Un brano di Dionigi l’Aeropagita (sulla bellezza-bontà) e mie riflessioni in coda
Dall’opera Nomi Divini di Dionigi l’Aeropagita (1° sec. d. C. – si convertì a cristianesimo in seguito alla predicazione di san Paolo – si veda in Atti degli apostoli cap. 17 vers.34), come riportato in Olivier Clément, Nuova Filocalia, Edizioni Qiqajon, 2010, pag.26.
[Dio è bellezza] E’ questa bellezza a produrre ogni amicizia, ogni comunione. E’ questa bellezza … a muovere tutti gli esseri e a conservarli dando loro l’amoroso desiderio della loro propria bellezza. Essa costituisce dunque per ciascuno il suo limite e l’oggetto del suo amore, poiché è lei il suo fine … e il suo modello: tutto infatti si definisce a sua immagine. Così, l’autentica bellezza si confonde con la bontà, perché, qualunque sia il motivo che muove gli esseri, essi tendono sempre alla bellezza-bontà, e non c’è cosa alcuna che non partecipi della bellezza-bontà … Grazie a essa tutte le cose sussistono, sono unite e distinte, identiche e opposte, simili e dissimili, i contrari comunicano e gli elementi uniti si sottraggono alla confusione … Ancora grazie a essa tutto comunica con tutto, ciascuno alla sua maniera, gli esseri si amano senza perdersi gli uni negli altri, tutto si armonizza, le parti si accordano in seno al tutto … le generazioni si succedono, le menti, le anime e i corpi restano nello stesso tempo fissi e mobili perché essa è per loro simultaneamente stasi e movimento, dato che è al di là dell’una e dell’altro.
Mie riflessioni
La prima lettura della Messa di domenica 26 febbraio 2012 è tratta dal libro della Genesi e si riferisce all’alleanza stabilita con Noè, i suoi discendenti e tutti gli animali dalla terra salvati nell’arca durante il diluvio.
Si può considerare quel racconto in diversi modi e con diversi propositi. Una lettura spirituale, che fa risuonare nell’interiorità, lentamente e per diverse volte di seguito, quelle parole che ci giungono dall’antichità, può risvegliare potenti emozioni, in particolare l’immagine e il desiderio della pacificazione tra i viventi, di quella bontà-bellezza di cui scrisse Dionigi l’Aeropagita.
E come la mettiamo con la realtà dura della natura, che vediamo sempre travagliata dalla lotta per l’esistenza, addirittura per la stessa sopravvivenza, con i viventi impegnati a mangiare gli altri e a cercare di non essere mangiati o uccisi?
Le nostre città e la nostra stessa civiltà sono un tentativo di sottrarsi a quel modo di vivere nella violenza. Anche nel nostro quartiere, che in molti documentari è stato ripreso come dimostrazione di un tipo di urbanistica funzionale in cui la bellezza non era certo il primo dei moventi degli architetti e costruttori, troviamo un ordine, espressione di una intenzionalità di bene. Ci sono posti per gli edifici destinati ad abitazione, ci sono le strade in cui si circola secondo la disciplina del codice, tenendo la destra, rispettando i segnali stradali e la regola suprema di non fare del male agli altri, di evitare scontri e investimenti, ci sono marciapiedi per i pedoni. Si cerca di preservare la vita umana. Ma c’è un posto anche per la natura. Gli alberi di via Val Padana, ad esempio, che oggi ospitano colonie popolose di uccelli. Non sono vegetazione spontanea, sono stati piantati con un preciso progetto, lungimirante perché si pensava all’effetto che si sarebbe prodotto dopo venti/trent’anni da quando vennero messi a dimora i “pinetti”. E c’è il “pratone” che via via, alcuni dicono “di elezione in elezione”, da spazio destinato all’ulteriore edilizia (le buche quadrate che ha in mezzo erano spazi per le fondazioni), è stato conquistato al quartiere come territorio franco per immergersi nella natura ed è stato organizzato come luogo ameno. Si tratta di un ordine che sentiamo però come precario. Ad esempio, da quando, per i lavori per la metropolitana in piazza Conca d’Oro, è stato necessario istituire una nuova disciplina del traffico e una imponente corrente di veicoli attraversa il quartiere, lungo via Val di Lanzo, la vita comune è peggiorata. Non credete? Lo si temeva e ricordo che se ne è discusso in parrocchia prima che i lavori iniziassero. Il flusso delle macchine è molto aumentato anche lungo via Val Santerno, passando proprio davanti all’ormai piccolo sagrato della chiesa parrocchiale, disperatamente presidiato da paletti e catenelle davanti alle scale che portano al marciapiede. Si tratta di cose alle quali si fa più caso quando, o per malattia o per anzianità, il camminare si fa più incerto e difficoltoso. La velocità della macchine allora fa veramente paura. E’ un’emozione che probabilmente provano, in natura, anche gli animali selvatici verso certi predatori, quando appunto l’avanzare degli anni rende meno acuti i sensi e meno agili gli arti.
L’ordine della natura è, in realtà, frutto di molta violenza ed è sempre instabile. L’ordine della città deriva dal nostro desiderio di pace. Anch’esso è instabile. A differenza di ciò che avviene in natura, il nostro desiderio è però di preservare i viventi, primi fra essi gli umani. Non lasciamo quindi che la lotta per l’esistenza venga portata alle sue estreme conseguenze; che, poniamo, il grosso SUV faccia fuori la piccola vecchina appena uscita dalla Messa (il pesce grosso mangia il pesce piccolo, secondo l’ordine della natura). Perché?
Io ho una mia idea in merito, ma mi piacerebbe conoscere l’opinione di chi legge, per discuterne.
Mario Ardigò – AC San Clemente Papa – Roma, Montesacro, Valli.