Riunione del gruppo di A.C. del 16-4-13
Nella riunione del 16-4-13, dopo la
visione di due interessanti filmati, il primo su un evento di animazione di
strada in Spagna centrato sull'Inno alla gioia
di Beethoven suonato in piazza e il secondo sull'esperienza di un gruppo di
Azione Cattolica nel quartiere Barca
di Bologna, abbiamo discusso, abbastanza vivacemente, su problemi di vita
parrocchiale e di come migliorare la nostra presenza in parrocchia e nel
quartiere. Sono emerse alcune ferite, meno recenti ma anche recenti.
Alcuni hanno
lamentato che il clima della parrocchia può apparire poco accogliente, perché i
fedeli (noi compresi) stanno molto sulle proprie, non si conoscono e non si
salutano e perché in alcuni casi non c'è abbastanza disponibilità all'ascolto e
al dialogo. Ognuno se ne sta con quelli
del proprio gruppo e tra i gruppi non c'è comunicazione. La vita della
parrocchia è molto centrata sui gruppi del Cammino
Neocatecumenale e chi non ha ritenuto di aderire a quella spiritualità,
come noi dell'Azione Cattolica che del tutto legittimamente agiamo secondo una
diversa ispirazione, si sente un po' escluso.
Certe consuetudini
paraliturgiche del passato sono state abbandonate e gli anziani talvolta se ne
risentono. E' stato però osservato che proprio l'aumentare della popolazione
anziana nel quartiere, con i conseguenti problemi di salute e via dicendo,
rende impossibile mantenere quelle consuetudini, perché i sacerdoti, che sono
pochi, sono sempre più impegnati nell'assistenza spirituale ai malati e agli
agonizzanti e nelle liturgie funebri, oltre che nell'ordinaria attività per le
altre fasce della popolazione. In alcune parrocchie si distribuisce un kit per la benedizione pasquale, con cui
i laici possono organizzare una paraliturgia invocando la benedizione sulla
propria casa, rinnovando gli impegni religiosi e facendo buoni propositi per il
futuro. Se non vietato dalle disposizioni liturgiche, la paraliturgia potrebbe
forse comprendere anche una spruzzatina d'acqua benedetta qua e là per la casa.
E' in corso una missione cittadina, animata dal Cammino Neocatecumenale, e anche la
nostra parrocchia vi partecipa, invitando le persone del quartiere a recarsi al
pratone, alle 17 di ogni domenica,
nel pressi del mercatino, per ricevere un annuncio
cristiano e per fare il punto sulla propria vita. Un socio del gruppo ha detto di essere andato
e, visto che stavano facendo delle interviste
alla gente, di aver chiesto di parlare, ma che non gli è stato concesso perché il suo intervento non rientrava nel programma delle attività. Ha quindi
pensato che anche le interviste
fossero un'attività programmata, nel senso che venissero intervistate solo persone con le quali l'intervista era stata
precedentemente concordata. "E' vero dialogo
questo?", si è chiesto.
E' stato allora proposto che anche il nostro
gruppo di A.C. progetti un'iniziativa al pratone, per avvicinare la gente con il nostro metodo.
E' stato obiettato che siamo troppo pochi e, in genere, troppo anziani per sostenere
un impegno del genere. Animare la Messa delle nove, la domenica, e prepararsi
coscientemente sugli argomenti programmati per le riunioni è già un'attività
importante. Senz'altro la nostra è una proposta di spiritualità di qualità non
inferiore alle altre, caratterizzata da una maggiore attenzione alla libertà
delle persone e alla riflessione sulle verità di fede, nonché sulla disponibilità
al dialogo. Ma essa, si è osservato, storicamente si esprime con modalità
diverse da quelle che caratterizzano alcuni altri movimenti di massa. Essa, ad
esempio, in genere non parte da un annuncio di strada, ma dalla condivisione
della vita con altre persone nei vari ambienti in cui ci si trova ad operare.
E' successo che,
prendendo la parola in altre occasioni di spiritualità, ci si sia poi sentiti
dire che quello che si era detto era sbagliato e che, anzi, era proprio tutta
la propria vita che era sbagliata, da rifondare dalle radici. A volte però
questo atteggiamento di tagliare corto con il dialogo può essere un sintomo
della propria insicurezza nel motivare la propria fede agli altri. E' stato
osservato in Azione Cattolica non si agisce così.
Mia opinione
Noi non ci proponiamo di rovesciare la vita dei nostri
interlocutori, compresa quella di coloro che in un certo senso ci fanno concorrenza nel ramo religione, ma di cogliervi il bene che c'è. Non abbiamo una
ricetta di vita valida per tutti, pensiamo che ciascuno debba faticosamente
cercare quella propria, adatta alla propria vita, cercando di ispirarla a buoni
principi, anche a quelli religiosi se si arriva ad essere persone di fede
religiosa, e non siamo soliti promettere che la fede cambierà magicamente la
vita del credente (lavoro, affetti, salute ecc.), risolvendogli tutti i
problemi, anche se indubbiamente la fede talvolta può essere come una luce che rischiara
il cammino, anche se difficoltoso, impervio.
Un esempio di dialogo
vero è quello contenuto in uno dei primi libri del nuovo
Papa pubblicato in Italia, Il cielo e la
terra, scritto due anni fa, quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di
Buenos Aires - Argentina. Per quanto credenti, siamo sempre in ricerca della
verità per le vie del mondo, come disse Giovanni Battista Montini rivolgendosi
agli universitari cattolici della FUCI: "“La religione ha per cardine la fede, cioè il
possesso implicito della verità, e per secondo cardine la ricerca, cioè la
ricerca di quella verità”.
Nella vita parrocchiale bisogna evitare le
mormorazioni reciproche, che fanno solo
male. Piuttosto cerchiamo di sperimentare nuovi modi di proporci agli altri,
senza però pretendere troppo dalle nostre forze, per evitare di assumere
impegni per poi rinnegarli a breve. Del resto non è l'andare per prati (che pure può essere una modalità efficace di raggiungere le persone) che
caratterizza l'Azione Cattolica, ma l'agire
nei luoghi dove si fa ordinariamente i cittadini, sul lavoro, in famiglia,
negli altri ambienti in cui si è insieme agli altri: l'esperienza di Azione
Cattolica è civica e religiosa insieme. Noi non vediamo solo male oltre il
sagrato delle nostre chiese. E una certa continuità e costanza sono preferibili
a fuochi di paglia. Motivi per dividersi e litigare ce ne saranno sempre, in
qualsiasi comunità, nonostante i migliori propositi: cerchiamo però di portare
sempre il fuoco della fede e dell'amicizia e non quello, distruttivo, che
inasprisce le differenze, le trasforma in incompatibilità reciproche e accende le
liti.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente Papa - Roma - Montesacro -Valli