mercoledì 8 gennaio 2025

Triste epilogo giubilare della cristianità romana

Triste epilogo giubilare della cristianità romana

 

  È bello passeggiare per il vasto centro di Roma all’alba. È allora che per qualche istante si può ancora credere al mito di questa città.

  È così anche per piazza S.Pietro,  che è a due passi da dove lavoro da cinque anni. Ci arrivavo poco prima delle sette e mezzo, in modo da essere nei pressi del fontanone di destra quando iniziavano a suonare le campane per annunciare la mezza. Allora mi muovevo verso l’altro fontanone e tornavo indietro passando anche per i giardini intorno a Castel S. Angelo. Una mezz’ora prima del ritmo accelerato del lavoro, tutto concentrato su carte e su linguaggi formali, con poco spazio per altro.

  Il circo del Giubileo per un anno mi priverà di questa emozione.

  La brutta via della Conciliazione, memoria di un evento disonorevole accaduto nel pieno del fascismo storico, è divenuta una installazione acchiappa-turisti. È piena di armati, perché si teme un attentato. La nuova piazza Pia, con le sue sconsiderate fontane, anni luce distanti dalla sofisticata bellezza e dalla musicalità di quelle altre poco più avanti, mi pare insensata: non ha un vero centro.

  Piazza San Pietro, l’unico vero tesoro religioso del pretenzioso colle, oltre all’ incomparabile Pietà di Michelangelo Buonarroti nel chiesone, è transennata: non ci si passa più senza prenotarsi. È diventata solo uno spazio di transito per il turismo globalizzato (un percorso) e per quello “indulgenziale” (altro percorso). Vietato passeggiarci con altra meta.

   Sul vanaglorioso stradone verso la piazza, e dintorni, una ventina di disperati bivaccano: la ricca macchina organizzativa giubilare non è riuscita ad occuparsi di loro. Durante il giorno vengono fatti sloggiare nella parallela. I portici che fronteggiano il chiesone, dove si riparano di notte, vengono puliti sbrigativamente di ciò che rimane di loro annaffiandone copiosamente la pavimentazione: meglio non passarci la mattina perché si scivola. Dicono che un elemosiniere fa qualcosa per loro: ma è un’elemosina che lascia tutto com’è. Il contrasto con la danarosa macchina del turismo globalizzato è scioccante.

  Nel percorso verso la piazza in fondo, davanti al tronfio prospetto del chiesone, che nel frontone ancora grida di boria principesca

 IN HONOREM PRINCIPIS APOSTOLORUM PAULUS V BURGHESIUS ROMANUS PONTIFEX MAXIMUS ANNO MDCXII PONTIFICATUS VII”

cioè

“In onore del Principe degli Apostoli, Paolo V Borghese, Pontefice Massimo, nell’anno 1612, settimo del suo pontificato”

 nulla di religioso, solo commercio, con un vistoso cartello di un cambiavalute che urla le quotazioni delle principali monete del mondo. Se si decide di passarci da pellegrini, bisogna farlo come in apnea. In mezzo allo stradone è stata ricavata, cintandola, una corsia dedicata che ostacola l’accesso verso i mercanti, ai lati, cercando di preservare la spiritualità di chi passa con intenti religiosi.

  In piazza Pia c’è una baracchetta dove, se ho ben capito, forniscono ai gruppi di pellegrini grandi crocifissi da portare in processione fino alla cosiddetta Porta Santa.

 La gente ha cominciato a buttare monetine nelle nuove fontane, più che altro piscine tonde gorgoglianti. inaugurando una nuova tradizione magica, come a piazza di Trevi, altro luogo dove non si può più passeggiare liberamente per colpa dell’industria del turismo globalizzato.

  Eppure a piazza San Pietro ho vissuto grandi emozioni: ero lì quando annunciarono l’elezione del papa Giovanni Paolo 2º e lui ci parlò per la prima volta dalla loggia centrale del chiesone. Erano tempi bui e violenti, nell’Italia di allora, tre anni dopo in quella stessa piazza ferirono gravemente quel Papa tentando di ammazzarlo, ma c’era speranza.

  Ora invece viviamo tempi disperati, nell’attesa del peggio, in questo triste declino della cristianità romana, la quale, con le sue residue forze, vuole nondimeno esortarci alla speranza.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli