sabato 29 marzo 2025

Costruzione sociale come rimedio alla sofferenza e pratica dell'agàpe

 

Costruzione sociale come rimedio alla sofferenza e pratica dell'agàpe

 

  Tutto ciò che vive soffre.

   La consapevolezza di ciò  è al centro delle religioni e delle filosofie di tutti i tempi, e anche dei cristianesimi naturalmente.

 La sofferenza è la condizione di un organismo vivente che non riesce a mantenere la propria integrità fisiologica, la omeòstasi, o a svilupparsi o riprodursi secondo la sua natura.

 Per gli organismi viventi che hanno sviluppato un sistema nervoso la sofferenza è anche una percezione: il dolore.

 Negli animali evoluti, caratterizzati da un particolare sviluppo del sistema nervoso, la sofferenza e il dolore assumono carattere anche psicologico. Tra i viventi più evoluti sotto questo profilo ci sono i mammiferi, e tra questi i primati, e tra i primati la nostra specie, quella dell’Homo sapiens.

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Homo sapiens è il nome scientifico di una specie.

Più precisamente:

Genere: Homo

Specie: sapiens

Nome completo (binomiale): Homo sapiens

Questa è la specie alla quale apparteniamo noi esseri umani moderni.

Nel sistema di classificazione biologica, Homo sapiens è una specie di primate appartenente alla famiglia degli ominidi. La classificazione completa è:

Regno: Animalia

Phylum [=tipo]: Chordata [Cordati]

Classe: Mammalia [=Mammiferi]

Ordine: Primates

Famiglia: Hominidae [=Ominidi]

Genere: Homo

Specie: Homo sapiens

  Il termine sapiens, che significa “sapiente”, è stato scelto da Linneo [Carl von Linné, latinizzato in Carolus Linnaeus (1707–1778), è stato un naturalista, medico e botanico svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli esseri viventi] nel XVIII secolo per indicare la nostra capacità di ragionamento superiore.

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 Negli animali più evoluti, e in particolare nei mammiferi e molto intensamente nei primati, si osservano condotte per soccorrere i sofferenti, indicative della capacità di capire  la sofferenza altrui. Negli animali sociali esse caratterizzatìno i loro gruppi sociali, che possono essere considerati strategie evolutive per reagire collettivamente alla sofferenza. La capacità di immedesimarsi nella sofferenza altrui (empatia) e di reagirvi si è molto sviluppate negli esseri umani, nei quali la fisiologia ha prodotto una mente molto evoluta e quindi anche esperienze psicologiche di elaborazione della sofferenza e di ricerca di strategie sociali per rimediarvi.

È molto importante rendersi conto del carattere universale della sofferenza tra i viventi perché questo è alla base dell’empatia religiosa verso tutto ciò che vive che troviamo, ad esempio, in questo brano neotestamentario, tratto dalla lettera di Paolo di Tarso ai Romani, capitolo 8, versetto 22 [Rm 8,22]

       Testo del greco neotestamentario:

οδαμεν γρ τι πσα κτίσις συστενάζει κα συνωδίνει χρι το νν· [òidamen gar pàsa e ktisis sustenàzei kài sunodìnei àkri tu nun)

Noi sappiamo che fino a ora tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce.

[versione TILC – Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

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[ChatGpt 29Mar25]che tutta la creazione geme e soffre le do del parto fi

Questo versetto si inserisce in un passaggio in cui Paolo parla della condizione attuale del creato — soggetto alla caducità e alla sofferenza a causa del peccato — ma anche della speranza di una futura liberazione, in cui anche il creato parteciperà alla gloriosa libertà dei figli di Dio (v.21).

Definizione di “συστενάζει” (synstenázei):

• Deriva dal verbo στενάζω (stenázō), che significa:

“gemere, lamentarsi, sospirare con dolore”

• Con il prefisso σύν (syn = insieme), συστενάζει assume il significato di condividere un lamento profondo e prolungato.

Definizione di “συνωδίνει” (sunodìnei)

• È un verbo composto da:

• σύν (syn) = “insieme”

• ὠδίνω (ōdínō) = “soffrire dolori del parto”, “provare doglie”

Definisce il dolore che prova la madre nel parto, un dolore che prelude alla nascita di un altro essere umano.

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Le parole del greco neotestamentario συστενάζει e συνωδίνει  rendono il senso di ciò che in italiano intendiamo con la parola compassione.  Alla base vi è la capacità di empatia, in modo che si produca quella risonanza percettiva che nel greco neotestamentario è indicata con il verbo σπλαγχνίζομαι (splagchnízomai) [derivato da a σπλάγχνα (splànka = viscere),, che significa sento una compassione profonda, “viscerale”. Questo verbo nei Vangeli è attribuito al Maestro.

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Il verbo σπλαγχνίζομαι (splagchnízomai), che significa commuoversi profondamente nelle viscere, è usato più volte nei Vangeli in riferimento diretto a Gesù, per descrivere la sua compassione intensa e coinvolgente verso le persone sofferenti o smarrite.

Ecco un elenco dei principali brani evangelici in cui σπλαγχνίζομαι è riferito a Gesù:


📜 1. Matteo 9,36

Ἰδὼν δὲ τοὺς ὄχλους, ἐσπλαγχνίσθη περὶ αὐτῶν,
ὅτι ἦσαν ἐσκυλμένοι καὶ ἐρριμμένοι ὡσεὶ πρόβατα μὴ ἔχοντα ποιμένα.

Traduzione:
“Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.”

🟢 Gesù si commuove per la condizione spirituale e materiale delle folle.


📜 2. Matteo 14,14

Καὶ ἐξελθὼν εἶδεν πολὺν ὄχλον, καὶ ἐσπλαγχνίσθη ἐπ᾽ αὐτοῖς,
καὶ ἐθεράπευσεν τοὺς ἀρρώστους αὐτῶν.

Traduzione:
“Uscito dalla barca, vide una grande folla, e si commosse per loro, e guarì i loro malati.”

🟢 La compassione spinge Gesù a guarire i malati.


📜 3. Matteo 15,32

Σπλαγχνίζομαι ἐπὶ τὸν ὄχλον…

Traduzione:
“Ho compassione di questa folla...”

🟢 Gesù esprime apertamente la sua compassione prima della moltiplicazione dei pani.


📜 4. Matteo 20,34

Σπλαγχνισθεὶς δὲ ὁ Ἰησοῦς, ἥψατο τῶν ὀφθαλμῶν αὐτῶν...

Traduzione:
“Gesù, commosso, toccò i loro occhi…”

🟢 Gesù guarisce due ciechi mossi dalla compassione.


📜 5. Marco 1,41

Καὶ σπλαγχνισθεὶς ἐκτείνας τὴν χεῖρα αὐτοῦ, ἥψατο αὐτοῦ...

Traduzione:
“Gesù, mosso a compassione, stese la mano, lo toccò…”

🟢 Gesù guarisce un lebbroso: la compassione precede l’azione di guarigione.


📜 6. Marco 6,34

ἐσπλαγχνίσθη ἐπ᾽ αὐτούς, ὅτι ἦσαν ὡς πρόβατα μὴ ἔχοντα ποιμένα...

Traduzione:
“Si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore.”

🟢 È lo stesso contesto di Matteo 9,36, ma raccontato da Marco.


📜 7. Marco 8,2

Σπλαγχνίζομαι ἐπὶ τὸν ὄχλον, ὅτι ἤδη ἡμέραι τρεῖς προσμένουσί μοι...

Traduzione:
“Ho compassione di questa folla, perché sono già tre giorni che stanno con me...”

🟢 Gesù anticipa la seconda moltiplicazione dei pani.


📜 8. Luca 7,13

Καὶ ἰδὼν αὐτὴν ὁ κύριος ἐσπλαγχνίσθη ἐπ᾽ αὐτῇ,
καὶ εἶπεν αὐτῇ· μὴ κλαῖε.

Traduzione:
“Il Signore, vedendola, fu preso da compassione per lei e le disse: Non piangere.”

🟢 Gesù consola e poi risuscita il figlio della vedova di Nain.


Osservazioni:

·         Questo verbo viene usato solo per Gesù nei Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), e mai in Giovanni.

·         La compassione di Gesù è sempre attiva: porta a guarigioni, miracoli, insegnamenti o gesti di consolazione.

·         Il verbo non indica un semplice sentimento passeggero, ma una scossa interiore profonda, che si trasforma in azione concreta.me”,

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Nella concezione cristiana la compassione non rimane nell’interiorità ma muove all’azione in soccorso del sofferente e la via per farlo è definita agàpe, nel greco antico ἀγάπη.  L’idea evangelica di agàpe  è rappresentata dall’atteggiamento della gente che accoglieva il Maestro e i suoi primo compagni quando giungevano in un borgo e si dava loro alloggio e di che sfamarsi. Richiama l’idea di convito  al quale è invitato chi arriva da fuori.

  Comportamenti in senso lato agàpici si osservano negli animali più evoluti, in particolare nei mammiferi e in modo molto marcato nei primati e nei loro gruppi sociali, la cui costituzione può essere considerata una strategia evolutiva per reagire alla sofferenza in modo agapico. Di essa costituiscono uno sviluppo, caratterizzato da sofisticati elementi culturali, le società umane.  I cristianesimi si collocano, da un punto di vista antropologico, in questo quadro.

 Il ministero pubblico del Maestro narrato nel Vangeli ne è un esempio eclatante. Egli lo iniziò come guaritore e lo proseguì  predicando l’agàpe, e anzi ordinandola ai suoi seguaci: γαπτε  [=fate agàpe]. Nel suo insegnamento essa presuppone una conversione, esattamente da una mentalità non agàpica ad una agàpica, rappresentata in molte parabole. La mentalità non agàpica e le conseguenti condotte sono considerate come il peccato nella visione cristiana, essendo la divinità in primo luogo concepita come agàpe universale, venendosi progressivamente a distinguere su quella via sempre più marcatamente da quella dell’originario giudaismo, in cui pure quell’idea era presente

  Il cristianesimo può essere presentato, ad un primo approccio, come la religione della salvezza universale mediante l’agàpe. Il Cristo è considerato il salvatore divino, mandatoci per la nostra salvezza,   e ogni persona cristiana  è chiamata a conformarsi a lui e viene riconosciuta come tale nella misura in cui pratica l’agàpe.

  E’ il comandamento nuovo:

 

Io vi do un comandamento nuovo: amatevi [ γαπτε – agapàte] gli uni gli altri. Amatevi come io vi ho amato! Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se vi amate gli uni gli altri.

[Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 13, versetti 34 e 35 – Gv 13, 34-35

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Nel greco evangelico:

ντολν καινν δίδωμι μν να γαπτε  [=fate agàpe] λλήλους, καθς γάπησα  [come io ho  fato agàpe con] μς [voi] να κα μες γαπτε λλήλουςν τούτ γνώσονται πάντες τι μο μαθηταί στε, ἐὰν γάπην χητε ν λλήλοις

  Nella concezione cristiana, la costruzione sociale è via per praticare l’agàpe. Dagli scorsi anni ’30 nel magistero papale è entrato l’insegnamento che la politica, che significa costruire e governare la società, è un forma alta di agàpe e quindi ha anche un senso religioso. Questa idea  è alla base sia della dottrina sociale contemporanea sia del pensiero sociale cristiano contemporaneo, della quale la prima è espressione.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli