venerdì 20 settembre 2013

Parti vive della Chiesa


Parti vive della Chiesa

  Il momento in cui ci si deve occupare un po' di più dell'istruzione e formazione dei figli piccoli è quello in cui spesso si fanno dei bilanci sulla propria vita. Questo riguarda anche l'aspetto religioso. Si cerca infatti di facilitare la strada ai più giovani e di dar loro le migliori opportunità. La fede può rientrare tra queste? Facendo ciò ci si assume una nuova responsabilità e si impersona un nuovo ruolo. Da persone più che altro trascinate dagli altri, dai genitori, dalle consuetudini dell'ambiente sociale in cui si vive, dai capi di vario tipo, anche dalle proprie passioni, si è portati a programmare la vita di altri a cui si tiene molto e che dipendono da noi, almeno fino ad un certo punto. Ci si mette in qualche modo nella parte che, prima di noi, fu, ad esempio, dei nostri genitori e, in genere, nella posizione di un capo di comunità. E' un bel cambiamento.
 Col tempo aumentano le persone che guardano a noi come a un riferimento. Non ci sono più solo i figli ma i nostri stessi genitori e, a volte, altri avi. E poi anche parti della società, anche di quella religiosa. Da più giovane, ad esempio, mi sentivo in diritto di ricevere una particolare attenzione dai preti, ora più che altro mi sento in dovere di prendermi io cura di loro. Crescendo li capisco meglio nella loro umanità, sempre minacciata dalla sofferenza, dalla stanchezza e dalla delusione. Non faccio loro una colpa se, nelle varie situazioni della vita, talvolta si trovano in difficoltà nel ruolo, veramente arduo, di consiglieri e consolatori.
 Anche un genitore può essere sofferente, stanco e deluso. Quella spinta che lo fa resistere, per andare avanti innanzi tutto nell'interesse di altri ai quali vuole bene, ha anche, secondo il mio modo di vedere, un valore religioso. Che cos'è che, magari dopo una giornata piuttosto faticosa e con la prospettiva di tante altre cose da fare prima di andare a riposare, ti fa trovare la forza di uscire di casa con un bambino che si prepara alla Prima Comunione per portarlo al catechismo? Che pensi mentre lo aspetti, lì nel corridoio fuori dell'aula o giù nel cortile parrocchiale. Ne vale la pena?
 Sarebbe bello poterne parlare.
 Perché, vedete, questo sforzo che si fa è vita e vita buona, come ci insegnano. Facendolo siamo parti vive della Chiesa, che è poi, se ho ben capito, il vero scopo di tutto ciò che facciamo per religione.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma, Monte Sacro, Valli