Noi: popolo di Dio
Nella riunione di oggi G.S., troppo giovane per aver vissuto gli anni del Concilio Vaticano 2°, ci ha parlato della sua esperienza dell’attuazione dei deliberati conciliari negli anni che seguirono, descrivendola come divisa in tre fasi, quella della distanza, quella della scoperta e quella della testimonianza. La seconda fu legata a un approfondimento dei temi del Concilio fatto per la partecipazione a un concorso scolastico.
Penso che noi tutti del gruppo, in questo Anno della Fede, che cade a cinquant’anni da quel Concilio, potremmo accorgerci di saperne troppo poco e di poterlo riscoprire. L’Azione Cattolica è stata protagonista storica del lavoro nel conformarsi agli obiettivi, ai metodi e, soprattutto, allo spirito di quella grande assemblea dei capi della nostra Chiesa.
Di solito quando si parla degli effetti del Concilio Vaticano 2° si ricorda che, dopo qualche anno, la Messa iniziò ad essere celebrata in italiano. Prima veniva infatti utilizzato il latino liturgico. Un'altra modifica che fece impressione era che, nella Messa, il sacerdote iniziò a celebrare rivolto verso l’assemblea dei fedeli e non più, come prima, verso l’abside, utilizzando gli altari monumentali a tal fine costruiti. Vennero per questo installati nuovi altari, che avevano l’aspetto più simile a un tavolo. Quindi, in definiva, furono i cambiamenti liturgici quelli che più risaltarono nella considerazione della gente di chiesa.
In realtà però vi furono altre novità, più impegnative per noi laici. Ad esempio quelle che discesero dall’attuazione della costituzione dogmatica Lumen gentium. Si tratta di un atto normativo, di una legge della nostra Chiesa e di una legge particolarmente importante. La Chiesa ha bisogno di leggi? Come ogni società di esseri umani, sì. Ma quella costituzione conciliare è molto più di una legge. E’ l’indicazione di una strada da prendere. Con autorità siamo stati chiamati a percorrerla, tutti noi che siamo stati persuasi dalla fede cristiana e quindi confidiamo in Gesù, il Cristo, affidandoci a lui qui nella vita terrena e oltre, sperando in quella eterna. Noi siamo convinti di costituire un popolo, il nuovo (rispetto all’antico popolo israelitico) popolo di Dio, non fuso in unità sulla base di discendenza etnica (secondo la carne), ma mediante la nostra fede (nello Spirito).
Riconosciamo nostro capo Cristo, che riteniamo regni glorioso in cielo, quindi al di sopra di tutto: il suo è un nome al di sopra di ogni altro nome. Il nuovo popolo:
Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio [noi ci chiamiamo anche così],nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un Tempio [Lumen Gentium, cap.2°, n.9],
Nella fede siamo stati come rigenerati dall’alto: La nostra legge suprema è ora di amare come lo stesso Cristo ci ha amati, secondo quanto espresso nel Vangelo di Giovanni 13,34 [Lumen Gentium, cap.2°,n.9]. Siamo così popolo costituito per una comunione di vita, di carità e di verità [Lumen Gentium, cap.2°, n.9].
Riteniamo che ci sia stato affidato un compito, in particolare di essere stati inviati a tutte le genti del mondo, come strumento di redenzione, luce del mondo e sale della terra. [Lumen Gentium, stesso numero sopra citato]. Dobbiamo estendere il nostro popolo, che deve però rimanere uno e unico, a tutto il mondo e a tutti secoli, per fare ciò che Dio vuole, vale a dire per radunare insieme i suoi figli dispersi [Lumen Gentium, cap.2, n.13].
Bene, ma che cosa c’è di nuovo in questo rispetto alla fede della Tradizione, dei secoli precedenti? Ci ragioneremo su, in questo Anno della fede. Chi ha fatto esperienza ravvicinata della Chiesa prima del Concilio Vaticano 2° sa bene che qualcosa è effettivamente cambiato. Ma, nella nostra Chiesa, quando si cambia si cerca comunque di tenere tutto insieme, in particolare di collegarsi sempre alle esperienze delle origini, dei primi tempi, specialmente quando si scrivono i documenti ufficiali. Così, leggendoli superficialmente, si può in qualche modo rimanerne delusi. Anche perché, quando si parla del Concilio Vaticano 2° al di fuori della nostra Chiesa, lo si presenta come una sorta di svolta rivoluzionaria, che non c’è stata. Non è vero che c’è ancora un Papa a Roma? E ll vescovo suo vicario per la città di Roma? E un parroco nel nostro quartiere?
Vi voglio però indicare un segno. Pensateci su. In parrocchia, davanti all’altare qualche volta ho visto esposta una grande menorah, il candelabro a sette braccia che è uno dei simboli dell’ebraismo. Oggi non ce ne stupiamo. Ancora nell’Ottocento ci sarebbe costato però molto caro, saremmo stati trattati un po’ come eretici e forse scomunicati, vale a dire tenuti isolati nella nostra comunità (non significa sbattezzati). Oggi invece è cosa del tutto lecita e, anzi, ci edifica.
Insomma, da sempre abbiamo saputo di essere stati inviati alle genti, ma dopo il Concilio Vaticano 2° abbiamo cominciato ad entrare in relazione con esse, come collettività e come individui, in modi sicuramente più amichevoli del passato.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
*********************** Lumen Gentium – estratto **********************
Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium, del Concilio Vaticano 2°, estratto dal cap.2, n.9 e 13
PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA
LUMEN GENTIUM
21 novembre 1964
CAPITOLO 2°
LUMEN GENTIUM
21 novembre 1964
CAPITOLO 2°
IL POPOLO DI DIO
[…]
Nuova alleanza e nuovo popolo
9. In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.
Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. « Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo... Porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per Dio ed io li avrò per il mio popolo... Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore » (Ger 31,31-34). Cristo istituì questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall'acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono « una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo... Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio » (1 Pt 2,9-10).
Questo popolo messianico ha per capo Cristo « dato a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm 4,25), e che ora, dopo essersi acquistato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, regna glorioso in cielo. Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cfr. Col 3,4) e « anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio » (Rm 8,21). Perciò il popolo messianico, pur non comprendendo effettivamente l'universalità degli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce tuttavia per tutta l'umanità il germe più forte di unità, di speranza e di salvezza. Costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra (cfr. Mt 5,13-16), è inviato a tutto il mondo.
[…]
L'unico popolo di Dio è universale
13. Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). […]