mercoledì 10 ottobre 2012

Azione Cattolica: un’esperienza di Chiesa

Azione Cattolica: un’esperienza di Chiesa

 Non sono di quelli che, educati nella fede cattolica, poi l’hanno abbandonata o addirittura rinnegata e vi si sono riavvicinati da adulti o, comunque, crescendo. Con questo non voglio dire di essere stato una persona esemplare secondo le esigenze etiche della mia religione. Del resto nessuno si è mai aspettato nulla di simile da me, anche se sempre mi è stato additato l’obiettivo della santità. Fin da molto piccolo mi è stato detto che il male nella vita c’è e che ne sarei stato responsabile anch’io, per cui mi è stato insegnato a individuarlo, a  pentirmene e a cercare sempre, pervicacemente, di cambiare.  E’ ciò che ho fatto, confidando nei preti che ho incontrato e nella Chiesa come essi me la presentavano, convinta, sulla parola del suo primo maestro, che il male nel mondo non avrebbe prevalso, quindi anche quello di cui io ero stato artefice. Così la mia vita di fede in religione è stata improntata a una certa serenità. E c’è una continuità, mai veramente interrotta, tra la mia esperienza religiosa di bambino, degli inizi, e quella di oggi, di uomo di mezz’età. Se riprendo in mano il libretto del catechismo della mia Prima Comunione, che feci in quarta elementare qui nella nostra parrocchia di San Clemente Papa, e lo leggo oggi da cinquantenne  posso concludere serenamente con un amen, condivido ancora tutto quello che c’è scritto. Mi  è sempre venuto naturale essere una persona di fede, non vi ho trovato alcuna difficoltà, non mi è stato necessario fare particolari sforzi. In questo penso che la mia vita si differenzi un po’ da altre di cui ho saputo. Ci sono persone che sono molto più meritevoli di me sotto questo profilo, per aver dovuto faticare e soffrire molto per giungere dove io sono sempre tranquillamente rimasto. Quello che ho detto vale anche per la mia esperienza di Chiesa. L’ho considerata sempre la mia casa, la mia famiglia, dovunque sono stato. Anche nei periodi della mia vita in cui l’ho frequentata di meno, essa rimaneva dentro di me, perché non ho mai avuto il dubbio di non farne più parte. Sono stato scout, fucino, aderente ai Laureati Cattolici – MEIC e all’Azione Cattolica (della quale FUCI e MEIC un tempo facevano parte), ho partecipato a diversi gruppi di ispirazione religiosa, parrocchiali e non,  e mi  è sempre parso di muovermi da una stanza all’altra delle medesima casa. Ricordo che una volta, da scout (facevo le medie), condussi la mia squadriglia a Sulmona, secondo la missione che avevo ricevuto durante un campo estivo sui monti d’Abruzzo, e chiesi ospitalità al parroco di una chiesa vicina al centro: lui ci fece dormire, con i nostri sacchi a pelo, nel museo della parrocchia, che conteneva tante cose preziose; mi diede la chiave e mi disse che sarebbe ripassato il giorno dopo. Io mi meravigliai di quella fiducia, concessa a ragazzini che non aveva mai visto prima, e, riflettendoci su nel corso di quella notte, conclusi che lo aveva fatto perché noi lì eravamo di casa, eravamo infatti Chiesa, e le nostre divise da scout glielo avevano confermato, è come se lo avessimo scritto in fronte, come si legge nell’Apocalisse dei giusti.
 Il lavoro che si fa nella società come Azione Cattolica lo si fa come Chiesa. Non è inutile quindi confrontarsi sulle nostre esperienze di Chiesa e su che cosa sappiamo della fede comune su di essa.
