Appunti di lettura da
Il Cielo e la Terra di
Bergoglio-Skorka, Mondadori, 2013
2 parte
La persona che decide
di essere religiosa si trova a vivere in mezzo a molte altre persone che non lo
sono e a dover entrare in relazione e a collaborare con loro in molte attività
sociali. Negli insegnamenti religiosi che vengono impartiti oggi spesso, come
reazione ad eccessi del passato, la religiosità di una persona non è vista di
buon occhio e si preferisce porre l'accento sulla fede in Gesù e, in particolare,
sul proprio rapporto emotivo con la persona di Gesù e l'affidarsi emotivo a
Gesù. Di fatto poi un fedele è giudicato dalla comunità da come si comporta,
quindi in base alla sua etica, e alla sua etica religiosa, insegnata come
esigenza religiosa, anche se poi ci si dichiara disposti a passare sopra molte
sue mancanze, purché in certe cose si conformi a quello la comunità pretende da
lui considerandolo irrinunciabile.
Nel libro Bergoglio
dichiara che il dialogo con altri che non condividono la nostra fede religiosa
deve avere alla base un atteggiamento di
rispetto, presuppone che si faccia
spazio ai punti di vista e alle opinioni degli altri, senza alcuna condanna preventiva. E' necessario anche disporsi ad
un'accoglienza cordiale, abbassare le difese e offrire calore umano
(pag.32).
Questo è necessario
anche confrontandosi con gli atei. Non bisogna affrontarli con spirito di
proselitismo, ma fare reciproca
conoscenza, perché da questo
affiorano l'apprezzamento, l'affetto e l'amicizia (pag.22).
Come molte persone
religiose, Bergoglio è più disposto a riconoscere in chi la pensa diversamente
l'agnosticismo, la posizione di chi si dichiara non convinto del
soprannaturale, che l'ateismo, l'escludere decisamente il soprannaturale.
Conformemente alla dottrina millenaria della Chiesa egli ritiene che ogni
uomo sia fatto a immagine di Dio, che sia o non sia credente e che questo
crei una certa affinità tra gil esseri umani, ad esempio in tema di virtù,
qualità, grandezze, come anche in tema di meschinità (pag.23). Lo spirito
religioso è sempre in ricerca: nell'esperienza di Dio c'è sempre un punto
interrogativo. Definisce arroganti
quelle teologie che hanno avuto la
pretesa di dire esattamente com'era Dio, invece di imitarsi a definirne gli
attributi. Dio lo si trova e lo si cerca
di continuo (pag.24).
Osservo che
l'esperienza europea è caratterizzata da un franco ed esplicito ateismo di
massa, in cui la religione e i problemi di fede interessano poco. Non si tratta
di semplice agnosticismo. Prevale una concezione utilitaristica e
materialistica dei problemi della vita. Che cosa si ricava dal credere in Dio?
Nell'opera missionaria allora può accadere di eccedere, di fare promesse che
non potranno essere mantenute, come quelle secondo le quali se uno si affida a
Dio vedrà magicamente risolversi tutti i problemi della vita, sul lavoro, nella
salute, negli affetti. Salvo poi ripiegare in una spiegazione psicologica del
benessere spirituale che si ricava: in religione ci si fa una ragione del male
che ci accade. In realtà molte volte la soddisfazione religiosa deriva dal
sentirsi accolti in una comunità di eletti, ma ogni esperienza comunitaria alla
lunga delude, se non sorretta da altre motivazioni più profonde.
L'atteggiamento di
cordialità umana verso gli altri che non la pensano come noi prescinde dal
proselitismo attuato verso piccole comunità di eletti, che poi diventano molto
esigenti verso i propri membri. E' cordialità disinteressata, senza secondi
fini. Non si va verso gli altri per catturarli, per farli propri. L'assenza di
questa finalità ha reso possibile ad una arcivescovo cattolico, Bergoglio, e a
un rabbino, Skorka, di dialogare insieme
nel libro di cui tratto. Nessuno dei due tenta di convertire l'altro e nessuno dei due prende nemmeno in considerazione
l'idea di conversione alla fede
dell'altro. Eppure i dialoganti individuano molte esperienze umane in cui
mettono in pratica principi etici analoghi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli