Sabato Santo
…ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A colore che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi. Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero dell’inferno.
da La discesa agli inferi del Signore, antica “Omelia sul sabato santo”, nell’Ufficio delle letture del Sabato santo.
Per quanto a certi discorsi si faccia l’abitudine nelle nostre collettività religiose, divenendo ricorrenti consuetudini, bisogna riconoscere che la fede, a pensarci bene, sorprende sempre nella sua potenziale radicalità e smisuratezza. Già gli antichi ci ragionarono e scrissero molto su. Dai loro concetti derivano le espressioni con le quali ancor oggi tentiamo di rendere l’idea di ciò che intendiamo proclamare.
Certamente sotto il profilo delle cose e delle istituzioni si avverte sempre il bisogno del nuovo, di una revisione dei lasciti del passato. Lo studio della storia può convincerci che quasi nulla di ciò che, in una prospettiva religiosa, è stato realizzato e costituito ci è stato tramandato tale e quale fin dai primi tempi e può considerarsi essenziale e meritevole di durare per sempre. Ad esempio tutte le creazioni artistiche, gli edifici, anche quelli veramente molto belli che abbiamo ricevuto dai secoli passati e, probabilmente, anche un certo modo di esercitare l’autorità e la disciplina, di vivere come collettività, di impersonare e praticare alcuni ministeri, di distinguere ciò che compete a un maschio o a una femmina e via dicendo.
Ma indubbiamente c’è un fondamento che non tollera innovazioni, che va tramandato come è stato ricevuto. Non saprei definirlo bene, anche se lo percepisco emotivamente e vi rimango molto attaccato, specie nelle nostre feste, in giorni come quelli che stiamo vivendo. Esso è appunto ciò che distingue una fede religiosa da altri tipi di convinzioni ideali. In esso tutte le epoche dei millenni passati mi sono contemporanee e vivo come mio presente gli antichi racconti che riguardano gli ultimi giorni del nostro primo maestro e i primi delle nostre comunità, da quell’evento prodigioso che, come ci raccontarono, scosse cielo e terra.
Mario Ardigò, Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.