sabato 21 febbraio 2026

Organizzare la sinodalità - 3

 

Organizzare la sinodalità – 3

 

  Quando si pone mano a qualsiasi cosa nella nostra Chiesa ci si trova davanti ad ostacoli apparentemente insormontabili, a meno che non si rimanga allo stato delle consuetudini e frequentazioni informali.

  La nostra struttura istituzionale ecclesiastica è assolutistica e a  me qui non interessa minimamente discuterne la legittimazione e la fondatezza teologica. Non sono, non voglio essere, non voglio essere considerato qualcosa di simile a un teologo. Anche se avessi in qualche misura una competenza sufficiente, e non l’ho, rifiuterei l’ufficio di teologo, pur consapevole che, come tanti altri mestieri necessari ma spiacevoli, esso ha una sua ragion d’essere in ambito ecclesiastico. Ma a causa delle teologie si è fatto tanto male, vi sono state violenze così efferate, e a questo sono state portate di volta in volta tante giustificazioni, perché io possa in coscienza anche solo considerare l’idea di spacciarmi per qualcosa di simile a un teologo, almeno fino a che la comunità scientifica dei teologi non farà i conti veramente con tutto quell’orrore che permea la storia fin dalle origini. Fatto sta che lo strumento principale dell’assolutismo ecclesiastico è proprio la teologia.

  Non si può aprir bocca nella nostra Chiesa senza che l’armamentario teologico reagisca per chiudertela.

  In Italia la partita s’è chiusa con l’unità nazionale, a lungo scomunicata dal Papato romano, espellendo la teologia dalle università statali. E’ stato osservato che così, però, si è costretta la teologia cattolica sotto il giogo dell’assolutismo ecclesiastico. Nelle Università pontificie, istituzioni di grande valore propriamente scientifico, anche nelle discipline teologiche, la vita mi pare sempre un po’ precaria: basta una parola di un gerarca a cancellarti e tacitarti.

  Così è e non dobbiamo aspettarci che cambiamenti avvengano a stretto giro, come si dice. Ad alcune persone questo rassicura, vale a dire che la nostra Chiesa sia indietro di trecento anni, come riteneva una nostra grande anima, il caro Carlo Maria Martini, perché andando così lenti non si rischia di essere sballottati qui è là dalle mode del momento. Io osservo che questa arretratezza, che si è fatta selettiva, perché riguarda più che altro ogni questione in cui è coinvolto l’esercizio del potere ecclesiastico, ha fatto soffrire tanta gente di valore, con uno sconsiderato spreco di risorse umane.

  Ma come tenere tutto insieme senza questo giogo dell’assolutismo ecclesiastico? Ad un certo punto  è sempre servito, mi ha obiettato un amico in una degli scorsi  incontri del Movimento ecclesiale di impegno culturale. Non c’è altro modo per gestire la complessità dei sistemi che l’ordine gerarchico. La storia lo dimostra chiaramente, fin dall’antichità.

  Osservo, però, che conviene partire da questo punto: da vent’anni si cerca di rivitalizzare le Chiese in Italia, in particolare richiamando ad un maggiore impegno le persone non legate a particolari condizioni di vita ecclesiastiche, vale a dire i più, e non ci si riesce. Con il regno di papa Francesco si è pensato di farlo stimolando una sinodalità ecclesiale in un modo che non c’era mai stato in passato, vale a dire estendendola a tutti gli ambienti e a tutte le persone, quale che sia il loro stato ecclesiastico.

  Un anziano gerarca ecclesiastico, che ha dominato in Italia al tempo di quello che alcuni storici della Chiesa hanno iniziato a definire un lungo inverno, durato all’incirca del 1985 al 2005, addirittura più o meno una generazione, ha detto che, così facendo, quel Papa non ha tenuto sufficientemente conto della tradizione. E come dargli torto? Ma che triste e feroce tradizione è stata quella dell’assolutismo!

   Una volta che ci si è decisi per questa sinodalità (ampiamente praticata nelle altre Chiese cristiane), si può passare oltre alle questioni teologiche, dandole per risolte (si è espressa anche la Commissione teologica internazionale), e si può passare all’aspetto pratico, che è molto importante, perché è inutile teorizzare di sinodalità prima di averla messa in pratica sulla base del semplice, evidente, principio dell’agàpe evangelica.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli