La via della riconciliazione
Su certi argomenti si
preferisce solitamente sorvolare. Lo sappiamo infatti che non vanno bene le
divisioni che ci sono tra noi, ma non sappiamo come rimediare. Siamo piuttosto
attaccati a costumi che lentamente hanno scavato frontiere insormontabili.
Qualche volta non siamo più bene consapevoli di come si sia arrivati a tanto. Siamo
convinti della bontà di un certo metodo, di una certa formazione, di una certa
organizzazione e non siamo disposti a
rinunciare a nulla di tutto ciò.
Per scendere nei
particolari, la differenza tra il modo di pensare che c'è nel Cammino Neocatecumenale e quello dell'Azione Cattolica è molto evidente,
sensibile ed effettiva. Non ce lo possiamo nascondere. Gli aderenti al Cammino Neocatecumenale si chiamano tra loro fratelli, ma quando lo fanno noi dell'Azione Cattolica ci sentiamo esclusi da quella fraternità, ma in realtà non sentiamo questo come un problema,
perché in realtà non ambiamo a farne parte.
Ci viene replicato
che la nostra esperienza associativa è molto legata al passato, non va più bene
per i tempi nuovi che stiamo vivendo. Infatti le famiglie e i giovani sono
quasi tutti dall'altra parte. E noi replichiamo sottolineando quanti se ne sono
persi di giovani e di famiglie, formulando proposte troppo rigide. E' così ci
rattristiamo a vicenda, perché sappiamo bene che l'una e l'altra cosa sono
vere.
Una volta l'Azione Cattolica era la prima e la più seguita delle forme
associative parrocchiali, ora il Cammino Neocatecumenale ambisce a
prenderne il posto. In qualche modo anche un altro grande movimento come Comunione e Liberazione ha questo
proposito. Entrambi sono in forte polemica con ciò che l'Azione Cattolica ha deciso
di essere dagli anni '70. E' tuttavia una controversia su cui pochi oggi
mantengono una memoria informata. In generale si avverte solo una sorta di imbarazzo
reciproco, se non addirittura di fastidio, quando ci si trova troppo vicini.
Nel anni '70/'71 la
professoressa di religione del ginnasio ci parlava della nuova esperienza
religiosa che si stava facendo nella parrocchia del "Martiri
Canadesi", qui a Roma. Diceva che i fedeli stavano in piedi durante la
Consacrazione. Questo è l'unica particolarità che ricordo dei discorsi di
allora. Ci invitava ad andare a vedere. Io non ne sentii il bisogno: ero tutto
impegnato nello scoutismo, nella parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza
Sempione. Solo più tardi capii il senso dei quella nuova iniziativa e il senso
di quello che stava accadendo proprio in quegli anni in Azione Cattolica. Agli Angeli Custodi scout e aspiranti di Azione Cattolica
occupavano due ali ai lati della scalinata di accesso alla chiesa, una da una
parte e una dall'altra, simili in tutto. Si detestavano a vicenda e non so
nemmeno il perché, è una situazione che trovai già in essere. Noi scout ci ritenevamo
migliori degli aspiranti, per i nostri costumi paramilitari e la relativa organizzazione.
Noi indossavamo una divisa e loro no. Facevamo campi all'aperto nei boschi e
loro se ne andavano invece per conventi. All'epoca non sentivo alcun bisogno di
approfondimento religioso. La religione del catechismo della Prima Comunione mi
soddisfaceva pienamente. Poi c'era la legge
di Baden Powell. Lo scoutismo ha una
forte impronta etica.
Il rinnovamento dell'Azione Cattolica e il Cammino
Neocatecumentale furono espressione
della medesima insoddisfazione verso la religiosità che si era consolidata ed
espressa nel corso del pontificato del papa Pio 12°. Le soluzioni escogitate
furono però, fin dall'inizio, fortemente divergenti. L'Azione Cattolica volle farsi lievito nella società del suo tempo,
il Cammino Neocatecumenale volle
ricostituire comunità più coese e animate da spirito fraterno, al modo dei
primi tempi del cristianesimo. L'Azione
Cattolica si diede un'organizzazione democratica, non così il Cammino Neocatecumenale la cui
organizzazione appare, ad un osservatore esterno, basate sulla cooptazione dei
capi, ai vari livelli della gerarchia. L'Azione
Cattolica vuole suscitare un moto di
rinnovamento interiore dalla base, il Cammino
Neocatecumenale vuole formare la base sul modello di direttive superiori,
su orientamenti catechetici che
scendono da organi collegiali di vertice.
L'affermazione del Cammino Neocatecumenale presso la
gerarchia cattolica non fu facile, in particolare per certe questioni
teologiche e certe innovazioni liturgiche che furono a lungo materia di
attenzione. L'Azione Cattolica, in
forza del suo forte legame con la liturgia, ebbe sempre un accesso privilegiato
ai vescovi e al Papa. La situazione cambiò sotto il lungo pontificato di
Giovanni Paolo 2°, la cui esperienza di Chiesa era più vicina a quella del Cammino Neocatecumenale, mentre
l'orientamento dell'Azione Cattolica
si era avvicinato abbastanza alle idee della teologia della liberazione. Ma la questione delle particolari
liturgie praticate dal Cammino
Neocatecumenale rimase ancora aperta
sotto il pontificato di Benedetto 16°, il quale ne diffidava.
