Che cosa sapeva di Gesù un laico del Duecento come Francesco d’Assisi?
Nel libro “Francesco d’Assisi”, edito da Mondadori nel 1989, l’autore Franco Cardini si chiede che cosa sapesse del Cristo un uomo come Francesco d’Assisi, un laico che non aveva nessuna specifica cultura scritturale o ecclesiastica e che non aveva mai frequentato con assiduità ambienti religiosi.
I laici del suo tempo ne avevano un’idea a tre livelli: evangelico, sacramentale, immaginale.
Le Scritture erano apprese essenzialmente tramite la predicazione. Un laico che volesse impegnarsi a leggerle direttamente in latino era addirittura sospettato di eterodossia. Tuttavia i preti di allora spesso ne avevano una conoscenza insufficiente.
C’erano gli affreschi o le sculture delle chiese, che però creavano un po’ di confusione perché gli artisti si ispiravano spesso ai vangeli apocrifi.
C’era una forte devozione per Gesù-sacramento. Si sapeva che la consacrazione trasformava realmente pane e vino nel corpo e sangue di Gesù.
“Ma dal Cristo evangelico conosciuto a brani, con qualche incertezza e nebulosità, o dal Cristo dell’altare avvicinato e magari amato nel mistero eucaristico, era difficile attendersi indicazioni immediate sul da farsi.”
C’era poi quello che Cardini definisce “Cristo delle immagini”, delle icone, raffigurato in tre modi fondamentali: il Cristo-Bambino; il Cristo in maestà, sul trono; il Cristo crocifisso.
“Ma l’immagine del crocifisso non era così comune come sarebbe poi divenuta …: sovente la croce era un simbolo trionfale, un gioiello gemmato o sagomato in forma di Albero della Vita, e non portava appesa la forma di Gesù”.
La stessa tavola dipinta sagomata in forma di croce in San Damiano (il “crocifisso di San Damiano”) presentava un Cristo appeso con quattro chiodi, ma assolutamente privo di segni di sofferenza, secondo il modello bizantino del Cristo trionfante.
Nondimeno Francesco d’Assisi, contemplando la tavola di San Damiano iniziò a fare della crocifissione di Gesù il centro della sua meditazione.
“…a Francesco non era accaduto nulla di speciale: salvo che egli aveva cessato di essere un cristiano come un po’ tutti gli altri, che accettava il mistero dell’amore e della passione come una vecchia e sia pur verissima storia da confinare tra le mura delle chiese o nei recessi della mente e alla quale rendere omaggio soltanto durante le feste comandate o nei momenti di intimo abbandono”.
Egli, secondo Cardini, comprese inoltre che come laico gli competeva innanzi tutto il fare, l’azione, in senso letterale.
“Bisognava quindi ‘agere’ [latino: agire], fare qualcosa e farlo subito".
Mario Ardigò – Azione Cattolica San Clemente Papa – Roma – Montesacro, Valli