Nella riunione del 16 ottobre, A.P.S. ci ha proposto una sua riflessione sul Vangelo della Messa della domenica 21 ottobre 2012 – 29° del Tempo ordinario. Di seguito se ne propone una sintesi
Il Vangelo della Messa di domenica prossima 21 ottobre, 29° del Tempo ordinario, a me dice questo: che il Signore con la sua crocifissione e la sua morte ci ha salvati; il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti. Dio ha mandato il suo figlio nel mondo per riconciliarci con lui e Gesù, il primogenito di molti fratelli, si è fatto ubbidiente fino alla morte. In tal modo egli ha riparato agli occhi di Dio le offese dell’umanità e ha meritato che la grazia Divina le fosse di nuovo concessa. Il Vangelo ci dice che non siamo stati salvati soltanto mediante la vita e la resurrezione di Cristo, ma anche mediante la sua morte. Egli è morto per i nostri peccati. Gesù non si è tirato indietro. La morte è stato il suo supremo atto di amorosa ubbidienza. Così egli ci ha effettivamente meritato il perdono. Può sembrare inconcepibile che Dio, il quale abita una luce inaccessibile ci mostri il suo amore in questa maniera. In Gesù, suo Figlio, ci ha mostrato il Figlio dell’uomo venuto per offrire la propria vita in riscatto per molti e ci ha indicato un esempio da seguire.
L’attaccamento alle ricchezze terrene non deve distoglierci dalla disponibilità alla Croce. I primi discepoli di Gesù lo seguirono con stupore e timore per tale via. La richiesta dei figli di Zebedeo, di cui si narra nel Vangelo della Messa di domenica prossima, non è altro che un segno di incomprensione della realtà di Gesù. Essi ancora non capiscono che seguire Gesù significa essere disposti a bere il suo calice, quindi a imitarlo non a parole ma nei fatti, con la propria vita. Possiamo riuscirci non cercando il potere, ma il servizio per gli altri fino al dono della vita. E’ la strada di Gesù servo sofferente. Questo è fondamentale per la vita cristiana.
Nella sofferenza e nell’abbattimento possiamo sempre considerare che anche Gesù, nella sua umanità, si è trovato in una condizione simile alla nostra e, guardando a lui, guida verso la salvezza, riprendere con fiducia la resistenza contro ciò che di male ci accade.
Sintesi di Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
Note di metodo
Quando ci viene chiesto di esporre agli altri nostre riflessioni su brani biblici, come si fa in quell’esercizio spirituale detto lectio divina praticato in un gruppo, bisogna tener conto che la bimillenaria teologia cattolica è particolarmente complessa e utilizza, per farsi intendere, un linguaggio preciso. Essa è enormemente più vasta dei vari catechismi e compendi che di solito i laici maneggiano. I sacerdoti cattolici seguono un lungo percorso di formazione e istruzione che li mette in condizione di parlarne con sufficiente affidabilità. Non è facile per un laico essere alla loro altezza. In genere i laici sono stati, al più, semplicemente familiarizzati con la teologia cattolica e la sua terminologia e quindi sono in grado di intenderla, ma non molto di più. Bisogna tenerne conto. Quando parliamo di religione siamo infatti impegnati a trasmettere la fede ricevuta.
E’ vero però che ognuno di noi esprime con la propria vita una specie di proprio vangelo, una sua personale interpretazione della fede ricevuta che è nei fatti, non in una teologia esplicita, e consiste in un modo di essere che parte dai principi comuni e si esprime in una spiritualità e in atteggiamenti verso gli altri. In questo possiamo essere veramente creativi, ottenere dei risultati positivi sui quali poi altri, eventualmente, ragioneranno in termini teologici precisi. Gandhi una volta scrisse che la rosa ha un suo vangelo ed è il suo profumo e che il profumo del credente è la sua vita. Quando noi laici parliamo di religione agli altri è questa cosa, questo profumo, che interessa particolarmente e che può essere utile. Parlandone si fa infatti emergere la società che circonda le nostre liturgie, il campo privilegiato di impegno di noi laici, e noi stessi in essa.
Mario Ardigò