Indubbiamente
l'avvento al Papato di Jorge Mario Bergoglio porta al vertice della Chiesa
cattolica una persona che, in molte questioni, è più vicina all'ordine di idee
dell'Azione Cattolica. E questo
nonostante che l'esperienza umana e civile del nuovo Papa sia molto distante da quella italiana. Il
cambiamento di prospettiva si coglie in particolare nel modo in cui il nuovo
Papa affronta la questione del fondamentalismo
religioso nel libro Il cielo e la Terra, scritto due anni fa
con il rabbino Abraham Skorka e pubblicato da Mondadori. Nel libro c'è appunto un capitolo sul fondamentalismo,
dove è scritto:
"…sono proliferati gruppuscoli restaurazionisti; io li chiamo
fondamentalisti. Come ha sottolineato lei, nell'accumularsi delle incertezze
dicono ai giovani: 'Fai questo e fai quello". E allora un ragazzo o una
ragazza di diciassette, diciotto anni si infervora, gli vengono imposte regole
molto rigide da seguire, in verità gli ipotecano la vita, e quando ha
trent'anni scoppia. Perché non lo preparano a superare le mille e una crisi
della vita, o anche i mille e uno errori che si fanno, le mille e una
ingiustizie che si commettono. Non ha elementi per conoscere o comprendere la
misericordia di Dio, ad esempio. Questo tipo di religiosità, estremamente
rigida, si maschera con dottrine che pretendono di dare giustificazioni, ma che
in realtà privano le persone della loro libertà e non le fanno crescere. E
molte di loro finiscono per condurre una doppia vita".
E' chiaro ce l'Azione Cattolica in nessun senso può essere definita un gruppo fondamentalista, con quelle
caratteristiche che sopra Bergoglio elencò.
E il nuovo Papa ebbe un legame particolare con l'Azione Cattolica
argentina.
Ma sarebbe sbagliato
attendersi dal nuovo Papa una sorta di regolamento
di conti tra noi dell'Azione
Cattolica e quelli del Cammino
Neocatecumentale. Piuttosto dobbiamo prendere molto sul serio l'invito al dialogo che fin dal primo giorno ci è
venuto da lui, che significa anche tendere la mano e abbassare gli scudi verso
i nostri amici che percorrono altre
strade di spiritualità ma che condividono con noi l'unico pane che salva.
In un discorso
dell'altro giorno Papa Francesco ha riecheggiato quanto disse il papa Giovanni
Paolo 2° nello storica omelia pronunciata il 13 aprile 1997 nello stadio Kosevo
di Sarajevo, in Bosnia, città teatro di crudeli scontri a base etnica e
religiosi, tra filo-bosniaci e filo-serbi, tra musulmani e cristiani:
"Abbiamo un
avvocato che parla a nome nostro. Chi è questo avvocato che si fa nostro portavoce? L'odierna liturgia
offre una risposta esauriente: 'Abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto' (1 Gv,2,1).
…
Aggiunge san Giovanni:
'Abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli infatti è
vittima di espiazione per i nostri peccati, non soltanto per i nostri, ma anche
per quelli di tutto il mondo' (1 Gv 2,1-2). Questa verità viene oggi a
ripetervi il Successore di Pietro,
giunto finalmente in mezzo a voi. Popolo di Sarajevo e di tutta la Bosnia ed
Erzegovina, io vengo oggi a dirti: Tu hai un avvoato presso Dio. Il suo nome è:
Gesù Cristo giusto!
…
Il suo
è il linguaggio della redenzione, cioè della liberazione dalla schiavità del
peccato. Gesù si rivolge al Padre come Figlio consustanziale, ed insieme come
vero uomo, parlando il linguaggio di tutte le generazioni umane e di tutta la
storia umana: delle vittorie e delle sconfitte, di tutte le sofferenze e di
tutti i dolori dei singoli uomini ed insieme dei singoli popoli e nazioni di
tutta la terra.
…
Carissimi Fratelli e
Sorelle! Quando nel 1994 desideravo intensamente venire qui tra voi, facevo
riferimento ad un pensiero che s'era rivelato straordinariamente significativo
in un momento cruciale della storia europea: 'Perdoniamo e domandiamo perdono?.
Si disse allora che non era quello il tempo. Forse che quel tempo non è ormai
giunto?
Ritorno oggi dunque a questo pensiero e a
queste parole, che voglio qui ripetere, affinché possano discendere nella
coscienza di quanti sono uniti nella dolorosa esperienza della vostra città e
della vostra terra, di tutti i popoli e
le nazioni dilaniate dalla guerra: 'Perdoniamo e domandiamo perdono'. Se Cristo
deve esser il nostro avvocato presso il Padre, non possiamo non pronunciare
queste parole. Non possiamo non intraprendere il difficile, ma necessario
pellegrinaggio del perdono, che porta ad una profonda riconciliazione.
…
Mentre oggi mi appare
chiaramente la luce di questa verità, i miei pensieri si rivolgono a Te, Madre
di Cristo crocifisso e risorto,
a Te che sei venerata
e amata in tanti santuari di questa terra provata.
Impetra per tutti i
credenti il dono di un cuore nuovo!
Fa' che il perdono,
parola centrale del Vangelo, divenga qui realtà.
Saldamente aggrappata
alla croce di Cristo,
la Chiesa riunita oggi
a Sarajevo,
Ti chiede questo,
o Clemente, o Pia,
Madre di Dio e Madre
nostra,
o dolce Vergine Maria!
Amen"
[da L'Osservatore
Romano 14-15 aprile 1997].
Da un Papa all'altro
ci arriva il pressante invito alla riconciliazione collettiva, perché abbiamo
un unico avvocato presso il Padre. A che servirebbe poi proclamare
ideologicamente la nostra propensione al dialogo,
se poi non ci impegnassimo a dialogare
con chi, benché ospite della casa comune, ci è un po' più distante? Le
differenze rimarranno, ma torni la pace fra noi. Seguendo l'insegnamenti dei
Papi abbiamo la forza, il coraggio di dichiarare "Perdoniamo e domandiamo perdono".
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma
- Monte Sacro - Valli