domenica 17 giugno 2012

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

Propositi per la ripresa dell’attività associativa nel 2012

 E’ consuetudine religiosa fare buoni propositi per il futuro. Questo riguarda sia la vita individuale che quella di un gruppo con il nostro. E lo si fa ripensando alle esperienze passate, nello sforzo di migliorarsi e con la fiducia di riuscirci. Pur cercando onestamente di essere realisti, per non ingannarsi sulle cose come sono, sono infatti estranei a una prospettiva di fede i pronostici infausti sul futuro, poiché confidiamo sempre che alle nostre forze e alle nostre buone intenzioni si aggiunga un ausilio benefico del quale pensiamo che la storia sia permeata.
 Sintetizzo di seguito alcune proposte, che mi piacerebbe discutere con voi.
 1.Intensificare le relazioni personali in modo da dare maggiore continuità alle attività del gruppo.
  Nel corso delle riunioni ho sentito che alcuni di noi vorrebbero intensificare le relazioni personali, perché non si riducano solo al ritrovarsi due volte la settimana, il martedì pomeriggio alle cinque per la riunione e la domenica mattina alle nove per la Messa.
 Potremmo iniziare a farlo scambiandoci reciprocamente i recapiti e  contando gli assenti a quei due appuntamenti fissi settimanali. Chiediamoci che cosa è capitato a coloro che non sono venuti. Forse hanno bisogno di aiuto, anche solo di una voce amica. Interessiamoci agli altri. Costituiamo una unità specificamente dedicata alla ricerca degli assenti. Prendiamo a modello l’esempio biblico del buon pastore, che non si dà pace fino a che non ha ritrovato la pecora che manca nell’ovile.
2.Migliorare la partecipazione personale alle attività del martedì.
  Penso che a ciascuno piacerebbe dire la propria più spesso. Negli ultimi due mesi abbiamo iniziato a sperimentare consuetudini in tal senso. Mi pare che i risultati siano stati buoni. Occorrerà prepararsi, riflettere su ciò che può essere più utile al gruppo. E anche misurare i tempi, in modo da dare spazio anche agli interventi di altri.
 Dobbiamo sforzarci, penso, di venire alla riunione del martedì pensando di poter essere noi stessi l’evento atteso.
3.Il canto.
 Premetto di essere stonato. Ho però sposato una donna che sa cantare e che può aiutarci in questo.
 Di quando in quando ho notato che alcune signore hanno provato a intonare le canzoni dell’AC della loro gioventù. La persona che canta la sua fede, crede con gioia  e in più mostra di  amare ciò che crede, secondo quanto sosteneva Agostino d’Ippona (1). E’ anche un modo di rafforzare la coesione del gruppo, suscitando potenti moventi emotivi.
4.Uno sguardo fiducioso sul futuro.
 Cerchiamo di attuare una disciplina personale in cui ci sforziamo di avere uno sguardo fiducioso sul mondo che ci circonda e sul futuro, in cui sono all’opera potenti forze di bene e, innanzi tutto, quella che è il fondamento della nostra speranza religiosa. La nostra critica delle cose sbagliate che ci sono nelle società in cui siamo immersi non sia mai a sfondo reazionario. Non è vero che ogni giorno, nell’iniziare le preghiere rituali delle lodi, recitiamo il salmo che fa ammenda delle mormorazioni di Massa e Meriba, quando gli israeliti sognarono di tornare indietro, al servaggio del Faraone?
5.Apertura alle forze nuove della società.
  Convinciamoci dell’importanza di coinvolgere maggiormente forze più giovani della società. Siamo portatori di una grande e onorevole tradizione, della quale ancora vi è necessità. Non dobbiamo acquietarci in una specie di  condizione di sopravvissuti in attesa della definitiva scomparsa.
6.Sostegno dei sacerdoti.
  Proponiamoci di sostenere i nostri preti nel loro faticoso e difficile ministero, in particolare nei loro eventuali momenti di sconforto e di sfiducia. Non aggraviamo i loro problemi mettendo di mezzo anche i nostri, personali e di gruppo. Non pretendiamo da loro ciò che non possono dare, in particolare soluzioni che tocca a noi laici  ideare e sperimentare, in famiglia, nel lavoro, nell'associazione.
7. Mantenere rapporti di amicizia e di stima con gli altri gruppi.
 In parrocchia non siamo l’unico gruppo che c’è e gli altri gruppi hanno anche idee e modi di fare che non coincidono con i nostri. Lasciamoci ammaestrare dalla storia della nostra confessione religiosa, che fu esaltante ma anche  sanguinosa e tremenda, come quella di  ogni grande movimento della società in fondo è stata. Impariamo, dai tempi nuovi in cui viviamo, il modo di coesistere e collaborare democraticamente con gente che la pensa diversamente. Non lanciamo scomuniche  e anatemi, per i quali del resto non abbiamo neppure l’autorità. Freniamo la lingua, asteniamoci da chiacchiere  inutili, dannose e dolorose sugli altri. Cerchiamo invece di conoscerli meglio e di apprezzarne l'azione e i risultati positivi. In una comunità come si vorrebbe che fosse quella parrocchiale ogni gruppo è complementare agli altri, non alternativo.
8.Conoscere meglio la dottrina della nostra fede.
 Proponiamoci di dedicare un po’ del  nostro tempo insieme a revisionare la nostra personale conoscenza delle principali verità della fede. L’autoformazione culturale è un’attività che caratterizza fortemente l’Azione Cattolica.
9.Acquisire una maggiore consapevolezza dei problemi con i quali le nostre comunità di fede oggi si confrontano.
 Alcuni temi sono all’ordine del giorno tra coloro che condividono le nostre idee religiose. Cerchiamo di  conoscerli meglio e di rifletterci su e, se possibile, di ideare un nostro apporto. Uno di essi è ad esempio quello della disciplina giuridica delle famiglie. Un altro è quello che riguarda l’organizzazione del mondo del lavoro.
 L’Azione Cattolica, in diverse occasioni nel corso dell’anno, li esplicita e li tratta. Cerchiamo di essere maggiormente in linea con questo lavoro.
10.Parlare agli altri.
 Pensiamo ad occasioni per far conoscere ad altri le nostre idee di fede, secondo l’impegno che abbiamo assunto aderendo all’Azione Cattolica. Non come piazzisti porta a porta del religioso o con spirito di proselitismo, ma come gente che non riferisce solo a sé medesima tutto ciò che fa e che pensa, e che sente di aver bisogno degli altri e di essere stata mandata verso di loro.

(1) da Agostino di Ippona, Enarrationes in psalomos, 72,1:
Defecerunt laudes quae cantantur in Deum. Molestam rem et quasi luctuosam videtur nuntiare. Qui enim cantat laudem, non solum laudat, sed etiam hilariter laudat: qui cantat laudem, non solum cantat, sed et amat eum quem cantat. In laude confitentis est praedicatio: in cantico amantis affectio.
[traduzione libera:Agostino di Ippona, Riflessioni sui salmi: Non si celebra più Dio cantando. Sembra allora che si stiano annunciando cose moleste  e tristi. Chi canta la propria fede, non solo canta, ma in più mostra di credere con gioia e di amare le verità che proclama.  Nelle parole c’è la fede e nel canto l’amore.]

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.