sabato 14 marzo 2026

L'ateismo virtuoso

 

L’ateismo vrtuoso



Il dio della guerra arma il suo popolo

 

  Riceviamo la parola ateismo dal francese. Ma il termine, come molti altri del gergo filosofico, origina dal greco antico, nel quale si aveva ἀθεότης, che si legge atheótees e che indicava la posizione di chi negava gli dei, non rispettava gli dei della città o non era sotto la loro protezione. Nella nostra cultura la parola esprime prevalentemente il primo significato.

  Nel greco era composta dalla parola che significava gli dei preceduta dal prefisso negativo “a” (in greco alfa), che significava assenza, privazione, negazione del significato della parola alla quale era unito.

  L’ateismo è diffamato nella nostra cultura religiosa eppure fu un tratto caratteristico delle comunità cristiane delle origini, le quali appunto vennero accusate di ateismo, con riferimento ai culti pubblici praticati nell’Impero romano dove iniziarono a diffondersi nel Primo secolo.

  Un Padre della Chiesa, Giustino, nato a Nablus in Palestina e morto martire a Roma sotto l’imperatore Marco Aurelio,  a metà del Secondo secolo in una Apologia  diretta all’imperatore romano Antonino Pio scrisse, al capitolo 6:

 

καὶ ἀθεοὶ μὲν εἶναι κατηγορούμεθα·
ὁμολογοῦμεν δὲ ἀθέους εἶναι τῶν τοιούτων λεγομένων θεῶν,
οὐ μέντοι τοῦ ἀληθεστάτου θεοῦ.

 

che si legge:

 

 kai ateòi men ènai kateegorùmetha: omologùmen de athèus èinai ton toiùtoon legomènoon teòon u mèntoi tù alethestàtu teù

 

e si traduce letteralmente in italiano:

 e atei invero siamo considerati: ammettiamo invero atei essere verso questi cosiddetti dei ma non però verso il verissimo Dio.

 

  Abitualmente, di fronte a religioni diverse dalla nostra, siamo portati ad  opporre le ragioni delle nostre teologie, quasi che quelle fedi fossero delle specie di eresie rispetto alla nostra e, quindi, si potesse correggerle per quella via.

  Però, di fronte a quell’empia scena allestita alla Casa Bianca, a Washington D.C., qualche giorno fa, con al centro il Presidente federale in carica, resosi colpevole del crimine di aggressione bellica contro la popolazione iraniana e che si vanta con toni feroci di aver ordinato le stragi in corso contro quella gente sventurata, condannata a quella fine fondamentalmente, almeno per ciò che riguarda il governo americano, per il fatto di vivere su ingentissime riserve di petrolio senza essersi piegata ai capitalisti occidentali, e intorno sedicenti predicatori evangelici che invocano su di lui l’assistenza e la protezione di un loro dio, sento di dover recuperare, da cristiano, i costumi delle origini, la via di Giustino. E di dover quindi proclamare il mio totale, assoluto, irriducibile ateismo verso quella loro immagine di dio. Non c’è possibilità di intesa, di dialogo, di ecumenismo. Ci può essere solo il ripudio e la resistenza.   

  E’ una religione quella? Se lo è va combattuta. Non mi servono le ragioni delle nostre teologie, i loro sofismi, e rifiuto i toni ammorbiditi della diplomazia clericale. Lo faccio in nome della comune umanità, ciò che nell’antichità romana veniva definito humànitas e  che in cuore fa nascere la pietà e anche il principio secondo cui la grandezza del vincitore si misura dal modo in cui tratta il vinto,  puramente e semplicemente. E’, quella, una religione disumana, letale, empia perché spietata.  Verso di essa l’ateismo, al modo dei cristiani delle origini,  è doveroso e virtuoso.

  Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli