lunedì 9 aprile 2012

Dare contenuto al nostro servizio

Dare contenuto al nostro servizio

 Riacquistato il senso e la fiducia del nostro compito alla luce dell’insegnamento e degli indirizzi del Concilio, dobbiamo dare contenuto sempre più generoso e concreto al nostro servizio alla Chiesa e ai fratelli

 Dalla lettera scritta da Vittorio Bachelet ai presidenti diocesani di AC il 17-9-67

 Nell’entrare in AC ci si propone spesso di rendere anche un servizio per gli altri. L’obiettivo non è quindi solo quello del miglioramento personale.
 Quando si pensa a ciò che si fa per gli altri, si è spesso insoddisfatti, in particolare pensando a quello che fanno altri gruppi laicali.
 Bisogna rendersi conto, però, che l’impegno di fede proprio dei laici si sviluppa in gran parte fuori delle organizzazioni religiose. Spesso quello che si fa “all’esterno” non è particolarmente considerato e apprezzato, ma è un errore. In particolare, nei documenti del Concilio Vaticano II  è definito il campo d’azione privilegiato dei laici e lo si individua, nel gergo teologico, nell’animazione del profano. Che significa? Vuole dire che la vita che uno conduce in famiglia, nel lavoro, negli affari politici e nelle altre occasioni sociali conta e conta molto. Se poi ci si impegna anche nelle attività sociali, ad esempio, di una parrocchia è bene, ma non consiste in questo quello che primariamente si chiede ai laici.
 Il ruolo laicale nella società civile non consiste nemmeno nell’essere propagandisti di religiosità o agenti della gerarchia della nostra religione. Anzi, certo proselitismo può essere vissuto con fastidio negli altri.
 Il compito dei laici è innanzi tutto quello di adoperarsi per contribuire a trasformare la società intorno a loro con l’affermazione di valori che corrispondano agli ideali religiosi da loro professati. Sono chiamati, secondo un’immagine biblica, a farsi come lievito dell’impasto o sale nel cibo. Fuori di metafora: a cambiare la società in cui vivono senza tiranneggiarla.
 In questo lavoro non conta molto l’eloquenza, ma spesso si ottengono migliori  risultati con l’esempio di vita e la sapienza nelle varie discipline secondo le quali si comprende il mondo e si costruisce in esso. Edificarsi uno stile di vita che corrisponda a a certi ideali può quindi essere considerato come il lavoro che prepara quello successivo, di intervento nella società.
 Poi naturalmente ci si può anche incontrare il martedì (non però il martedì di questa settimana) in parrocchia per passare lietamente e utilmente un’ora insieme. Potremo anche scambiarci opinioni per telefono o via mail. Ma non è che ci sarà accreditato a merito solo questo. Conterà specialmente tutto il resto.
 A volte, nei momenti sconsolati, ci chiediamo forse se quello che facciamo serva veramente. La fede ci appare allora in un certo senso, secondo la metafora che troviamo nel film L’ultimo sigillo di Ingmar Bergman, come un grido nella notte, e nessuno risponde. Ma il senso religioso delle cose ci convince poi a non far tanto conto su noi stessi. La nostra fede ha cambiato e sta ancora cambiando il mondo nonostante innumerevoli sconfitte personali e la perdita di tante vite buone. Dopo l’assassinio di Vittorio Bachelet, il 12 febbraio 1980, si ebbe modo di ragionarci molto su.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.