giovedì 4 luglio 2024

Introduzione alla democrazia dell’Unione Europea - 2

 

Introduzione alla democrazia dell’Unione Europea - 2

 

   Spesso sento collegare democrazia  e Costituzione.

   In questa prospettiva, la democrazia consisterebbe nell’osservare la Costituzione, intendendo per tale quella che la Repubblica italiana ebbe dal 1 gennaio 1948, più volte modificata.

  Questa mentalità corrisponde a quella che si cerca di creare nelle persona nell’educazione religiosa, sostituita la Costituzione con le leggi divine ed ecclesiastiche.

  Insomma la Costituzione viene usata un po’ come il Decalogo  per la fede religiosa.

  Va osservato che è solo dall’Ottocento che si è iniziato a deliberare costituzioni scritte, con principi di etica pubblica e norme sul funzionamento delle istituzioni pubbliche di vertice.  Questa prassi rispondeva all’esigenza di tutelare  prassi e principi democratici dagli abusi di sovrani e governi. Attualmente la nostra Costituzione non è il solo documento del genere che regola la vita pubblica italiana: ad esempio ci sono il Trattato sull’Unione Europea, modificato nel 2007 dal Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009 e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europa, entrata in vigore lo stesso anno, con la stessa forza legislativa del Trattato di Lisbona.

  Ma la democrazia non consiste tanto nell’osservare leggi, quanto nell’organizzare politiche, quindi decisioni collettive riguardo alla vita pubblica di una popolazione, con la più larga partecipazione delle persone. L’assenso politico a norme fondamentali come quelle delle Costituzioni o atti simili può essere esercizio di democrazia nella misura in cui quegli atti corrispondano a quell’obiettivo. Ma le prassi democratiche tendono sempre a superare ogni risultato raggiunto e fissato in norme scritte. Si può essere sempre più democratici.

  La democrazia è prima una prassi che una teoria: prima si è democratici   e poi ci si ragiona sopra.

  Come ho scritto, il significato etimologico della parola democrazia, potere del popolo,  è fuorviante. Il popolo è un’entità mitica, che non esiste nella realtà. E alle entità mitiche non possono essere attribuiti poteri  se non nel mito.

  Nelle popolazioni umane si manifestano dinamiche di potere. Questo dipende dai rapporti di forza sociale e dall’utilità di collaborare a imprese collettive. In molti si ottengono migliori risultati, così si cerca di organizzare le collettività per lavorare insieme. Lo si può ottenere su basi consensuali, ma, in genere, all’esercizio del potere pubblico è stata sempre connaturata la violenza politica, che è quella mediante la quale la gente  è costretta a fare quello che le si dice. Questo si manifesta fin dalle società umane più semplici, quelle organizzate dai più piccoli per giocare insieme. Così il tirocinio democratico può iniziare fin da allora.

  Prima che si diffondesse la prassi di deliberare Costituzioni formali, in Europa la teologia cristiana costruita dal Quarto secolo costituiva la Costituzione delle popolazioni inculturate dai cristianesimi. Questa rimase la situazione fino a che, dall’ultimo decennio del Settecento, in Europa si manifestarono i processi di trasformazione democratica dei sistemi di governo. E’ per questo che il Papato romano vi si oppose strenuamente, in particolare in Italia, con tragici riflessi nello sviluppo di una democrazia di popolo. Fino al 1943 tra la gente cattolica accostare democrazia e cristianesimo apparve spesso come un’eresia, e come tale veniva considerata dalla gerarchia ecclesiastica. Sotto diversi profili, la dottrina ecclesiastica cattolica è tuttora antidemocratica. Ma anche da persone cattoliche la democraticità può migliorare, perché molti interdetti sono stati levati.

 La democrazia  è, prima di tutto, una prassi collettiva.

 Si dimostra di essere democratici cercando di interagire con le altre persone.

  L’agire democratico si manifesta nel vietarsi la violenza pubblica di sopraffazione nei riguardi delle altre persone con le quali si decide di interagire.

 Naturalmente, storicamente, le democrazie non furono regimi pacifici, tutt’altro. Furono, anzi, molto violente al loro interno come verso l’esterno.

  Il comprendere la pace tra i valori democratici è uno sviluppo molto recente, grosso modo dalla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945,  e riguarda solo i regimi democratici dell’Unione Europea. Si tratta di uno sviluppo a cui hanno collaborato in  modo determinante le persone cristiano democratiche europee, questo nonostante che in precedenza i cristianesimi fossero stati religioni molto bellicose. Ci sono dietro nuove teologie, che iniziarono a svilupparsi in Europa dagli anni ’30 del secolo scorso.

  In un ambiente democratico, che può essere quello di uno stato come anche di un gruppo molto più piccolo, ad esempio quello di una classe scolastica, quando sorge l’esigenza di un decisione collettiva, per la quale occorre coinvolgere più persone, si apre una discussione nel corso della quale si riconosce alle persone libertà di pensiero e di parola.

  Gli antichi teorici della democrazia, che presero come riferimento gli antichi greci, diffidavano dei processi democratici, perché non vedevano come da una folla, discutendo, potessero uscire decisioni giuste. Le folle, osservavano giustamente, sono in genere preda di emozioni collettive suscitate ad arte da chi le vuole soggiogare e cadono in preda di questi ultimi. Inoltre, senza una adeguata formazione civica, la gente presto ricorre alla violenza e allora prevale chi è più forte. Sono dinamiche che tutte le persone conoscono bene.

 Così i teorici posteriori ritennero indispensabile, per le prassi democratiche, una formazione popolare alla democrazia. In un ambiente altamente scolarizzato come quello italiano si è molto avanti, ma bisogna dire che si è osservato un peggioramento della situazione nelle persone più anziane, per la mancanza di occasioni di formazione permanente. E la quota di persone anziane è sempre maggiore nelle popolazioni dell’Unione Europea.

 Si tratta di un problema che si avverte anche nell’educazione religiosa.

  L’Azione cattolica italiana, pur nel desolante atteggiamento antidemocratico della gerarchia ecclesiastica,  è stata storicamente tra le principali agenzie italiane di formazione alla politica. Da essa venne molta parte del ceto politico che organizzò, dal 1946, la nuova democrazia repubblicana, della quale la Costituzione attualmente vigente è espressione.

  Più gente partecipa a una decisione condivisa, più si manifesta la democrazia in un certo ambiente.

 L’altro aspetto della democrazia è la resistenza collettiva agli arbìtri politici, che è quando un centro di potere pubblico pretende obbedienza al di fuori di procedure democratiche, quindi largamente condivise. E’ un potere di quel tipo la gerarchia ecclesiastica cattolica, ma, in ambiente democratico, essa non ha più la forza della violenza pubblica e ottiene l’adesione che la gente le riconosce. Storicamente la gerarchia ecclesiastica ha esercitato un violenza politica molto intensa, in Europa per circa cinque secoli. Nella propaganda ecclesiastica si cerca in genere, soprattutto nella predicazione popolare,  di sminuirla e giustificarla, contestualizzandola, ma questo è contro la verità storica, quella che si basa su fonti affidabili. Negare la storia è una forma di prevaricazione, contro la quale le persone democratiche devono saper resistere.

  In genere, un processo democratico emerge come reazione ad un arbitrio di potere che viene sentito come intollerabile da un gruppo di persone. E’ allora che ci si organizza dando la propria disponibilità ad un’azione collettiva, alla quale si consente a partecipare nella misura in cui si è ammessi a collaborare alla decisione. Questo processo assume carattere democratico quando ci si propone di estenderlo a più persone possibile  e si mantiene la libertà di pensiero e di parola. La democrazia è diffusiva o non è tale. E’ quindi un processo progressivo, perché più persone vi vengono coinvolte e più essa cambia.

Mario Ardigò - Azione  Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli