mercoledì 16 aprile 2025

Teologia e politica

 

Teologia e politica


da

Romano Prodi, Massimo Giannini, Il dovere della speranza. Le guerre, la crisi dell’Europa e il dilemmi dell’Italia, Rizzoli 2024, anche in eBook e Kindle, pag.42,

 

«In politica internazionale non ho mai avuto chiese, sono sempre stato un “laico”, ho sempre creduto che quando si applica una “teologia” si rischia di fare solo danni. Anche quando si agisce animati dalle buone intenzioni […]»

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  La teologia è la riflessione ragionevole su una fede comunitaria sul senso soprannaturale di ciò che esiste, intesa nella sua mitologia, nelle sue concezioni sul mondo, nei suoi costumi, nella sua etica personale e sociale,  nei suoi riti e nella sua organizzazione sociale, comprendente il suo diritto. Natura è tutto ciò che esiste ed è osservabile con una certa metodica, o potrebbe esserlo o si congettura che potrebbe esserlo e che è distinto dalla cultura, come manifestazione sociale umana di concezioni, costumi e riti. Il soprannaturale è ciò che si congettura esista al di là  della natura, tuttavia determinandone il senso, per definizione senza quindi poter essere osservabile con una certa metodica, e che, come oggetto della teologia, è cultura.

  La finalità ultima della teologia è politica: serve a organizzare e governare società umane, secondo il loro senso soprannaturale nella natura creduto in una certa fede.

  Nel Magistero ecclesiastico spesso si criticano le teologie politiche, come strumentalizzazione della teologia e della religione.

  In realtà, come è facilmente argomentabile in base alla (relativamente) lunga storia delle religioni, e in particolare a quella dei cristianesimi, non esiste una teologia che non sia teologia politica. Infatti l’esigenza di costruire una teologia sorge solo quando si devono organizzare società secondo una determinata fede religiosa, vale a dire organizzata comunitariamente. L’esigenza di strutturare le convinzioni sul soprannaturale in un discorso ragionevole deriva dalla necessità di poter comunicare socialmente la fede, in modo da poter organizzare società ad essa coerenti.

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Facciamoci aiutare da ChatGPT per ricercare l’etimologia corrente della parola italiana “teologia” e il significato che le è attribuito.

La parola italiana "teologia" ha una storia affascinante che risale all'antichità.

📚 Etimologia:

"Teologia" deriva dal latino theologia, che a sua volta proviene dal greco antico θεολογία (theología), composto da:

·         θεός (theós) = “dio”

·         λόγος (lógos) = “discorso”, “parola”, “studio”, “trattazione”

Quindi, "teologia" significa letteralmente:
👉 “discorso su Dio” oppure “studio di Dio”.


📜 Origini del termine:

Il termine θεολογία [theologìa] era già usato nell’antica Grecia. Ad esempio:

·         Platone lo utilizza in senso poetico per indicare i discorsi mitici sugli dèi (come quelli di Omero).

·         Aristotele, invece, usava il termine in modo più filosofico, associandolo alla filosofia prima, quella che poi verrà chiamata metafisica.

Fu poi i Padri della Chiesa, e in particolare Origene e Agostino, a dare al termine un significato specificamente cristiano, indicando lo studio razionale e sistematico su Dio e le verità della fede.


📌 Riassunto:

·         Teo- → dio

·         -logia → discorso, studio

·         Teologia = studio sistematico su Dio e sulle verità religiose.

Perfetto, Mario, allora andiamo un po’ più in profondità sul significato e l’evoluzione del termine teologia e sul suo uso in altre lingue.


🕰️ Evoluzione del significato

1.    Età classica (Grecia antica)
Come ti dicevo, per Platone, la “teologia” era la narrazione poetica degli dèi, quindi riguardava i miti religiosi.
Per Aristotele, invece, la “teologia” era la parte più alta della filosofia, cioè lo studio dell’“essere immutabile”, il “motore immobile”, che lui identifica con il divino.

2.    Età cristiana antica e medievale

o    I Padri della Chiesa iniziano a usare “teologia” come riflessione razionale sulle verità della fede cristiana.

o    Nel Medioevo, la teologia diventa la "regina delle scienze" nelle università: è la disciplina che integra fede e ragione.

o    Tommaso d’Aquino, ad esempio, parla di teologia sacra come una scienza basata sulla rivelazione.

3.    Età moderna e contemporanea

o    Si sviluppano vari rami della teologia: teologia dogmatica, morale, spirituale, pastorale, ecumenica, ecc.

o    Nelle università laiche, la teologia si distingue sempre più dalla filosofia e si specializza come scienza della religione cristiana.

o    Si affermano anche teologie non cristiane (per esempio, teologia islamica o ebraica) e approcci interreligiosi o laici.


🌍 Uso nelle lingue moderne

Il termine si è diffuso con forme molto simili in varie lingue europee:

·         Inglese: theology

·         Francese: théologie

·         Tedesco: Theologie

·         Spagnolo: teología

·         Portoghese: teologia

In tutte queste lingue, il significato di base resta invariato: studio sistematico su Dio o sul divino, spesso all’interno di una tradizione religiosa specifica.


📌 Curiosità

·         Nella Divina Commedia, Dante chiama la sua opera un poema sacro, e la teologia è presente come sapienza divina che guida il cammino verso Dio.

·         Nella cultura greco-romana, theologus era anche il poeta o il mitografo che parlava degli dèi, mentre nel cristianesimo il termine assume un valore molto più rigoroso e filosofico.

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  Sarebbe possibile fare a meno di una teologia nell’organizzare le società umane?

  No, non è possibile. Questo a causa di nostri limiti cognitivi come specie, non superabili: essi ci confinano in gruppi molto, molto piccoli, come accade nei gruppi degli altri primati. Quei gruppi nei quali sono possibili relazioni del tipo faccia-a-faccia.

 Nella nostra religione, un complesso di cristianesimi storicamente organizzati socialmente in una Chiesa, al centro della teologia vi sono l’immagine di Dio e le narrazioni sulle sue azioni sulla natura e sulle società umane. Ma va considerata teologia anche ogni altro discorso su un soprannaturale, anche senza connotati teistici. Le narrazioni e i ragionamenti sul soprannaturale attingono in genere a tradizioni e, nella misura in cui lo fanno, costruiscono miti. Il mito è elemento imprescindibile della costruzione sociale. Hanno natura mitica le idee di popolo, stato, democrazia, senza implicare il collegamento a un certo teismo. Tutte le volte che progettiamo una nuova società o la riforma di una società esistente, inevitabilmente facciamo teologia, anche se la chiamiamo con altro nome.

  Allora, com’è che Prodi parla di  danni  provocati dalla teologia applicata alla politica internazionale?

  Il problema è che le teologia servono a dar ordine alle società di riferimento, esercitando una pressione sulle rispettive popolazioni e legittimandone le autorità di governo.

  A livello della politica internazionale, però, le teologie che vengono usate per organizzare ad esempio gli stati nazionali non servono più, perché sono valide ed effettive solo nel contesto politico di riferimento, mentre in campo internazionale se ne è fuori e ogni organismo politico ritenuto capace di partecipare alla politica internazionale ha la propria teologia, che non è quella di altri attori internazionali, almeno fin tanto che  e nella misura in cui uno di essi acquisti la forza di farlo e allora eserciti una egemonia, che in genere però è solo parziale. La situazione è molto fluida e, fin tanto che rimane tale, si riesce ad evitare conflitti.  Quando non ci si riesce, essi scoppiano. Se si ritiene che lo scopo della politica internazionale sia quella di prevenirli, allora è bene tener fuori le rispettive teologie dalle relazioni che si intrattengono per riuscirci.

   Quello che vale per la politica internazionale, vale anche nelle prime, cruciali, fasi della costruzione sociale, quando la situazione è analoga, perché in genere ogni persona ha la sua visione, in gran parte mitizzata, del mondo e della società.

  E’ bene, allora, far sorgere gli interessi concreti che si vogliono perseguire: essi sono sempre individuabili dietro ogni teologia, ma anche dietro ogni costruzione sociale.

  Di solito, nella formazione religiosa di base, ma anche in gran parte della predicazione,  si parte sempre dal mito, quindi dalla teologia,  e non si va mai oltre. Non solo: non si decritta il mito per chiarirne il senso. Questo poi porta le persone a non vedere l’utilità della religione per la propria vita concreta. Non solo: ma anche a non capire come risolvere i problemi sociali praticandola.

  Le teologia cristiane si formarono, invece, proprio a seguito dei problemi che si incontrarono ben presto nello strutturare comunità di fede. Ne sono piene le Lettere  della letteratura neotestamentaria, come anche gli Atti degli apostoli. Non si è partiti dalla teologia, ma la si è costruita ragionevolmente sulla base dell’esperienza pratica, correggendosi e riprovando quando occorreva. Seguendo in questo le due consuete strade percorse dall’umanità di sempre: la violenza e la trattativa. Di solito prima la violenza e poi la trattativa. Accade ancor oggi in politica internazionale, pur in società estremamente più evolute e soprattutto più popolate di quelle antiche.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli