Cristo è risorto! E’ veramente risorto!
Molti anni fa, durante la mia prima giovinezza, ascoltai in televisione l’ultimo grido pasquale di Giovanni Battista Montini, rivolto con voce roca alla grande folla dabbasso: “Cristo è risorto! E’ veramente risorto!”. All’epoca non avevo capito bene certe cose. Eppure, emotivamente, quella voce mi scosse e mi rimase impressa per tutta la vita. Essa ora è una dei sostegni delle mie più ferme convinzioni di fede. Mi è tornata spesso alla mente nei momenti critici.
Devo senz’altro ammettere di aver poco compreso la figura del Montini, quando fui suo contemporaneo. Del resto visse, all’epoca, tempi bui; era poco amato anche da una parte di quelli della sua stessa fede. Ricordo che in quegli anni una persona solitamente piena di speranza come Giorgio La Pira, ad un certo punto sbottò “Vedo nero, vedo tutto nero!”. Riconosco che da ragazzo fui tra coloro che trattavano con sufficienza diversi temi cari a Montini e lo stesso Montini. Crescendo imparai a conoscerlo meglio, incontrai persone che gli erano state vicine da giovani e che me ne parlarono. Lessi di lui. Ma ormai era tardi. Il suo tempo era ormai concluso… Ora però, entrando nell’età anziana, mi trovo a essere più “montiniano” che mai. Oggi, forse, sono veramente, direi finalmente, un suo contemporaneo, e probabilmente, e paradossalmente, lo sono meno rispetto a molti di coloro che, viventi in questo tempo, mi circondano.
Alcune espressioni collettive di oggi della nostra fede mi coinvolgono poco. Non sono molto portato all’emotività e a seguire le moltitudini. Una certa indocilità fa ormai parte permanentemente della mia indole. Diffido un po’ dei capi carismatici. Ad un chiesone pretenzioso di orgoglio principesco come quello che, da noi, racchiude, e in un certo senso certe volte imprigiona, il vertice della nostra istituzione religiosa, preferisco la serena tranquillità della chiesa madre della famiglia che ho costituito, dove mi sono sposato e dove ho fatto battezzare la mia primogenita, là sull’Aventino, il quartiere di mia moglie. E ho imparato anche ad affezionarmi alla nostra nuova chiesa, qui alle Valli, dove ho fatto battezzare la mia secondogenita, ma maggiormente da quando l’aria di novità è venuta un po’ passando, sono comparse le prime crepe, certe macchie di umidità, da quando, insomma, mi si è fatta simile. Eppure, per quanto il tempo faccia il suo corso, e il cemento armato invecchia molto più rapidamente della pietra, ogni tanto entrando si trova qualcosa di inatteso. Negli anni i muri si sono andati popolando di dipinti. Oggi poi è tutta addobbata per la Pasqua. Insomma, quell’edificio non è come una bella conchiglia di quelle che si trovano sulla spiaggia, ormai prive del vivente che le costruì. Questo continuo lavorio interno è l’immagine di ciò che accade in una persona nel corso della sua vita. Ecco che, da noi, la statua di San Clemente papa della mia infanzia è stata messa a presidiare un altro settore della parrocchia e in chiesa è apparsa un’altra sua bella effigie tutta rinnovata. Tutto questo dimostra che costituiamo ancora un corpo vivo! Ma anche che, in fondo, nella nostra fede, nulla va veramente perso delle persone e delle opere buone del passato.
Quel grido pasquale di Montini è infatti ancora parte viva di me e, ora, anche di voi che ne avete letto qui.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.