 Ricordo ancora quando, da bambino, il parroco mi parlò della differenza che c’era tra “chiesa” (edificio) e “Chiesa” (gente). Con il Battesimo ero entrato a far parte della Chiesa ed era per questo che venivo in chiesa. Ne rimasi molto colpito e per un certo tempo lo andai ripetendo in giro, ai miei coetanei. Poi, crescendo, ho scoperto che il discorso sulla Chiesa è molto, molto più complesso. Una volta, mentre ero alle Paoline in via della Conciliazione, notai un libro di Battista Mondin sulle “ecclesiologie” (le concezioni sulla Chiesa), lo comprai, lo lessi con una certa difficoltà e scoprii che in giro, sia nella nostra Chiesa, sia nelle altre Chiese cristiane, c’erano tante idee di Chiesa. A parte questo, ci sono le varie esperienze individuali e collettive che uno fa della Chiesa durante la propria vita, che influiscono sul modo di condursi fuori della Chiesa.
 Se, ad esempio, una persona pensa di trovarsi in una sorta di fortezza assediata, con dentro pochi eroici difensori, un po’ come accadde a Fort Alamo (1836) in cui un piccolo presidio di secessionisti nordamericani tentò invano di resistere all’attacco dell’esercito messicano mandato a reintegrare l’unità nazionale, allora sarà portata a diffidare di tutto ciò che gli viene dall’esterno e a cercare di fare da sé in ogni cosa, utilizzando solo quello che gli viene di dentro, dal proprio gruppo, dal proprio ambiente abituale, costruendo in tal modo una sorta di città di Dio opposta alla città del diavolo, quella di fuori. Ci si muove un po’ in quest’ordine di idee nella poderosa opera De civitate dei (trad.Sulla città di Dio) di S. Agostino di Ippona (5° secolo della nostra era), scritta in un tempo in cui l’ordinamento dell’Impero romano era travolto dalle invasioni di popolazioni del nord Europa.
 Sulla dottrina della fede in merito alla Chiesa ci sono diversi testi fondamentali del magistero mediante i quali ci si può informare meglio. Ricordo la costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), che potete leggere sul WEB  a questo indirizzo:
 Avverto che, trattandosi di un documento normativo, esso è scritto nel linguaggio e con il metodo della teologia, che potrebbe essere un po’ ostico ai non iniziati.
 Della Chiesa si tratta anche, in termini più accessibili, nel Catechismo della Chiesa cattolica (Parte prima, Sezione seconda, Capitolo terzo, art.9, numeri da 748 a 975). Lo trovate sul WEB a questo indirizzo:
 Se ne tratta in modo più semplice nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (Parte prima, Sezione seconda, capitolo terzo, numeri da 147 a 201). Lo trovate sul WEB all’indirizzo:
 Leggendo le prime due opere, potrete constatare che  nella nostra Chiesa, quando si ragiona sulla fede comune, si tiene ben presente tutta la storia bimillenaria della nostra religione e i testi sacri, citando le fonti da cui si ricavano certe idee, a cominciare da quelle bibliche. Non si parte mai da zero e si cerca di tenere tutto insieme. Nel Compendio, per il carattere sintetico dell’opera, queste citazioni sono di meno, ma ci sono.
Storicamente l’Azione Cattolica ha ritenuto di potersi confrontare positivamente con la società in cui la Chiesa italiana vive: il suo moto fondamentale è stato quindi, ed è ancora, quello dell’apertura, non dell’opposizione, e questo naturalmente non significa accettare tutto ciò che gira nel mondo di fuori, ma pensare che certe idee sulla società che hanno un fondamento religioso possono (ancora) essere diffuse utilizzando il metodo e i principi della democrazia, sui quali l’ordinamento della nostra società si basa, e che ciò che si agita nel mondo abbia anche un significato religioso. Viene in Azione Cattolica chi non pensa di essere nella condizione di Fort Alamo. L’Europa di oggi, che ha realizzato un lunghissimo periodo di pace, dopo la serie storica interminabile dei conflitti armati tra i suoi popoli,  e mira ancora alla pace si fonda su idee cristiane: il Papa e i nostri vescovi non cessano di ricordarcelo.  Spinti dal magistero, in Azione Cattolica cerchiamo di agire di conseguenza.

 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli