lunedì 8 settembre 2025

Vite sprecate?


 

Vite sprecate?

   Si è parlato di “vite sprecate” a proposito delle persone adolescenti o giù di lì che non vivono le loro secondo il mito delle vite dei santi giovani proclamati ieri.

   L’idea di uno spreco di vita mi lascia un po’ perplesso. Può essere intesa nel senso che la vita debba essere spesa. Per come la vedo io, la vita è fatta semplicemente per essere vissuta. Implica la certezza della sofferenza, per fatti naturali, o per mano propria o altrui, e la probabilità di far soffrire. Ma anche la possibilità della gioia. Il Vangelo cristiano esorta alla gioia e a lenire le sofferenze altrui, il che dà gioia. Una concezione utilitaristica dell’esistenza, come anche la malvagità di voler far soffrire la gente o di abbandonarla alla sofferenza potendo far qualcosa, rovina la vita.

  Se ci ispiriamo all’esempio celeste, constatiamo che enorme spreco di risorse ne venga fuori. Lo scrisse Saul Bellow verso la fine del romanzo Il dono di Humboldt, del 1976: organizzare tutto un sole per riscaldare un povero vecchio in un ospizio.

 Ma anche una vita vissuta male, nella sofferenza e nella malvagità, non può dirsi sprecata, perché è stata pur sempre vissuta.

  La memoria dei santi, è accaduto anche per Francesco d’Assisi, diviene prigioniera del mito che le viene costruito sopra. Questo dipende dalla funzione politica della proclamazione della santità di una persona del passato. La si propone come esemplare, ed esemplare in quanto perfetta, e perfetta perché conforme a come l’autorità, in un certo tempo storico,  pensa la si voglia in Cielo. Molti lati della biografia di una persona fatta santa ne possono risultare omessi o alterati, nella costruzione di una sua leggenda.

  Dunque le persone giovani di oggi dovrebbero essere come i giovani santi  fatti ieri?

   Nella loro leggenda manca molto di ciò che impegna ai nostri tempi le persone giovani.

 Per dirne una: non c’è lo sviluppo delle relazioni sessuali, che è uno dei doveri sociali di chi cresce. E’ la natura a spingere a questo. L’etica sessuale proposta dalla nostra dottrina morale per le persone giovani è insostenibile. Lo si sa bene. Così la religiosità delle persone giovani è in genere minata da acuti sensi di colpa. Faticosamente i più trovano alla fine una loro vita accettata socialmente anche in religione, ma  in questo la religione non li aiuta. Nella prassi pastorale, vale a dire nelle relazioni liturgiche, educative e sociali con il clero di prossimità, ci si passa sopra, dando ai fatti l’importanza che meritano. Si parla, a questo proposito, di misericordia. Ma la teologia morale è spietata. Sembra che non si possa che fare così.

  Nella vita di uno dei giovani santi di ieri contò molto la passione politica. Aderì al Partito popolare di Luigi Sturzo in un momento in cui divenne rischioso farlo, per l’incrudelire del fascismo mussoliniano. Nel 1921 venne anche arrestato per aver difeso il suo circolo di Gioventù cattolica dalla polizia. Fu ostile all’alleanza tra popolari e fascisti, nel primo governo Mussolini. Condannò gli omicidi Minzoni e Matteotti, attuati per mano della teppaglia fascista. Ho letto che il  socialista riformista Filippo Turati lo ricordò così: «Tra l’odio, la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo cristiano che crede, e opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo intransigente della sua religione, è pure un modello che può insegnare qualcosa a tutti». Temo che questa militanza politica abbia costituito a lungo una remora alla dichiarazione di santità. Ricordo che se ne parlava già quando, verso la fine degli anni ’70, entrai in FUCI e solo ora arriva. E nella leggenda costruita sul santo, il suo popolarismo democratico viene un po’ tenuto sullo sfondo. Egli capì il fascismo mussoliniano molto meglio del Papa che invece con esso perpetrò i Patti Lateranensi, nel 1929.

  L’idea di vite sprecate mi pare possa nascondere un profondo disprezzo per come le persone giovani realmente sono, in genere, alla loro età. Perché, con quel metro, sprecate lo sono gran parte delle vite giovani, anche di quelle degli ottantamila che erano ieri a piazza San Pietro, per la canonizzazione dei santi giovani.

  Di questo ero ben consapevole quand’ero anch’io un giovane cattolico  e ancor più lo sono ora. Nondimeno sono rimasto cattolico. A modo mio, come diceva Pietro Scoppola, del quale consiglio la lettura appunto del suo libretto Un cattolico a modo suo, Morcelliana 2008, scritto mentre si avvicinava per lui la fine. Racconta molte cose interessanti anche della sua gioventù cattolica.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli.