venerdì 31 gennaio 2025

Movimenfi, comunità, congregazioni, Chiesa e la “pesca di frodo”

Movimenti, comunità,  congregazioni, Chiesa e la pesca di frodo

 

 Un movimento è un’aggregazione collettiva che si propone di influire in qualche modo sulla società intorno sulla base di proprie concezioni e propri programmi. Una comunità è  un’aggregazione che si propone di influire sulle persone che vi partecipano. Una congregazione religiosa è insieme movimento e comunità e si caratterizza per regole di vita più stringenti, per una più intensa vita comunitaria, per riti propri e particolari, il tutto formalizzato in un ordinamento di vita comune, non necessariamente in un documento scritto che allora viene talvolta definito semplicemente  Regola, in base al quale si stabilisce come si diventa membri, che si deve fare e professare e quando, come e da chi si può essere estromessi.

  L’Azione Cattolica italiana, in particolare dopo il rinnovamento promosso a partire dalla riforma statutaria del 1969, non è un movimento, non è una comunità, non è una congregazione, secondo la definizione che ne ho dato. Vuole essere manifestazione associativa della Chiesa e ha un ordinamento democratico, vale a dire egualitario e rispettoso della sfera di interiorità e di libertà  delle persone associate. Il suo scopo principale è l’azione sociale ispirata al vangelo, cercando di capire meglio e realisticamente le dinamiche sociali nel dialogo democratico.   Non ha finalità diverse da quelle della Chiesa e dunque ammette un vasto pluralismo, che viene composto praticando il metodo democratico. Dagli scorsi anni ’80 è stata oggetto di un’aspra polemica da parte di nuove aggregazioni religiose con caratteristiche di congregazioni e finalità di contrasto comunitario contro il mondo intorno, visto nel complesso come malvagio. Esse si propongono di estrarvi le persone inserendole in nelle proprie organizzazioni comunitarie. In questo modo cercano di ricostituire una società cristianizzata nella quale si viva secondo una certa etica religiosa sorretti dalla pressione comunitaria. Qualcosa che funzioni come la cristianità che si manifestò fino a non molto tempo fa, diciamo fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Si tratta di propositi che, nel lessico politologico, applicabile a qualsiasi forma sociale, devono definirsi come reazionari. L’atteggiamento reazionario è quello che si propone il ritorno ad un assetto politico precedente: nel caso di specie a quello preesistente alla riforma ecclesiale innescata dal Concilio Vaticano 2º.

  Questa opera di estrazione della gente per inquadrarla in una congregazione andrebbe però nettamente e chiaramente distinta da ciò che si fa nellinteresse della Chiesa, ad esempio nella catechesi, che è l’insegnamento sistematico delle concezioni e dei riti religiosi secondo la missione ricevuta di andare tra le genti e di evangelizzarle.

  In altre parole, mai il proselitismo per una congregazione dovrebbe essere presentato come catechesi. Altrimenti,  come è stato icasticamente osservato, è come se si pescasse di frodo.

  Dovrebbe essere sempre chiaro che l’aderire a una determinata congregazione non è l’unico modo per stare nella Chiesa, né un modo superiore o privilegiato. Bisognerebbe sempre chiaramente distinguere tra l’esperienza spirituale in senso proprio, nella sequela del Signore, e l’emotività superficiale che può derivare dall’inserimento in una comunità molto coesa, che presto si raffredda. Bisognerebbe sempre  che fosse chiaro che da una congregazione si può sempre uscire rimanendo tuttavia parte della Chiesa. Infine bisognerebbe sempre  essere onesti in ciò che si promette: l’idea di fare in una certa congregazione un’esperienza aumentata del Cristo e di poterne  quindi conseguire effetti prodigiosi si rivela alla lunga sempre fallace. Gli effetti speciali creati in certe esperienze comunitarie si rivelano sempre semplici illusioni emotive. Cristo è infatti, come è scritto, tutto in tutti, la sua Grazia va sempre oltre le nostre limitate vedute e soccorre le nostre povere forze.

Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti [Colossesi 3,11]

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli