venerdì 28 marzo 2025

Praticare la fede nella costruzione sociale

Praticare la fede nella costruzione sociale

 

  Quando si scrive di "radici cristiane" dell'Europa ci si vuole riferire all'importanza che storicamente ebbero le concezioni religiose dei cristianesimi, nel bene e nel male,  nella costruzione sociale. Messa così l'affermazione ha una sua verità, perché realmente fu così che andò. Questo naturalmente non significa che tutto ciò che s'è fatto in quel campo rientrasse nella missione affidata alle origini dal Maestro ai suoi primi compagni, anzi, a ciò che so, non vi rientrava. Ma certamente sì agì in nome suo e sulla base di teologie che ve lo facevano rientrare. Analogo discorso vale anche per ciò che ancora oggi, nella costruzione sociale, si richiama esplicitamente a lui e al suo vangelo.

  Nell'Unione Europea di oggi, che è il nostro contesto sociale di immediato e ravvicinato riferimento, la vita di fede è spesso praticata con finalità di rasserenamento psicologico, e allora la si presenta come una sorta di "medicina dell'anima". Ad un bilancio oggettivo, devo dire che a questo serve a poco o nulla, perché la nostra non è una fede che rasserena. Altre pratiche, in genere basate sulle spiritualità orientali, funzionano molto più efficacemente. Noi in genere non ci facciamo più tanto caso, ma nelle nostre chiese troneggia in genere il crocifisso, vale a dire un corpo morto di un suppliziato in modo atroce, inchiodato sulla croce, appunto. Le persone di altre religioni ne rimangono molto colpite e di solito non positivamente.

 Poi ci sono le persone che praticano la fede intorno a fantasie di prodigi soprannaturali ed è spesso questo il caso di ciò che si muove intorno ai grandi santuari. Vi trovano appagamento e anche serenità, ma, devo dire, le fantasie al dunque rimangono tali, per cui quella via mi pare illusoria. Però rispetto chi la segue, anche se personalmente non vi faccio il minimo affidamento. Questa spiritualità può essere vissuta tutta o quasi nell'interiorità, anche se arriva a muovere le masse. Stiamo in tempo di Anno Santo che è centrato su qualcosa del genere, anche se non solo. La speranza a cui è intitolato non è solo per sé, anche se la liturgia centrale del Giubileo cattolico mi pare, al dunque, nella questione della cosiddetta "indulgenza" almeno, piuttosto concentrata sul sé e sulle persone alle quali si spera possa estendersi il perdono straordinario conseguente a una propria pratica.

  C'è anche chi pratica nello spendersi in favore di altre persone bisognose, e questo certamente si colllega all'esempio di vita del Maestro. È un aspetto dell'agàpe cristiana perché si è solidali sperando in un destino comune del quale ci si fa strumento. La fede ci lega alle altre persone anche oltre le nostre cerchie di prossimità, gli orizzonti tribali, cittadini, cioè il mondo che ci è più familiare. Questa idea del mondo umano come una specie di unica famiglia verso la quale si vuole essere solidali, dandosi da fare per sfamare, dissetare, vestire, curare, crescere, sistemare al coperto e al sicuro, istruire, consolare e via dicendo è lo specifico evangelico. E per praticare la fede in questo modo che, fin dalle origini, ci si è dedicati alla costruzione sociale, immaginando profondi rinnovamenti degli ordinamenti sociali, inizialmente in ambito  ecclesiale, ma poi anche più in là, è molto più in là. La croce è così finita nei vessilli e negli emblemi dei regni, delle province e delle città cristianizzate, fino ad oggi. Si disse che ciò che si veniva organizzando era volontà divina e questo significava sacralizzarlo, vale a dire renderlo intangibile. Ma nessuna cosa umana lo è e quindi queste istituzioni sono continuate a cambiare fino ad oggi, e nella nostra Chiesa siamo attualmente nel mezzo di un processo di riforma molto significativa, quella sinodale, innescata e  promossa da papa Francesco, e che forse gli sopravvivrà. Che ciò accada dipenderà da noi: lui ha fatto ciò che poteva, ma è pur sempre solo un essere umano, sottoposto alla sorte di tutti gli umani, alla quale si sta inesorabilmente avvicinando, e di certo ne è consapevole.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli