Alba
Ancora un’alba sul mondo:
altra luce, un giorno
mai vissuto da nessuno,
ancora qualcuno è nato:
con occhi e mani
e sorride.
David Maria Turoldo
Mie riflessioni
Nella mia stanza d'ufficio ho appeso la poesia di Turoldo che ho sopra trascritto. C'è indubbiamente una continuità nella nostra vita e, a volte, il passato pesa, e pesa molto, addirittura ci atterra. Questo accade, ad esempio, a chi, in carcere, sta soffrendo una pena per obbligo deciso dalla collettività. O al malato grave che, dopo l'effimera libertà del sogno notturno, al mattino deve prendere di nuovo coscienza della sua precaria condizione di vita.
Eppure la vita è anche discontinuità, nuovo inizio. Il succedersi dei giorni, con l'alternarsi di giornate e di notti, di luce e di buio, ce lo evoca. E' quindi la stessa natura, alla quale in tante cose dobbiamo soggiacere come a una spietata padrona, in particolare nel progressivo decadimento fisico e nella malattia, a rappresentarcelo.
In particolare, nelle cose umane cambiare è possibile. Le società riescono a mutare piuttosto velocemente e, a volte, inaspettatamente, anche se non necessariamente in meglio. Anche quando ci lasciamo semplicemente trascinare da un moto collettivo, come gli uccelli in uno stormo in movimento, ne siamo nondimeno coautori, il corso delle cose è determinato pure da noi. Per non lasciarci travolgere dagli eventi bisogna innanzi tutto ragionarci su. E per incidere sulle sorti di una collettività bisogna ragionarci su insieme ad altri. Paradossalmente questo è divenuto più difficile ai nostri tempi, così affollati di persone. Si è parlato, in merito, di “folle solitarie”. Lo constatiamo, ad esempio, quando cerchiamo di rafforzare, mediante nuove energie, una piccola società come una comunità parrocchiale, che è fondata su forti idealità piuttosto che su bisogni elementari. C'è una certa difficoltà a credere in progetti comuni lungimiranti, che vadano oltre il futuro prossimo. E, prima di tutto, anche solo a pensarci su, a elaborarli con piena responsabilità. Si dispera di poter determinare mutamenti rilevanti. Appare tutto un vano agitarsi. Che vantaggio viene all’uomo da tutta la fatica in cui ci si affanna sotto il sole? Ciò che è stato è ciò che sarà: niente di nuovo sotto il sole. Ciò che è storto non si può raddrizzare, si pensa.
C'é però un tirocinio verso il nuovo che si può seguire per riacquistare fiducia in noi: è quello di richiamare e rivivere nella memoria le fasi storiche che hanno segnato cambiamenti collettivi significativi. Ad esempio quella segnata dal Concilio Vaticano II, del quale quest'anno ricorre l'anniversario dei cinquanta anni dall'inizio. Se oggi, ad esempio, possiamo ascoltare tutta la Messa in italiano lo dobbiamo a quell'evento. Ho cinquantacinque anni e da bambino ho fatto in tempo a partecipare a Messe domenicali in latino. Per gli adulti di allora sembrava impossibile che si potesse cambiare, dopo decine di secoli di liturgie in quell'antica lingua, ormai compresa veramente solo da chi aveva fatto almeno il liceo o il seminario. A mia nonna piaceva non potere capire tutto della liturgia, le pareva che il sacro ne fosse valorizzato. Potremmo rinunciare, oggi, a comprendere le parole della Messa?
Mario Ardigò - Azione Cattolica San Clemente Papa - Montesacro, Valli