Note brevi sui
problemi posti per la fede cattolica dall'ideologia antidiscriminatoria che
viene affermandosi in Europa con riguardo alle relazioni omosessuali
I cattolici italiani
vivono in un contesto sociale in cui è prevedibile che verranno introdotte una
disciplina giuridica delle relazioni omosessuali al modo del matrimonio tra
uomo e donna e norme giuridiche che puniranno ogni atteggiamento offensivo
o discriminatorio nei confronti degli omosessuali. Ciò è conforme all'ideologia
antidiscriminatoria che riguarda in genere gli orientamenti sessuali che si è
affermata in Europa, nel Nord America e in altre parti del mondo. Si è di
fronte a un movimento culturale e politico che non potrà essere contrastato con
successo da movimenti religiosi, neanche dalla Chiesa cattolica. Di questo
occorre prendere atto. Sicuramente a breve cadranno in Europa tutte le forme di
discriminazione contro le coppie omosessuali, alle quali sarà consentita anche
l'adozione di bambini.
Dal punto di vista
della fede cattolica i principali problemi all'integrazione delle persone
omosessuali che vogliano vivere la propria sessualità sono costituiti dal dato
biblico, dalla Tradizione e dal magistero di lunga data della gerarchia, sulle
basi dei quali sono state espresse teologie discriminatorie nei riguardi delle
persone omosessuali. Queste teologie utilizzano anche l'argomento della
conformità a natura solo delle relazioni eterosessuali, in quanto
l'orientamento sessuale è collegato con una fisiologia della procreazione in
cui gli organismi corporei del maschio e della femmina sono complementari.
Nella pratica recente delle collettività
religiose cattoliche, in particolare di quelle parrocchiali, in genere si cerca
di non respingere le persone omosessuali solo per il fatto che manifestano
questo orientamento sessuale. Si fa questo basandosi sul comandamento dell'amore
misericordioso che si ritiene essere legge suprema nella vita di fede. Per
quanto mi consta è però ancora piuttosto problematica, e io non ne ho
esperienza da diretta osservazione, l'integrazione delle coppie omosessuali e ciò a differenza
di ciò che avviene con le coppie eterosessuali in cui uno dei conviventi sia
legato da un precedente matrimonio religioso.
In generale la
dottrina di fede considera non casto e quindi peccaminoso il rapporto sessuale
tra persone che non sono legate da un matrimonio eterosessuale (tra una moglie femmina e un marito maschio). A maggior ragione le relazioni sessuali di
questo genere.
I rapporti
omosessuali sono stati colpiti però da una particolare disapprovazione nel
quadro del magistero e di teologie correnti ancora nello scorso secolo. Ricordo
che il "peccato impuro contro natura"
(i rapporti e le relazioni omosessuali ed altre condotte contrarie alla fisiologia sessuale della procreazione) era inserito nel catechismo di Pio X (1905)
tra i peccati che gridano vendetta al
cospetto di Dio. Nel catechismo che ho utilizzato per la mia Prima
Comunione c'era questa menzione, che da bambino mi risultò piuttosto oscura,
non mi fu spiegata all'epoca e compresi solo da adolescente.
L'integrazione
giuridica civile delle coppie omosessuali non comporta di per sé quella
religiosa. Tuttavia, ottenuta la prima le coppie omosessuali di fedeli
cattolici senza dubbio chiederanno anche l'altra, in particolare bussando alle
porte delle parrocchie.
Nell'arco di circa
cinquant'anni si è passati dal concepire l'omosessualità come grave colpa
morale al concepirla come malattia (deviazione o perversione sessuale) e poi
come semplice espressione di un orientamento sessuale, senza alcun significato
di immoralità o patologico. L'evoluzione
ha riguardato la considerazione sociale, non sempre la psicologia delle singole
persone. Nelle nostre parrocchie abbiamo quindi persone più anziane che
considerano le relazioni omosessuali e la stessa omosessualità un peccato
gravissimo, altre meno anziane che le considerano una malattia e altre, le più
giovani, che le considerano normali espressioni di una tendenza omosessuali. Per quanto ho potuto constatare nella
psicologia della maggior parte dei fedeli si è però cominciato a distinguere
l'omosessualità, in particolare quella maschile, dalla pedofilia, vale a dire
dalla perversione sessuale per la quale si cercano relazioni sessuali con
impuberi o con persone nelle quali i caratteri sessuali secondari non si siano
ancora pienamente manifestati (giovani adolescenti). Si è trattato di una
conquista non facile, perché per un certo numero di fedeli il primo contatto
con omosessuali maschili avviene da bambini abusati da preti con tendenze
pedofile. Questa acquisita capacità di distinguere l'omosessuale dal pedofilo
renderà più facile accettare le coppie omosessuali alle quali saranno dati in
adozione dei bambini.
Bisogna capire, per
rendersi conto dei problemi che sorgeranno, che alcune forme di predicazione,
anche certe omelie, riguardanti l'etica sessuale dei fedeli potrebbero a breve costituire
addirittura reato, in quanto comportano prese di posizione offensive
(considerare l'omosessuale un peccatore) o di incitamento alla discriminazione
sociale.
Il dato biblico e
quello della Tradizione non appaiono facilmente superabili. Ma problemi analoghi
sono stati risolti trattando della discriminazione contro la donne e contro gli ebrei o degli atteggiamenti
verso i fedeli di altre religioni.
L'argomento fondato
sulla naturalità delle sole relazioni eterosessuali è invece più facilmente
superabile, sulla base di due considerazioni: la natura produce infinite
varianti, tra le quali quelle, anche fisiologiche, degli orientamenti
sessuali; nelle relazioni sessuali il dato culturale e sociale è molto
importante e domina quello biologico.
Tentativi di sistemazione
teologia della materia in senso antidiscriminatorio sono stati compiuti, ma,
per l'ordinamento della Chiesa cattolica, sarà fondamentale il magistero
pontificio sul tema.
Per quanto riguarda l'argomento delle adozioni
di minori da parte di coppie omosessuali la cui relazione è stata riconosciuta giuridicamente al modo
del matrimonio, le discussioni che si fanno di solito sul tema appaiono spesso fondate
su partiti presi e pregiudizi. In realtà vi è scarsa esperienza in merito, per
il fatto che solo di recente, e solo in alcune parti del mondo (non in Italia), è stata consentita
tale forma di adozione. I dati oggi disponibili provengono da quelle esperienze. Di solito si ritiene che, per lo sviluppo
dell'orientamento sessuale del bambino, abbia importanza il contatto con i
genitori, l'osservazione del modo in cui sono uomini e donne. Tuttavia non
sembra che le persone cresciute in famiglie monogenitoriali abbiano avuto seri
problemi in merito; a volte la figura di riferimento che occorre e che manca
viene impersonata da altri soggetti, parenti, amici, insegnanti, preti o suore.
Una volta abbandonata l'idea che la relazione omosessuale sia espressione di
immoralità grave o di perversione, è solo l'esperienza che dirà se per un
bambino vi siano problemi ad essere cresciuto da una coppia omosessuale.
Naturalmente vi saranno da risolvere problemi che riguardano l'iniziazione alla
fede dei figli adottivi (o naturali di una delle componenti di una coppia
omosessuale femminile) di coppie omosessuali, in quanto essa non potrà avvenire
con successo nel caso di discriminazione religiosa dei genitori.
Più in generale
nell'iniziazione religiosa di tutti i catecumeni, quindi nel tempo del catechismo, vi sarà il problema di dare
una sistemazione al problema etico delle relazioni omosessuali,e quindi una
spiegazione convincente in merito dal punto di vista religioso, e, in particolare, decidere se si debbano prospettare, come esempi di vita buona dal punto di vista di fede,
anche le relazioni d'amore stabili con persone dello stesso sesso, se animate da finalità
analoghe a quelle che oggi vengono richieste ai coniugi eterosessuali. Il che comporterà anche prendere posizione sul tema della liceità religiosa di relazioni d'amore, nel corso della vita di una stessa persona, con persone dello stesso o di altro sesso.
Osservo, infine, che le preoccupazioni che le soluzioni giuridiche che saranno attuate per il riconoscimento delle unioni coniugali omosessuali possano influire negativamente sulla disciplina del matrimonio eterosessuale sono fondate. Infatti la stabilità che ancora oggi si pretende, anche in sede civile, nei matrimoni eterosessuali mal si concilia in molti casi con le consuetudini delle coppie omosessuali, in cui si dà più importanza, quanto alla durata del rapporto, alla volontà dei conviventi. Il rischio, da un punto di vista religioso, è che anche per le coppie di coniugi eterosessuali, in applicazione del principio costituzionale di uguaglianza, venga introdotto un tipo di matrimonio meno impegnativo nella sua durata, più facile da sciogliere. Questo allontanerebbe ulteriormente l'ordinamento del matrimonio civile da quello religioso cattolico.
Osservo, infine, che le preoccupazioni che le soluzioni giuridiche che saranno attuate per il riconoscimento delle unioni coniugali omosessuali possano influire negativamente sulla disciplina del matrimonio eterosessuale sono fondate. Infatti la stabilità che ancora oggi si pretende, anche in sede civile, nei matrimoni eterosessuali mal si concilia in molti casi con le consuetudini delle coppie omosessuali, in cui si dà più importanza, quanto alla durata del rapporto, alla volontà dei conviventi. Il rischio, da un punto di vista religioso, è che anche per le coppie di coniugi eterosessuali, in applicazione del principio costituzionale di uguaglianza, venga introdotto un tipo di matrimonio meno impegnativo nella sua durata, più facile da sciogliere. Questo allontanerebbe ulteriormente l'ordinamento del matrimonio civile da quello religioso cattolico.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli.