martedì 8 gennaio 2013

Chiesa forza di liberazione

Chiesa forza di liberazione

Se c’è, come non può non esserci nel mondo un processo continuo di liberazione, la Chiesa, il cristiano con la Chiesa e per la Chiesa, deve essere presente in questo processo di liberazione. In che modo? Con la triplice azione sacramentale che è propria della Chiesa e del cristiano.
[…]
Con la parola.
Nel processo di liberazione e di promozione umana che è nel mondo, la Chiesa e il cristiano deve essere innanzi tutto presente con la parola di Dio.
[…]
Con la vita.
La Chiesa. … e il cristiano nella Chiesa non può accontentarsi di parlare di liberazione, non può contentarsi di parlare alla liberazione; la Chiesa attraverso i suoi membri, secondo lo stato e le condizioni di ognuno, secondo le capacità e la vocazione di ognuno, deve partecipare al processo di liberazione dell’uomo.
[…]
Con il sacramento.
Ma infine…è con i sacramenti che la Chiesa deve portare nel mondo la liberazione totale e integrale operata da Cristo.

[ da La Chiesa sacramento di Crito e segno e strumento di liberazione, relazione tenuta il 27-6-73 a Terni dal vescovo Enrico Bartoletti – all’epoca segretario generale della CEI, in Enrico Bartoletti, La Chiesa nel mondo – a cura di Pietro Gianneschi, Editrice AVE, 1982].

 Lo scritto che ho sopra riportato rende bene il clima degli anni immediatamente dopo il Concilio Vaticano 2°. La Chiesa cattolica, a lungo considerata essenzialmente una forza di contenimento sociale e personale, se non una organizzazione francamente reazionaria, veniva concepita in modo nuovo, nel senso che come fedeli ci si assegnava compiti nuovi, religiosamente motivati, in un mondo in cui era generale l’ansia di elevazione di popolazioni o strati di popolazioni fino ad allora considerati fatalmente destinati alla sofferenza e alla minorità.
 Bisogna dire che di certi temi in Italia si parlava accostandoli piuttosto da lontano, ad esempio di quello dell’elevazione e liberazione delle popolazioni del cosiddetto Terzo Mondo, in Africa e in Asia. Ai tempi nostri, in cui strati di popoli africani e asiatici sono migrati dalle nostre parti, i problemi si sono fatti più concreti.
 E’ necessario anche aggiungere che il disegno conciliare prevedeva un ruolo molto più attivo dei fedeli laici in questi nuovi compiti. Il convegno ecclesiale Evangelizzazione e promozione umana, dell’ottobre/novembre 1976 volle progettare un lavoro di preparazione di questa parte della Chiesa, nella sua totalità, non in alcune sue porzioni particolarmente illuminate. L’impostazione cambiò abbastanza sotto il pontificato del papa Giovanni Paolo 2°, che aveva in mente un altro modello di presenza  dei fedeli laici nella società in cui vivevano. In Italia, comunque, si ebbero frutti: ad esempio, negli anni ’80, nell’impegno dei laici siciliani contro le organizzazioni mafiose.
 Oggi, se consideriamo chi siamo, noi cattolici, visti nel nostro complesso e parlando francamente, dobbiamo considerarci prevalentemente una forza di liberazione e promozione umana, o una forza di contenimento, o ancora una forza di reazione, gente che quindi vuole tornare ai tempi di prima?

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.