Una missione complicata
Spesso intendiamo la missione di evangelizzare come proselitismo, che è quando cerchiamo di convincere la gente a venire a messa con noi e a dar retta al preti di prossimità. La pensiamo come cosa di parole e, a volte, anche di qualche dimostrazione di amicizia. È come se la buona notizia del vangelo fossimo noi stessi.
Se però consiste nella possibilità di realizzare l'agàpe, vale a dire il centro della fede cristiana, lì dove si realizza l'unione con il Fondamenfo, che appunto concepiamo come agàpe, allora è diverso. L'agàpe è una realtà soprannaturale, e che ci sia è appunto la buona notizia del vangelo. È un modo di vivere inclusivo, conviviale, misericordioso e solidale che viene evocato nella liturgia della messa, centrale nella pratica cattolica. Non c'è nella spietata natura da cui come viventi emergiamo, dominata dalla morte altrui per sopravvivere e nella quale, alla fine, ogni vivente soccombe. Paradossalmente solo a questa condizione la vita può continuare sulla nostra Terra. La nostra fede, basata sulla religione che i cristiani hanno sviluppato ci racconta una diversa narrazione. E sulla sua base possiamo provare a vivere in modo diverso. La nostra fede, quindi, non è una qualche forma di convinzione che si raggiunge, che come tale potrebbe anche indebolirsi a furia di smentite, perché è chiaro che la natura va diversamente e nel complesso pure la società che se ne lascia dominare, ma un modo di vivere che si ama, e quando scrivo "ama" mi riferisco al significato di amore agapico, vale a dire quando si sta insieme al modo dell'agàpe. Questa vita è vita con le altre persone, ed è per questo che è agapica, non è solo un sentimento verso questa o quella, che può o non può tradursi in fatti, ma la ricerca dell'agàpe universale,,dovunque vi siano umani, con la speranza anche di una trasformazione agapica della natura intorno a noi, È, questa, una particolare ecologia, tanto diversa da quella della scienza, perché, appunto, soprannaturale, mentre l'ecologia come scienza accetta la logica della natura della vita mediante la morte, ciò che nell'animo ci risulta alla fine insopportabile.
La natura è quella che è e non è in nostro potere poterla veramente cambiare, se non nel sogno e nella rappresentazione scenica. Non è in nostro potere trasformarla in un nuovo Paradiso terrestre, come quello narrato in Genesi. Possiamo molto di più nella costruzione sociale, perché le società umane sono prevalentemente elementi culturali e le culture sono opera nostra. Questo lavoro sulle società, in quanto ispirato dall'agàpe evangelica è evangelizzazione. È questo il senso dell'espressione che l'azione sociale è una forma alta di carità, la parola con la quale traduciamo il greco neotestamentario "agàpe". Questo è il campo privilegiato dell'Azione Cattolica. Ma per lavorarvi sopra bisogna prepararsi. È ciò che si fece nel movimento di cui anche l'Azione Cattolica italiana è espressione. Troppo spesso, però, non se ne è più consapevoli e si vive nei nostri gruppi come se si dovessero dedicare principalmente a devozionalismo, liturgia e catechismo e, per quelli più avanti con gli anni, come se si stesse in un gruppo anziani. Così si sta troppo a ricasco dei preti e senza di loro si sa far poco o nulla. Noi dovremmo invece essere un sostegno per i preti, il cui ministero, per un complesso di ragioni che non è qui il caso di esporre, presenta oggi tanti problemi, principalmente per le esitazioni a rinnovarlo, staccandosi da consuetudini del passato che non hanno più veramente ragione d'essere.
Bisogna prendere consapevolezza che la cosiddetta "dottrina sociale", vale a dire il complesso degli insegnamenti sulla costruzione sociale, è stata insegnata al clero da chi la praticava concretamente giorno per giorno e poi, ma solo dopo, è stata trasfusa nei documenti del magistero. Ciò spiega perché è andata rapidamente evolvendosi.
Un compito impegnativo quello della costruzione sociale in senso agapico, perché le società appaiono ancora dominate dalla legge della forza, la dura legge della natura, anche ai tempi nostri e anche nelle società più evolute dell’Occidente. È necessario imparare a resistervi, ad andare controcorrente. E per imparare occorre studiare e provare a fare, correggendosi sulla base dell'esperienza che si fa. È questo fin da piccoli, film dalle società dei bambini e dei ragazzi. Un lavoro complesso, in cui impegnarsi senza demordere,
Alcune persone cercano la religione più che altro come via verso il benessere emotivo, come una sorta di terapia, nonostante che la storia renda evidente che a questo serve a poco (almeno la nostra). Ci sono altre vie più produttive. Altre cercano conforto e sicurezza nel seguire i preti, ma anche qui l'esperienza non conforta, perché anche loro hanno i problemi di tutti, addirittura più seri perché si propongono mete più impegnative. Hanno più bisogno di essere sorretti e aiutati, perché non si perdano d'animo.
Nè serve cercare sicurezze nella teologia o nelle sue versioni divulgative diffuse nella catechesi. La teologia non guida bensì viene sempre dopo, per spiegare quello che si è scelto di praticare.
Il nostro gruppo a ottobre riprenderà le attività infrasettimanali e a dicembre ci sarà la festa del l'adesione e proporremo il nostro impegno anche ad altre persone. Potremmo inziare ragionando su questi temi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemenfe papa - Roma, Monte Sacro, Valli