sabato 7 settembre 2024

Cattolicesimo democratico – 15 Connotare la democrazia che si vuole impersonare e praticare

 

Cattolicesimo democratico – 15

Connotare la democrazia che si vuole impersonare e praticare

 

  Quando in Italia si parla di democrazia si intende in genere un regime politico già costituito, largamente partecipato. che funzioni secondo il principio dello stato di diritto, nel quale quindi ogni potere sociale e, in particolare, ogni potere pubblico venga esercitato secondo limiti legali, nel quale siano consentite universalmente le libertà di associazione  e di manifestazione pubblica e quelle di espressione del proprio pensiero e di critica sociale e politica, compresa quella che si attua mediante lo sciopero, caratterizzato infine da politiche pubbliche per il benessere e la sicurezza della popolazione, in particolare per il sostegno e l’assistenza di quella sua parte che ha meno forza nelle dinamiche sociali e quindi sta peggio, compreso l’impegno al ripudio della violenza pubblica sproporzionata all’interno e del ricorso alla guerra nelle relazioni internazionali.

  Tuttavia questa è solo una particolare forma di democrazia, in particolare quella profondamente inculturata dal cattolicesimo democratico dal Secondo dopoguerra.

 Storicamente le democrazie hanno iniziato a inglobare il benessere sociale tra i loro elementi costitutivi dal Primo dopoguerra, in particolare sulla base delle esperienze di interventismo pubblico di sostegno sociale fatte durante la Prima guerra mondiale. Queste politiche trovarono il consenso dei cristiani democratici europei e, in particolare dei cattolici democratici italiani, che avevano iniziato a praticarle nell’animazione sociale fin dalla seconda metà dell’Ottocento. La prima Costituzione che in Europa attuò questo modello democratico, quella tedesca detta di Weimar (dalla città in Turingia in cui si radunò l’assemblea nazionale costituente) del 1919, vide un contributo importante dei cattolici democratici.

  Storicamente, poi,  le democrazie non inglobarono la pace (all’interno e nelle relazioni internazionali) tra i propri ideali politici fino a quando iniziò ad essere organizzato il processo di unificazione europea che sfociò il 1 gennaio 1993 nell’Unione Europea, a seguito del Trattato di Maastricht dell’anno precedente. Anzi furono in genere assai bellicose: ne è un esempio eclatante una antica democrazia come quella britannica, la quale addirittura organizzò un impero  su scala mondiale basato sull’intenso uso della violenza, all’interno e verso l’esterno. Altro esempio è quello degli Stati Uniti d’America, un potenza democratica oggettivamente molto aggressiva nelle relazioni internazionali, tanto che è implicata in varia misura praticamente in ogni situazione di conflitto nel mondo. Ma ha praticato largamente la violenza anche all’interno, con una sanguinosa guerra civile tra il 1861 e il 1865, con il genocidio dei nativi americani nella conquista delle regioni centrali del nord America dove erano insediati, con il trattamento brutale di alcune etnie di immigrati, tra i quali gli italiani, con la brutale repressione antisindacale e delle istanze per il reale esercizio dei diritti civili costituzionali dei neri, con la negazione del diritto di voto alle donne fino all’approvazione del 19° Emendamento alla Costituzione statunitense, nel 1920, con la brutale repressione dei socialismi statunitensi nel periodo detto della “caccia alle streghe” dal 1950 al 1954 e dei movimenti pacifisti durante la guerra americana in Vietnam, Laos  e Cambogia.

  La democrazia, in sé e per sé, è essenzialmente solo lotta sociale contro l’assolutismo e pratica costituzionale che ne impedisca il nuovo radicamento dopo che lo si sia abbattuto. Essere democratici significa aderire a quest’ordine di idee e null’altro.

  Il Papato romano vi si oppose strenuamente, fino ai radiomessaggi diffusi sotto l’autorità del papa Eugenio Pacelli – Pio 12° tra il 1942 e il 1944, in quanto esso fu ed è, appunto, tuttora,  un  assolutismo. Rifiuta decisamente processi democratici ecclesiali, ritenendo che l’assolutismo ecclesiastico sia volontà divina, in particolare sulla base della cosiddetta infallibilità  del Papa nelle questioni di fede e morale, quando impegni la propria autorità, come definito nel 1870 durante il Concilio Vaticano 1°.

"Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.

  Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema”

[Dalla Costituzione dogmatica Pastor Aeternus (si legge Eternus) – Il Pastore eterno deliberata e promulgata dal papa Giovanni Mastai – Ferretti - Pio 9° il 18-7-1870, con l’approvazione del Concilio Vaticano 1° che era allora in corso]

 

  Tuttavia, di per sé, il fatto che alle definizioni in  materia di dottrina circa la fede e i costumi date da una persona nell’esercizio del suo ministero pastorale ecclesiastico sia riconosciuta, nei termini di cui sopra, l’infallibilità, non comporta necessariamente che quella persona debba essere anche l’imperatore assoluto nella sua Chiesa, l’assolutismo del Papato romano essendo, del resto, un regime che si è progressivamente instaurato dal Cinquecento, rafforzato poi nell’Ottocento, prima nel contrasto con i principi della Riforma protestante e poi con quelli del liberalismo, dai quali discendono le ideologie democratiche contemporanee, e del socialismo.

   In realtà, le novità manifestatesi durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) possono essere riconosciute come espressione di tendenze democratiche, solo in minima parte, però, trasfuse nei documenti deliberati durante quel Concilio. Infatti dagli anni ’50 nelle masse cattoliche, e non solo in alcuni vertici ecclesiastici o esponenti di gruppi di  intellettuali, quelle tendenze furono molto sensibili. Furono sostenute, quindi, da un movimento di massa.

  I processi sinodali avviati dal papa Jorge Mario Bergoglio Francesco il 10 ottobre 2021, che sono stati presentati come una ripresa dell’attuazione dei principio del Concilio Vaticano 2°, possono essere considerati anche come una ripresa di quei processi democratici? Mi pare di no, perché mi pare che i lavori che si sono svolti, con risultati anche interessanti, siano rimasti limitati alle persone coinvolte  a diverso titolo negli apparati ecclesiastici. L’altra gente mi pare piuttosto indifferente. Nulla di lontanamente paragonabile al coinvolgimento popolare durante il Concilio Vaticano 2°.

  Ritornando sulla definizione di democrazia  e su ciò che vi è incluso, oggi ci si attende dalla democrazia tutte le altre cose che vi sono state progressivamente inglobate, in particolare dagli scorsi anni ’50 nel processo di unificazione europea. Si dà quasi per assodato e non più in discussione l’antiassolutismo (anche se l’assolutismo ha ripreso a manifestarsi nelle società del mondo in varie forme). Tuttavia, per esplicitare questa nuova concezione di democrazia aumentata, la propria professione di fede democratica andrebbe ulteriormente connotata, perché ad esempio, probabilmente, oggi non si vorrebbe essere democratici come lo fu Giuseppe Mazzini, in una fase insurrezionale, e quindi  molto violenta, del processo democratico risorgimentale italiano.

 Così, al termine democrazia  va aggiunto qualche ulteriore elemento connotante, come storicamente è stato con le espressioni democrazia cristiana, democrazia liberale, democrazia socialista, democrazia sociale.

  L’espressione cattolicesimo democratico  ha avuto ed ha anche questa funzione, nell’ideologia politica, facendo rifluire nel democratico il pensiero sociale che c’è nel cattolicesimo, in particolare il principio antiassolutistico di sussidiarietà e l’impegno per sostenere chi in società sta peggio (perché ha avuto la peggio nelle dinamiche sociali).

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli