri umani, per cui si è spinti interiormente a fare qualcosa per lenire le loro sofferenze e per consolarli. Questo è espresso anche in una delle etimologie che si attribuiscono alla parola religione, vale a dire l'idea di un prendersi cura. E' un sentimento che rientra nel concetto di misericordia.
 Uno dei tempi propizi per approfondire la propria religiosità è quando si ha cura dei figli piccoli. Non sempre si coglie bene il significato religioso dell'essere genitori. Pensiamo magari che per crescere nella fede si debba fare o studiare chissà che cosa. Eppure l'insegnamento religioso tradizionale chiarisce che la famiglia è già una piccola Chiesa. Verremo giudicati, ci dicono, fondamentalmente su questo prendersi cura   degli altri. Vestire, dar da mangiare, dar da bere, istruire, consolare, risanare e via dicendo. Appunto come ciò che in famiglia si fa per i figli e i nipoti, per il coniuge, per gli avi, e per altri congiunti. Ma sono i bambini più piccoli l'immagine più convincente del bisognoso di cure, perché essi hanno necessità di tutto e noi genitori lo diamo effettivamente loro. Tutto il resto, la teologia, la liturgia e via dicendo,  viene poi. E, mi hanno insegnato,  se poi anche fossi molto dotto e profeta, se anche mi sottoponessi a esercizi di pietà religiosa molto intensa, se anche emotivamente provassi un notevole trasporto per le verità di fede, tanto da sentirmi quasi un superuomo capace di muovere montagne, ma non riuscissi in quel prendermi cura degli altri, produrrei solo, nella vita, un bel po' di rumore.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli