lunedì 3 febbraio 2025

Crisi istituzionali e bene comune

 

Crisi istituzionali e bene comune

 

Uno dei principali apporti del cattolicesimo democratico italiano alla nostra nuova democrazia repubblicana è stato quello del concetto di Stato come bene comune. L'idea di quest'ultimo venne elaborato dalla Scolastica medievale, quando la costruzione istituzionale dello Stato moderno era ancora molto di là da venire. Si tratta di ciò che favorisce il pieno sviluppo della persona umana e dei suoi mondi vitali: la buona terra dove il seme del seminatore porta frutto, "il trenta, il sessanta e il cento per uno". E chi è addentro a queste cose avrà capito a che cosa mi riferisco. 

  Ma lo stato moderno non è stato costruito su quel principio, bensì su un principio di razionalizzazione del pluralismo medievale. Si persegue la potenza.

  Nell'Ottocento vi si aggiunse la mistica nazionalistica, del popolo visto come entità soprannaturale con un proprio destino, a servizio del quale venne posto lo  Stato. Questa concezione infiammò, ad esempio, il mazzinianesimo e fu la base ideologica proposta per sorreggere spiritualmente il nostro irredentismo e i sacrifici di sangue che comportò, per il modo in cui venne attuato, portando la guerra non solo contro l'occupante austriaco ma contro gli altri regni italiani, italiani che massacrarono italiani per "fare l'Italia grande di nuovo".

 Fu alla base anche della dottrina dello Stato elaborata dai teorici del fascismo mussoliniano, che non fu solo Mussolini come la storiografia più recente, a partire da De Felice, ritiene.

  La si ritrova anche nel pensiero politico almirantiano che, ad un certo punto, si distaccò esplicitamente dal fascismo mussoliano, pur conservandone una certa spiritualità. Un processo che, attraverso l'era finiana, ci porta al ceto di governo dei nostri giorni, nel quale l'abbandono dell'ideologia fascista storica è ormai quasi completato, mi pare. Ai giovani viene ora proposta la spiritualità tolkieniana, che è praticamente l'opposto di quella del fascismo storico.

  Ma che ne è dello Stato? Con tutta evidenza non vi è adesione al modello di Stato come bene comune.

  Secondo l'idea dello Stato come bene comune,  lo Stato non sovrasta prevaricando ma soccorre, lasciando crescere dove il buon seme cresce e prendendosi cura della metaforica vigna con lo spirito dell'agricoltore. E' il principio di sussidiarietà che altro non è che uno sviluppo del principio del bene comune.

  Quanto è comune il "bene comune"? Nella visione del cattolicesimo democratico, molto: riguarda l'intera umanità, secondo una visione che risente dell'impostazione religiosa cristiana. E' un'idea che si adatta bene alla situazione attuale del Pianeta: dove la sopravvivenza di oltre otto miliardi di persona dipende dal mantenimento di buone relazioni globali, in un mondo in cui, ad esempio, gran parte delle cose di nostro uso comune ci viene dagli antipodi.

  Anche i problemi dell'immigrazione vengono considerati in quest'ottica, del resto facendo tesoro della lezione che ci viene dalla storia, che dimostra come l'assimilazione convenga di più del vano tentativo di costruire barriere. La storia della Lombardia ne è un esempio avvincente. La regione italiana più ricca ci viene da un'invasione da parte di una popolazione originaria della Svezia. Ci integrammo talmente con loro che, come ha ricordato l'altro giorno Barbero, ad un certo punto tutti in Italia si definivano Longobardi e questi ultimi parlavano il latino dell'Alto medioevo, non più gli idiomi originari. E nel Medioevo non si aveva consapevolezza di una "caduta" dell'Impero romano d'Occidente, che appariva essere ancora in piedi, nei re Longobardi e Franchi.

  L'idea di bene comune serve per dare criteri di azione politica. Nella visione cattolico- democratica non è concepito con mentalità "condominiale".

 Che cosa serve perché io "e" l'altro possiamo svilupparci come persone? Diciamo: per essere felici. La felicità, badate, è stata fin dall'inizio un elemento importante della mentalità democratica moderna  e infatti la troviamo nella Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.

  Ma possiamo essere veramente "felici" in un mondo in cui tanti non lo sono e in cui proprio tra loro ci procuriamo ciò che ci fa "felici", in sostanza depredandoli (la storia degli Stati Uniti d'America è fatta anche di questo e oggi sembra riproposta nel progetto di annettersi la Groenlandia, volenti o non volenti i nativi)?

   L'evoluzione delle democrazie contemporanee è andata nel senso, in particolare con l'istituzione delle Nazioni Unite, di ritenere che la felicità o è globale o è effimera. Anche qui, la tremenda nostra storia, in particolare quella del Novecento, ci è stata maestra.

 Come c'entra tutto questo con quello che si agita e ci agita in questi giorni?

  C'entra. Se lo stato è strumento del bene comune, dobbiamo prendercene cura come fa l'agricoltore nel campo e, nel servizio di stato, questo si fa sia rispettando le competenze degli uffici sia impersonando uno Stato che soccorre, supporta, non prevarica e utilizza la forza solo quando indispensabile e in modo da non offendere la dignità della persona.

 E' chiaro che d'oltreoceano ci stanno venendo esempi in altra direzione. E lo si fa prefigurando una nuova "età dell'oro". Fin da ragazzo ho trovato straordinario, in questo, il magistero che ci viene dal "Pinocchio" del nostro Collodi, nel brano della semina degli zecchini dalla quale il burattino, non ancora trasformato in essere umano, crede si possa ricavare l’albero degli zecchini, e invece viene derubato di quelli che aveva. E "chi semina vento, raccoglie tempesta", dice il proverbio.

  C'è un momento, individuabile nel corso degli eventi, in cui si sta come con il fiato sospeso perché potrebbe mettersi per il peggio, ma anche no.

 Siamo in uno di questi momenti.

  Da noi i  costituenti hanno voluto costituire un magistero supremo per consigliare e indirizzare in momenti come questi: è quello del Presidente della Repubblica, che presiede anche il nostro Consiglio superiore della magistratura.

 L'esortazione che vorrei fare a tutte le persone che si trovano in posti dove possono decidere il corso degli eventi  è di ricorrervi. Si è ancora in tempo per evitare il peggio. E' un appello un po' in linea con quello che il papa Pio 12° lanciò, con il radiomessaggio del 24 agosto 1939, per scongiurare una nuova guerra mondiale. Sappiamo come finì. I nazisti tedeschi decisero per la guerra e l'anno successivo in nostri fascisti ci tirarono dentro quel massacro.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli