domenica 22 settembre 2024

Cattolicesimo democratico 18 La pace internazionale

 

Cattolicesimo democratico 18

La pace internazionale

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   Guerra in senso proprio è solo quando un centro di potere politico che in un certo momento storico è riuscito a imporre la propria sovranità la ordina e la popolazione che gli è soggetta deve mobilitarsi sotto pena di sanzioni legali.  La guerra in senso proprio, inoltre, è diretta a distruggere indiscriminatamente i beni e le persone della popolazione individuata come nemica  nell’ordine di guerra, finché non si sottometta o, nelle guerre genocide (il dominio mondiale degli europei si è fondato su questo tipo di guerre), scompaia come tale.

La guerra non va confusa con qualsiasi altra forma di violenza sociale, in particolare con quella interpersonale.

  La violenza è e sarà sempre latente nelle società umane, come lo è in tutti gli altri gruppi animali. In realtà la lotta caratterizza ogni altra forma vivente, perché è la legge di natura che consente la catena alimentare  e quindi la vita sulla Terra. Anche i vegetali lottano, come è evidente anche da una osservazione superficiale e non particolarmente informata. Ma a interpretiamo la lotta come violenza solo riguardo agli animali perché hanno una biologia simile alla nostra e così possono essere umanizzati  e viceversa.

  Sostenere che la violenza è sempre latente significa che non potrà mai essere del tutto eliminata, ma solo contenuta. Per giungere a questa conclusione non occorre aver particolarmente studiato: è una realtà evidente in tutte le società umane e anche in quella in cui ciascuna persona vive, e ciò fin da quando si è molto piccoli. Le società che si manifestano tra i bambini sono sempre  molto violente, anche se in genere la violenza vi è contenuta dall’autorità dalle persone adulte.

  Per la guerra il discorso è diverso. L’ordine di guerra è parte di un sistema culturale in base alla quale è organizzato un l’ordinamento politico capace di impartirlo ottenendone l’effettività. E’ quindi concretamente possibile, infatti, organizzare forme politiche che impediscano di ordinare la guerra e quindi, in definitiva, la guerra stessa. Ne abbiamo una conferma sperimentale nella nostra Unione Europea che comprende stati che si sono sanguinosamente combattuti da quando si sono manifestati come tale e poi non lo hanno più fatto dal maggio 1945 e quest’anno sono ottant’anni da allora: un periodo di pace così lungo non si  è mai verificato nella storia dell’intera umanità, da quando c’è storia, circa 5.500 anni fa. Da ciò che si sa di quello che c’era prima non possiamo individuare società umane pacificate anche prima di allora: esse verosimilmente vivevano in modi più soggetti alla spietata legge di natura delle nostre. Non abbiamo traccia di culture in grado di proporsi e soprattutto di organizzare organismi politici pacificati. Si stima che la cultura, come insieme di miti, diritto, costumi specifici della tradizione di una certa società umana, inizi a manifestarsi circa 70.000 anni fa, su basi neurologiche risalenti a circa 200.000 anni fa. Su questi temi può essere interessante leggere un libro divulgativo che ha avuto un grande successo: di  Yuval Noah Harari (storico israeliano dell’Università ebraica di Gerusalemme)   Da animali a dei. Breve storia dell’umanità, Bompiani 2017, anche in e-book e Kindle.

 Nel mondo attualmente ci sono 195 stati indipendenti con personalità giuridica di diritto internazionale, i quali quindi sono attori riconosciuti nel diritto internazionale. Al vertice di ognuno di questi stati c’è un gruppo di governo composto da circa trenta persone. Questo significa che le questioni internazionali sono decise da circa seimila persone, su una popolazione mondiale di oltre otto miliardi. Però gli stati che dominano le questioni mondiali, per la loro forza economica o militare,  sono molti di meno, ed esattamente Federazione russa, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Repubblica popolare cinese, Stati Uniti d’America (con gli altri dei Five Eyes,  vale a dire  quelli anglofoni strettamente tra loro legati, cioè dire Australia, Canada e Nuova Zelanda), ai quali, per certi aspetti, si può aggiungere l’Unione Europea. Fanno circa trecento persone al vertice del mondo. Queste sono le persone che possono ordinare una guerra mondiale, vale a dire una guerra totale, globale, catastrofica, come anche quelle che hanno il potere di determinare se e  a che livello ordinare una guerra locale espressione di conflitti di potere fra loro. Nessuna guerra locale con riflessi globali è consentita senza il loro assenso: una guerra di questo tipo è quella che si combatte attualmente in Palestina. Le grandi questioni globali di potenza sono spesso sintetizzate facendo riferimento a loro, individualmente, per cui, ad esempio si dice Putin (il Presidente della Federazione russa) avanza in Ucraina o Biden (il Presidente americano) risponde all’attacco. Queste persone arbitre della pace e della guerra nel mondo agiscono secondo i rispettivi miti culturali di sovranità, che rivendicano nei confronti delle altre. L’esperienza storica, che è molto importante conoscere quando si tratta di questa materia, dimostra che, per questo, l’unica vera e valida resistenza alla loro volontà di potenza è quella che può manifestarsi dal basso, da masse soggette al loro potere ma anche capaci di opporvisi, in particolare nelle questioni più gravi, quelle in cui si tratta di vita o di morte. Non lo è invece il cosiddetto “equilibrio del terrore”, basato sulla convinzione di mutua distruzione assicurata nel caso di conflitto, perché, come è stato dimostrato dall’esperienza della cosiddetta guerra fredda, che si è combattuta tra il blocco di stati egemonizzati dagli Stati Uniti d’America e quelli egemonizzati dall’Unione Sovietica tra il 1946 e il 1991, e ancor più dall’attuale guerra in Ucraina, esso non impedisce la guerra, ma solo ne determina i livelli di intensità ed estensione e le modalità.

  Un centro di potere al vertice di uno stato che agisce secondo il mito di sovranità cercherà sempre di ricorrere alla guerra, in qualche modalità, per avere ragione dei suoi avversari ed essa sarà tanto più intensa ed estesa quanto più la sua forza militare sovrasta quella dei suoi nemici.

  Il problema in campo internazionale e che, a differenza di ciò che accade in un singolo stato, non vi è nessun centro di potere che, una volta che sia iniziata una guerra, può ordinare la pace ottenendo obbedienza. E’ ciò che accade alla Nazioni Unite. Se un tale centro di potere vi fosse, rapidamente degenererebbe e abuserebbe del suo potere, non essendovi una reale possibilità di resistere a un potere tanto grande. Di ogni potere che non trovi limiti, sicuramente  si finisce per abusare, a qualsiasi livello. Questa è stata l’esperienza storica costante.

  Contrariamente a come si ritiene nell’attuale orientamento della dottrina sociale, la via per la pace non è quindi quella di organizzare un centro di potere mondiale con il compito di imporre la pace. Lo è invece quella di organizzare la resistenza dal basso delle popolazioni, costruendovi una cultura adeguata che prescinda dalle attuali divisioni politiche del mondo, che superi frontiere, culture ed etnie. E’ quella che potrebbe essere possibile in una Chiesa diffusa a livello globale come quella cattolica, se solo abbandonasse la dottrina secondo la quale la decisione sulla guerra deve essere riservata ai governanti e non è invece una responsabilità dei governati, i quali, anche se partecipano ad una guerra ingiusta, secondo i criteri dell’attuale dottrina sociale (ricevuti dal Medioevo), non fanno peccato. Questo ha consentito storicamente a stati con prevalenza di popolazioni di fede cristiana e addirittura cattolica di combattersi sanguinosamente senza che, anche dal punto di vista religioso, fosse ritenuta lecita una loro resistenza etica all’ordine di mobilitazione  bellica. E’ ciò che sta accadendo in Ucraina, in cui si stanno combattendo popolazioni in larga maggioranza di fede cristiana ortodossa, e anche le rispettive gerarchie ecclesiastiche non vi vedono un ostacolo perché ciascuna ritiene di sostenere la parte giusta.

  Più o meno tutte la grandi religioni storiche seguono quell’orientamento e questo spiega perché, nonostante l’adesione di miliardi di fedeli, risultino ininfluenti a contenere la volontà di potenza sovrana di quelle poche centinaia di persone dalle quali dipendono la pace e la guerra. In questo campo sono inutili per suscitare la pace, ma, in genere, risultano invece essere un importante supporto alla guerra, come sta accadendo nella guerra attualmente in corso in Palestina, ma anche in Ucraina, dove, in definitiva, anche le Chiese dell’Ortodossia si stanno combattendo. Le religioni storiche non sono state, e non sono tuttora,  potenze di pace, tutt’altro. Potrebbero diventarlo?

  La dottrina tradizionale sulla guerra giusta  è sintetizzata nel Catechismo della Chiesa cattolica in questi termini:

2309 Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

— che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;

— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;

— che ci siano fondate condizioni di successo;

— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.

 Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della « guerra giusta ».

La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune.

2310 I pubblici poteri, in questo caso, hanno il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale.

 Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace. 

 

  Questo orientamento è di ostacolo alla resistenza delle popolazioni all’ordine di guerra su basi evangeliche e origina fondamentalmente dalle pesanti compromissioni dei vertici ecclesiastici (non solo di quelli cattolici) con i poteri civili con i quali sono storicamente entrati in contatto. La questione è strettamente connessa con gli ordinamenti ecclesiastici delle Chiese cristiane.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli