Sull’intervista di Giacomo Galeazzi a Giovanni Maria Vian,
pubblicata con il titolo “Giovanni Maria Vian - Cento giorni da Leone XIV il papa normale”
su La Stampa del 14 agosto 2025
Giovanni Maria Vian, storico del cristianesimo, ci informa l’articolo, insegna da trent’anni
presso l’Università La Sapienza di Roma e fino al 2018 è stato direttore del quotidiano
vaticano l’Osservatore romano. Dobbiamo pensare quindi che sia un
osservatore qualificato e molto ben informato delle vicende della Santa Sede.
Nell’articolo,
che riguarda il nuovo pontificato del papa statunitense Francis Robert Prevost, si danno alcune
informazioni che ritengo molto importanti.
La prima:
«La sua elezione lampo quasi plebiscitaria è stata preparata
da cardinali statunitensi
come
già aveva annotato Alberto Melloni durante il Conclave.
La seconda:
«Prevost è stato eletto prima del conclave. L’8 maggio,
giorno della prima fumata bianca, già all’ora di pranzo ha iniziato a scrivere
il suo discorso perché sapeva che sarebbe stato eletto».
La
terza: con l’elezione di Prevost si è voluto correggere lo stile di governo assolutistico, autocratico,
personalistico, impigliato in stereotipi mediatici, insufficiente nella gestione
degli affari di papa Bergoglio, che ha finito per dividere e polarizzare la
Chiesa e ha lasciato malconcia la Curia
vaticana assorbendo il Papato su di sé. Quindi papa Prevost si concentrerà su
questo e, secondo Vian, realizzerà una riforma del Papato attesa da mezzo secolo.
Procederà con un profilo basso, per questo nell’articolo se ne parla come di un
papa normale.
E’ possibile trarre argomenti per prevedere
gli orientamenti dell’attuale Papato dalla scelta del nome da regnante, “Leone”?
Vian ricorda che Leone XIII, il Papa della prima enciclica sociale della
modernità, la Delle novità – Rerum novarum, del 1891, aprì ad una nuova
sensibilità sociale, ma che fu anche un nostalgico del potere temporale,
rivendicandolo contro un’Italia finalmente unita, subendo l’ostilità dei
governi del nuovo Regno d’Italia. Però proclamò cardinale l’inglese John Henry
Newman (1801-1890), convertitosi al cattolicesimo dall’anglicanesimo, sostenitore
della necessità di una maggiore partecipazione delle persone laiche alla vita
della Chiesa, ecclesiastico per il quale papa Prevost il 31 luglio scorso ha
dato parere favorevole perché sia dichiarato Dottore della Chiesa universale.
Vian ricorda che Prevost venne segnalato a
papa Francesco dal canadese Marc Quellet, Prefetto per i vescovi. Da altre fonti si sa
che Bergoglio nel 2014 lo nominò vescovo in Perù e, da lì, nel 2023 lo portò a
Roma come Prefetto del Dicastero per i vescovi, carica che gli consentì di
farsi conoscere in tutto il mondo. Dopo il 2023 papa Francesco lo volle vicino
a sé durante gli ultimi viaggi apostolici. Da questi elementi si può concludere
che la candidatura di Prevost come Papa è stata preparata da papa Francesco. Tuttavia
Prevost, appoggiato dai cardinali statunitensi, capi di una Chiesa piuttosto
reazionaria rispetto al Concilio Vaticano 2° e nella quale si era polemizzato
con Bergoglio, è stato eletto Papa con la
missione di correggere ciò che Bergoglio aveva fatto e lo stesso suo
stile di governo. Tra i principali
obiettivi del Papato di Bergoglio vi è stata la riforma sinodale della Chiesa,
avviata dall’ottobre 2021 e giunta di recente ad un nulla di fatto pratico. Secondo Vian, si procederà piuttosto a
sviluppare la collegialità episcopale, secondo gli indirizzi del Concilio
Vaticano 2°, e, osservo io, questo significherà archiviare la sinodalità ecclesiale
che coinvolge anche chi non è vescovo. Bisogna vedere se la gente di fede accetterà
di sottostare a questo indirizzo, se
effettivamente caratterizzerà il nuovo governo al vertice. Vian ricorda le
molte umiliazioni subite dai gerarchi di curia ad opera di papa Bergoglio, ma
molto maggiori sono quelle subite dal cosiddetto laicato ad opera di gerarchia,
clero, religiosi (Prevost proviene da questi ultimi).
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli