domenica 9 giugno 2013

Note brevi sui problemi posti per la fede cattolica dall'ideologia antidiscriminatoria che viene affermandosi in Europa con riguardo alle relazioni omosessuali


Note brevi sui problemi posti per la fede cattolica dall'ideologia antidiscriminatoria che viene affermandosi in Europa con riguardo alle relazioni omosessuali
 

 I cattolici italiani vivono in un contesto sociale in cui è prevedibile che verranno introdotte una disciplina giuridica delle relazioni omosessuali al modo del matrimonio tra uomo e donna e norme giuridiche che puniranno ogni atteggiamento offensivo o discriminatorio nei confronti degli omosessuali.  Ciò è conforme all'ideologia antidiscriminatoria che riguarda in genere gli orientamenti sessuali che si è affermata in Europa, nel Nord America e in altre parti del mondo. Si è di fronte a un movimento culturale e politico che non potrà essere contrastato con successo da movimenti religiosi, neanche dalla Chiesa cattolica. Di questo occorre prendere atto. Sicuramente a breve cadranno in Europa tutte le forme di discriminazione contro le coppie omosessuali, alle quali sarà consentita anche l'adozione di bambini.
 Dal punto di vista della fede cattolica i principali problemi all'integrazione delle persone omosessuali che vogliano vivere la propria sessualità sono costituiti dal dato biblico, dalla Tradizione e dal magistero di lunga data della gerarchia, sulle basi dei quali sono state espresse teologie discriminatorie nei riguardi delle persone omosessuali. Queste teologie utilizzano anche l'argomento della conformità a natura solo delle relazioni eterosessuali, in quanto l'orientamento sessuale è collegato con una fisiologia della procreazione in cui gli organismi corporei del maschio e della femmina sono complementari.
  Nella pratica recente delle collettività religiose cattoliche, in particolare di quelle parrocchiali, in genere si cerca di non respingere le persone omosessuali solo per il fatto che manifestano questo orientamento sessuale. Si fa questo basandosi sul comandamento dell'amore misericordioso che si ritiene essere legge suprema nella vita di fede. Per quanto mi consta è però ancora piuttosto problematica, e io non ne ho esperienza da diretta osservazione, l'integrazione delle coppie omosessuali e ciò a differenza di ciò che avviene con le coppie eterosessuali in cui uno dei conviventi sia legato da un precedente matrimonio religioso.
 In generale la dottrina di fede considera non casto e quindi peccaminoso il rapporto sessuale tra persone che non sono legate da un matrimonio eterosessuale (tra una moglie femmina e un marito maschio).  A maggior ragione le relazioni sessuali di questo genere.
 I rapporti omosessuali sono stati colpiti però da una particolare disapprovazione nel quadro del magistero e di teologie correnti ancora nello scorso secolo. Ricordo che il "peccato impuro contro natura" (i rapporti e le relazioni omosessuali ed altre condotte contrarie alla fisiologia sessuale della procreazione) era inserito nel catechismo di Pio X (1905) tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Nel catechismo che ho utilizzato per la mia Prima Comunione c'era questa menzione, che da bambino mi risultò piuttosto oscura, non mi fu spiegata all'epoca e compresi solo da adolescente.  
 L'integrazione giuridica civile delle coppie omosessuali non comporta di per sé quella religiosa. Tuttavia, ottenuta la prima le coppie omosessuali di fedeli cattolici senza dubbio chiederanno anche l'altra, in particolare bussando alle porte delle parrocchie.
 Nell'arco di circa cinquant'anni si è passati dal concepire l'omosessualità come grave colpa morale al concepirla come malattia (deviazione o perversione sessuale) e poi come semplice espressione di un orientamento sessuale, senza alcun significato di immoralità o  patologico. L'evoluzione ha riguardato la considerazione sociale, non sempre la psicologia delle singole persone. Nelle nostre parrocchie abbiamo quindi persone più anziane che considerano le relazioni omosessuali e la stessa omosessualità un peccato gravissimo, altre meno anziane che le considerano una malattia e altre, le più giovani, che le considerano normali espressioni di una tendenza omosessuali.  Per quanto ho potuto constatare nella psicologia della maggior parte dei fedeli si è però cominciato a distinguere l'omosessualità, in particolare quella maschile, dalla pedofilia, vale a dire dalla perversione sessuale per la quale si cercano relazioni sessuali con impuberi o con persone nelle quali i caratteri sessuali secondari non si siano ancora pienamente manifestati (giovani adolescenti). Si è trattato di una conquista non facile, perché per un certo numero di fedeli il primo contatto con omosessuali maschili avviene da bambini abusati da preti con tendenze pedofile. Questa acquisita capacità di distinguere l'omosessuale dal pedofilo renderà più facile accettare le coppie omosessuali alle quali saranno dati in adozione dei bambini.
 Bisogna capire, per rendersi conto dei problemi che sorgeranno, che alcune forme di predicazione, anche certe omelie, riguardanti l'etica sessuale dei fedeli potrebbero a breve costituire addirittura reato, in quanto comportano prese di posizione offensive (considerare l'omosessuale un peccatore) o di incitamento alla discriminazione sociale.
 Il dato biblico e quello della Tradizione non appaiono facilmente superabili. Ma problemi analoghi sono stati risolti trattando della discriminazione contro la donne  e contro gli ebrei o degli atteggiamenti verso i fedeli di altre religioni.
 L'argomento fondato sulla naturalità delle sole relazioni eterosessuali è invece più facilmente superabile, sulla base di due considerazioni: la natura produce infinite varianti, tra le quali quelle, anche fisiologiche, degli orientamenti sessuali; nelle relazioni sessuali il dato culturale e sociale è molto importante e domina quello biologico.
 Tentativi di sistemazione teologia della materia in senso antidiscriminatorio sono stati compiuti, ma, per l'ordinamento della Chiesa cattolica, sarà fondamentale il magistero pontificio sul tema.
  Per quanto riguarda l'argomento delle adozioni di minori da parte di coppie omosessuali la cui relazione  è stata riconosciuta giuridicamente al modo del matrimonio, le discussioni che si fanno di solito sul tema appaiono spesso fondate su partiti presi e pregiudizi. In realtà vi è scarsa esperienza in merito, per il fatto che solo di recente, e solo in alcune parti del mondo (non in Italia), è stata consentita tale forma di adozione. I dati oggi disponibili provengono da quelle esperienze. Di solito si ritiene che, per lo sviluppo dell'orientamento sessuale del bambino, abbia importanza il contatto con i genitori, l'osservazione del modo in cui sono uomini e donne. Tuttavia non sembra che le persone cresciute in famiglie monogenitoriali abbiano avuto seri problemi in merito; a volte la figura di riferimento che occorre e che manca viene impersonata da altri soggetti, parenti, amici, insegnanti, preti o suore. Una volta abbandonata l'idea che la relazione omosessuale sia espressione di immoralità grave o di perversione, è solo l'esperienza che dirà se per un bambino vi siano problemi ad essere cresciuto da una coppia omosessuale. Naturalmente vi saranno da risolvere problemi che riguardano l'iniziazione alla fede dei figli adottivi (o naturali di una delle componenti di una coppia omosessuale femminile) di coppie omosessuali, in quanto essa non potrà avvenire con successo nel caso di discriminazione religiosa dei genitori.
 Più in generale nell'iniziazione religiosa di tutti i catecumeni, quindi nel tempo del catechismo, vi sarà il problema di dare una sistemazione al problema etico delle relazioni omosessuali,e quindi una spiegazione convincente in merito dal punto di vista religioso, e, in particolare, decidere se  si debbano prospettare, come esempi di vita buona dal punto di vista di fede, anche le relazioni d'amore stabili con persone dello stesso sesso, se animate da finalità analoghe a quelle che oggi vengono richieste ai coniugi eterosessuali. Il che comporterà anche prendere posizione sul tema della liceità religiosa di relazioni d'amore, nel corso della vita di una stessa persona, con persone dello stesso o di altro sesso.
 Osservo, infine, che le preoccupazioni che le soluzioni giuridiche che saranno attuate per il riconoscimento delle unioni coniugali omosessuali possano influire negativamente sulla disciplina del matrimonio eterosessuale sono fondate. Infatti la stabilità che ancora oggi si pretende, anche in sede civile, nei matrimoni eterosessuali mal si concilia in molti casi con le consuetudini delle coppie omosessuali, in cui si dà più importanza, quanto alla durata del rapporto, alla volontà dei conviventi. Il rischio, da un punto di vista religioso, è che anche per le coppie di coniugi eterosessuali, in applicazione del principio costituzionale di uguaglianza,  venga introdotto un tipo di matrimonio meno impegnativo nella sua durata, più facile da sciogliere. Questo allontanerebbe ulteriormente l'ordinamento del  matrimonio civile da quello religioso cattolico.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.