mercoledì 3 dicembre 2025

8 Dicembre: Festa dell’adesione all'Azione Cattolica

 

8 Dicembre: Festa dell’adesione all'Azione Cattolica

 

Preghiera per l’adesione

 

Signore Gesù, che per il dono della vita e del Battesimo mi chiami ogni giorno a manifestare il tuo amore per gli uomini e per tutto il creato, ti ringrazio della fiducia che continui a riporre in me.

 Desidero mettermi totalmente nelle tue mani, rimanere sempre in comunione con te e unito alla Chiesa e ai tuoi pastori. I miei progetti, le mie scelte e l’impegno di ogni istante della mia vita siano indirizzati alla crescita del tuo Regno.

 Consapevole che questa è la missione dell’Azione Cattolica, nella quale ragazzi, giovani e adulti, uomini e donne, crescono insieme nella passione per il tuo Vangelo, mi impegno in un’adesione sincera per essere aiutato e sostenuto nella mia vocazione di laico cristiano e perché l’Associazione viva con fedeltà il suo mandato.

 Spirito Santo che guidi i credenti e conduci l’umanità tutta all’incontro con il Padre, sii luce e forza per la mia strada, che desidero sia sempre e soltanto quella del discepolo che segue te, Maestro e Signore.

 Padre, nel nome di Gesù e per l’intercessione di Maria Immacolata, Madre nostra e Regina dell’Azione Cattolica, ti chiedo il dono dello Spirito Santo per la Chiesa e in essa per tutti gli aderenti di Azione Cattolica. Il fuoco del tuo Spirito o Dio, scenda in noi tuoi figli di AC, affinché rinnovati, fortificati e arricchiti diventiamo nella Chiesa, nelle famiglie, nella società presenza viva e operosa di Gesù che si offre per l’edificazione di tutti. Così sia.

 

 

L'8 Dicembre, solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, celebreremo la Festa dell’adesione all’Azione Cattolica. Rinnoveremo gli impegni associativi e riceveremo le nuove tessere.

  Siamo un piccolo gruppo, noi della parrocchia di San Clemente papa, a Roma, Montesacro - Valli, nel Nord Est della città, vicino al fiume Aniene. Fino agli anni ’80 è stato molto più numeroso. C’erano anche i più giovani; ora siamo solo adulti.

  Dagli anni ’90 mi pare che in parrocchia si sia pensato che non fossimo più utili, che l’esperienza dell’Azione Cattolica fosse superata.

  Non è così.

 L’Azione Cattolica con i suoi 229.000 associati è ancora uno strumento fondamentale per l’attuazione della dottrina sociale in Italia, in particolare nella formazione democratica e nella costruzione politica, per indirizzare la società in cui viviamo secondo i principi della fede, nella missione riassunta  al numero 31 della Costituzione dogmatica Luce per le genti  deliberata durante il Concilio Vaticano 2°:

 

«Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico [… ]».

 

Quelle che nel documento vengono definite come “cose temporali” sono le società umane e l’ambiente in cui esse vivono, nello sviluppo della storia, quindi nel tempo, da cui l’aggettivo temporale, che significa ciò che matura nel tempo, per distinguerlo da ciò che si ritiene eterno e che viene anche indicato come Regno di Dio, a cui tutto tende e che di tutto è il compimento.

  Questo è anche un compito con rilevanza religiosa, come espressione dell’agàpe  evangelica, definita anche come carità. Fu il papa Pio 11° che ne parlò in questi termini in un discorso del 18 dicembre 1927 parlando agli universitari della Federazione Universitaria Cattolica Italiana:

 

I giovani talora si chiedono se, cattolici come sono, non debbano fare alcuna politica. Ed ecco che, dedicando il loro studio ai suddetti argomenti, vengono a porre in sé stessi le basi della buona, della vera, della grande politica, quella che è diretta al bene sommo e al bene comune, quello della polis, della civitas, a quel pubblico bene, che è la suprema lex a cui devono esser rivolte le attività sociali. E così facendo essi comprenderanno e compieranno uno dei più grandi doveri cristiani, giacché quanto più vasto e importante è il campo nel quale si può lavorare, tanto più doveroso è il lavoro. E tale è il campo della politica, che riguarda gli interessi di tutta la società, e che sotto questo riguardo è il campo della più vasta carità, della carità politica, a cui si potrebbe dire null'altro, all'infuori della religione, essere superiore. È con questo intendimento che i cattolici e la Chiesa debbono considerare la politica; poiché la Chiesa e i suoi rappresentanti, in tutti i gradi di tal rappresentanza, non possono essere un partito politico, né fare la politica di un partito, il quale per natura sua attende a particolari interessi, o se pur mira al bene comune, sempre vi mira dietro il prisma di sue vedute particolari.

 

  Un po’ di storia.

L’esperienza dell’Azione Cattolica italiana è unica nel mondo: un’associazione laicale (i preti vi svolgono il ministero di assistenti ecclesiastici), strettamente integrata con la gerarchia ecclesiastica che ha contribuito in maniera determinante a costruire, già durante gli ultimi tempi del regime fascista mussoliniano, dal 1943,  un nuovo sistema politico e istituzionale  democratico in Italia, con una nuova Costituzione.

 Il paradosso è che era stata costituita nel 1906, dopo la fine dell’Opera dei Congressi, l’organizzazione che dal 1874 coordinava le associazioni del laicato italiano  che animavano varie forme di impegno civile e religioso,  proprio per contrastare le tendenze favorevoli a promuovere un impegno democratico  nella politica nazionale  italiana di allora, nel nuovo Regno unitario costituito nel 1865 sotto la dinastia dei Savoia.  Questo era stato vietato ai cattolici italiani come reazione alla sottrazione da parte del Regno d’Italia di territori  allo Stato Pontificio, il regno del Papato nell’Italia centrale con capitale Roma e, nel 1870, alla soppressione di quel regno stesso all’esito di una breve guerra.

 Ne era seguita una lunga emarginazione dei cattolici dalla politica nazionale italiana, attenuata nel 1913 e poi superata nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale, a seguito della costituzione da parte del prete siciliano don Luigi Sturzo e di altri del Partito Popolare Italiano.

 Tuttavia dal 1922 ai fascisti di Benito Mussolini fu affidata la guida della politica nazionale e dal 1924 il regime si trasformò rapidamente in una dittatura.

 Nel 1931 i cattolici italiani, dopo i Patti Lateranensi che nel 1929 avevano posto fine alla frattura con il Regno d’Italia detta “Questione romana” perché riguardava principalmente la sottrazione al regno dei Papi della città di Roma,  furono esortati a collaborare nella riforma  corporativa dell’economia italiana progettata dal fascismo con la quale si volevano sedare i conflitti sociali.

 A seguito dell’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale e della progressiva disfatta Italiana, l’orientamento del Papato mutò e il papa Pio 12º, con una serie di radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945, esortò alla costruzione di un nuovo ordinamento democratico italiano ed europeo che valesse a ripristinare e a mantenere la pace. Ciò in Italia fu fatto con il contributo determinante di persone provenienti dall’Azione Cattolica italiana.

 Un partito di orientamento cattolico, la Democrazia Cristiana, ebbe il controllo del governo nazionale e della politica nazionale e locale dal 1945 al 1994.

 Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica italiana dal 1992 al 1999 tenne sempre, all’occhiello del bavero della giacca, il distintivo dell’Azione Cattolica italiana. Proviene dall’Azione Cattolica italiana anche l’attuale Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

 In nessun’altra nazione del mondo un’organizzazione di Azione Cattolica ebbe dalla gerarchia ecclesiastica la missione che fu affidata a quella italiana: la costruzione di un nuovo stato e addirittura di un nuovo ordinamento continentale. L’Unione Europea è in gran parte frutto dell’azione politica dei cattolici italiani, unitamente ad altre importanti componenti: è valsa a mantenere finora la pace tra popolazioni che si erano ferocemente combattute dall’antichità e fino alla Seconda Guerra mondiale, purtroppo anche con il pretesto di motivazioni religiose. Essa si fonda sul grande principio di sussidiarietà, elaborato dai teorici della Santa Sede: significa che le istituzioni politiche più grandi non debbono prevaricare quelle minori, ma lasciar loro spazio di autonoma azione, sostenendole nel caso occorra. Questo significa lasciar spazio alla società civile.

Il Concilio Vaticano 2°

  Tra il 1962 e il 1965, in varie sessioni di lavori, si svolse a Roma il Concilio Vaticano 2°, la grande assemblea del Papa con i vescovi del mondo, che ebbe al centro la costruzione di un  nuovo rapporto della Chiesa cattolica con il mondo e le altre religioni, al fine di edificare un ordinamento globale di pace e solidarietà che creasse ambienti sociali fecondi anche per l’evangelizzazione, una nuova considerazione della missione delle persone laiche nella Chiesa e delle relazioni tra esse e la gerarchia ecclesiastica e la riforma della liturgia, con la possibilità di un più ampio utilizzo delle lingue nazionali, in particolare nella messa, che fino ad allora veniva celebrata in gran parte in latino.

  Propositi espressi nel grandioso inizio della Costituzione pastorale La gioia e la speranza  del Concilio Vaticano 2°:

 

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

 

  Negli anni seguenti l’Azione Cattolica italiana fece dell’attuazione dei principi di quel Concilio uno dei propri scopi principali. Con la riforma dello statuto del 1969, sotto la presidenza di Vittorio Bachelet,  definendosi come  esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica”, si aprì ulteriormente alla società italiana distinguendo  il proprio ruolo da quello del partito di ispirazione cattolica in modo da poter costruire un dialogo anche oltre le divisioni partitiche. A questo proposito si parla di scelta religiosa, ma questo non deve essere inteso come la rinuncia ad incidere nella costruzione sociale, politica e istituzionale: essa, anzi, rimase centrale in Azione Cattolica, considerandola manifestazione di carità, secondo gli insegnamenti del Magistero. Oggi l’Azione Cattolica è tuttora una delle principali scuole di formazione alla politica democratica.

  Dal 2015 l’Azione Cattolica italiana è stata tra i protagonisti dei processi della riforma sinodale promossi dal papa Francesco, che stanno proseguendo dopo l’approvazione dei documenti finali dei lavori delle assemblee sinodali, per il mondo e l’Italia, iniziati nell’ottobre 2021.

  Il lavoro formativo che si fa in Azione Cattolica è volto a dare gli strumenti per svolgere la missione che specificamente la Chiesa cattolica assegna alle persone laiche, vale a dire quelle libere da particolari vincoli ecclesiastici di condizione di vita, perché possano collaborare meglio e con competenza con la gerarchia ecclesiastica, ma anche agire con autonomia nelle società, per influirvi secondo i principi della fede. Durante il Concilio Vaticano 2° si riconobbe infatti l’importanza di questo lavoro comune, in particolare nella Costituzione dogmatica Luce per le genti, dove, al n.37 leggiamo

 

[I laici] Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. […] I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.

 

Persone colte.

  Ci sono alcuni caratteri che distinguono l’esperienza associativa in Azione Cattolica dalle tante altre che si fanno nella nostra Chiesa.

  Non abbiamo una nostra specifica spiritualità o condizione di vita.

 Si vuole essere persone colte e capaci di dialogo nel rendere conto della propria fede e nel partecipare all’edificazione sociale.

  La persona colta non è quella che sa di tutto e approfonditamente. Del resto la particolare  competenza in una certa disciplina, che sia la teologia morale o quella biblica o l’ingegneria e via dicendo, ormai è propria solo di specialisti che riescono a controllare unicamente un limitato campo di conoscenze e, per il resto, devono avvalersi della competenza di altri specialisti, cercando di essere sufficientemente acculturati, quindi consapevoli delle altrui discipline, per poter interagire utilmente con loro.

  La sapienza poliedrica come quella che, ad esempio, espresse Leonardo da Vinci, non è più alla portata di una singola persona, data l’immensità delle conoscenze e tecniche che sono diventate patrimonio condiviso dell’umanità.

  La persona colta è quella che, appunto, non si contenta di conoscenze superficiali, pur essendo consapevole di non poter approfondire tutto più di tanto, e che allora, dialoga in società per saperne di più, disposta anche a correggersi dove occorra. E’ cosciente delle proprie insufficienze, ma non vi si rassegna né pretende presuntuosamente di fare a meno del resto. Cerca quindi nel dialogo sociale, e lo studio è una forma di esso, di capire meglio, in primo luogo cercando di  individuare dove si è portatori di conoscenze affidabili, per farvi ricorso.

  Non si è persone colte se non si è disposte al dialogo, perché il dialogo sociale è la principale forma per capirne di più, e il dialogo non è produttivo se non si sente la necessità di comprendere meglio, cercando di superare i propri limiti,  e non si è  disposti a cercare di  saperne di più collaborando con altre persone, perché altrimenti si rimane chiusi nel proprio limitato ambiente.

 

Un piccolo gruppo

Siamo un piccolo cenacolo di Azione Cattolica, ma  è importante mantenerne viva l’esperienza nella  nostra parrocchia e cercare di coinvolgevi altre persone, rinnovandoci nei modi di presentarci e nei programmi.

  Chiediamoci: chi, se non noi, rimarrebbe a fare il lavoro che ci proponiamo?

 In fin dei conti nella nostra fede si cominciò in dodici più il Maestro.

  In un piccolo gruppo, quello che comprende fino a una trentina di persone, sono possibili relazioni  personali più forti e questo è un potente catalizzatore del dialogo sociale. E’ una importante opportunità. Cogliamola.

 Concludo augurando al gruppo buon lavoro nel prossimo anno associativo, in particolare collaborando nella vita della parrocchia e del quartiere nei limiti del possibile.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli