mercoledì 12 febbraio 2025

Scoprire l'amicizia tra compagni di viaggio

 

Scoprire l’amicizia tra compagni di viaggio

   Pubblico di seguito una mia trascrizione di una predicazione del pastore valdese Luca Baratto, andata in onda il 9 febbraio 2025, su Radio Rai 1, durante la trasmissione Culto evangelico. La condivido profondamente, in particolare dove esorta a scoprire l’amicizia tra compagni di viaggio. Amici come oggi, finalmente, si ritiene in genere di essere tra cattolici e protestanti e persone credenti di altre tradizioni cristiane.

  A volte interpretiamo l’ecumenismo più che altro come un ascoltare solo chi ci viene incontro e mostra di concordare in qualcosa, sperando poi di poterlo assimilare. Invece credo che lo spirito giusto sia quello di ascoltare, puramente e semplicemente, cercando di rimanere amici, e quindi anche andando incontro alle persone di altre tradizioni scoprendo quanto ci accumuna, nel nome di Cristo.  Perché, quando si rimane amici in Cristo, non c’è più reale separazione, il comandamento dell’unità è adempiuto senza che occorra che qualcuno si lasci assimilare da qualcun altro o accetti di sottomettersi ad altri poteri ecclesiastici,  e questo anche se d’abitudine si prega in posti diversi e guidati da diversi pastori. 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

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   Chi non è contro di noi è con noi, saranno queste parole di apertura e tolleranza di Gesù, che contrastano con la visione esclusiva e ristretta dei discepoli, a guidarci nella riflessione di questa mattina.

  Il Signore ci incontra e ci chiama a servirlo. La sua presenza ci guida, la sua parola ci libera, il suo amore ci illumina.

 Signore nostro Dio, noi veniamo a te per pregarti; Signore nostro pastore,  noi veniamo a te per udire la tua voce; Signore nostro giudice, noi veniamo a te per ricevere il tuo perdono; Signore nostra luce, illumina la nostra vita  e riempila d’amore; con il tuo spirito donaci nuova vita. Te lo chiediamo nel nome di Gesù. Amen.

 Ascoltiamo dal Vangelo secondo Marco, al capitolo 9, i versetti tra 38 a 42.

 

Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto un uomo che usava il tuo nome per scacciare i demòni, e noi abbiamo cercato di farlo smettere perché non è uno dei nostri».

Ma Gesù disse: «Lasciatelo fare. Perché non c’è nessuno che possa fare un miracolo in nome mio, e poi subito si metta a parlar male di me. Chi non è contro di noi è per noi».

«E se qualcuno vi darà anche soltanto un bicchiere d’acqua per il fatto che siete discepoli di Cristo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa».

[testo italiano dalla versione TILC – Traduzione interconfessionale in lingua corrente

 

  Care ascoltatrici e cari ascoltatori, le parole che il discepolo  Giovanni pronuncia in questo brano dell’Evangelo di Marco sono sorprendenti, da lasciare letteralmente  di stucco.

  Giovanni informa Gesù di aver incontrato un tale “che scaccia i dèmoni nel tuo nome”, così gli dice. Questa è una semplice informazione che, a ben vedere, porta una buona notizia. C’è un uomo che usa il nome di Gesù e lo usa bene. Scaccia  i dèmoni, cioè lotta contro il male, invocando il nome del  Signore. Non lo nomina invano, non lo pronuncia a sproposito, come chi invece capita a chi benedice le armi delle guerre, a chi fa della religione, anche quella cristiana, un modo per escludere altri dalla propria responsabilità e dall’amore di Dio, ma quest’uomo invece usa il nome di Gesù e lo usa bene.

 Ecco un servitore a cui offrire la mano di associazione come fa  per esempio chi presiede la liturgia di consacrazione dei nuovi pastori e delle nuove pastore delle Chiese valdesi e metodiste. Non so se l’avete mai vista, ma chi presiede dà la mano al  candidato o alla candidata e lo accoglie, l’accoglie, non solo come fratello o sorella, ma come compagno, compagna, nell’opera del Signore. C’è un operaio in più nella vigna del Signore.

  E invece no!

 Le parole sorprendenti di Giovanni sono proprio quelle che seguono e contraddicono la premessa: «Noi abbiamo visto uno che scacciava i démoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva». Beh, è un’affermazione che può ben essere accolta con qualche momento di silenzio imbarazzato! Giovanni rimprovera quel guaritore, non perché magari cacciava i démoni, sì, ma non nel modo giusto, recando danno al nome di Gesù: no, non è per questo. Dice invece che lo hanno zittito perché non era dei loro, non faceva parte del loro gruppo, «non ci seguiva».  Non basta fare del bene, aver compreso chi è Gesù: bisogna essere dei nostri. Questo è l’essenziale.

  La stoltezza  delle parole di Giovanni è ben chiara all’evangelista Marco, che si permette di prendere in giro i discepoli di Gesù per la loro presunzione e ottusità. Nello stesso capitolo, il capitolo 9, infatti, Marco fa precedere il nostro episodio da un racconto nel quale un padre si rivolge a Gesù affinché guarisca il figlio che  è posseduto da uno spirito che lo fa cadere a terra, schiumare, e stridere i denti.

  Sentite bene che cosa dice il padre di questo ragazzo a Gesù: «ho detto ai tuoi discepoli che lo scacciassero, ma non hanno potuto». I discepoli sono protagonisti di un fallimento pubblico. Agitandosi invano attorno a quel povero ragazzo, probabilmente epilettico, senza saperlo guarire. E ora c’è qualcuno che non è dei loro che pronuncia il nome di Gesù con autenticità, sebbene nessuno lo abbia autorizzato, e scaccia i dèmoni. Riuscendoci per giunta! “Ma cacciamo lui! Mandiamo via quest’uomo che ci rovina la piazza”.

 La visione piccina dei discepoli è quella che trasforma dei potenziali amici in nemici, con del resto è spesso avvenuto nelle relazioni tra cristiani di diverse tradizioni. C’è una sorprendente presuntuosa affermazione di esclusività che ha reso le Chiese cristiane nemiche le una delle altre. “Solo noi possiamo dirci evangelici, perché conosciamo meglio degli altri la Bibbia!”; “solo noi possiamo davvero rappresentare Cristo perché il nostro Pastore è il suo vicario!”; “solo noi siamo gli unici profetti su questa Terra perché sappiamo cogliere i nessi tra vangelo e bisogni sociali!”. E nonostante tutte queste pretese di esclusività, grazie a Dio ci sarà sempre qualcuno che non è dei nostri, ma sa pronunciare con fedeltà il nome di Gesù per combattere il male e annunciare la salvezza, perché, come dice Gesù allargando l’orizzonte dei discepoli, “Chi non è contro di noi è con noi”.

  Oltre a quello confessionale c’è però un altro esclusivismo ed  è quello  identitario. C’è chi intende la fede come elemento di identità, per escludere chi non ha i nostri stessi tratti. C’è chi usa la religione per dire “io sono europeo o italiano, bianco e cristiano” per marcare una distanza da chi  non lo è. La realtà è che la fede in Cristo non serve per definire un gruppo, un’identità. La fede c’è non per confermare la nostra identità, ma per cambiarla, per donarcene una totalmente nuova nel nome di Gesù.

  In verità, non è necessario che chi annuncia il nome del Signore Gesù sia uno di noi, né tanto meno che sia come noi: perché l’essenziale è che sia con Cristo.

  Se uno è in  Cristo non può essere contro di noi, né noi possiamo essere contro di lui. Al di là delle nostre appartenenze.  

  Rimangono ancora di rara saggezza le parole di uno dei maggiori predicatori evangelici di tutti i tempi, l’inglese John Wesley, il fondatore del movimento metodista [1703-1791], che nel Diciottesimo secolo diceva: «Parla sempre dell’opera di Dio con rispetto, indipendentemente da chi la compie, abbi parole amabili per i suoi messaggeri a qualunque Chiesa essi appartengano. Chi non è contro di noi, è per noi. Amen».

  Signore, tu conosci la nostra presunzione, la  nostra difficoltà a guardare il nostro piccolo mondo con il tuo sguardo ampio e accogliente. Donaci invece di scoprire l’amicizia tra compagni di viaggio, provenienti da tradizioni e  storie diverse,  che però si ritrovano a camminare insieme nel tuo nome. E’ sempre occasione di grande speranza lo scoprire che qualcuno diverso da noi e a noi sconosciuto è animato dallo stesso amore che tu ci hai insegnato.

  Signore insegnaci l’amicizia, nel nome di Gesù, amen.