lunedì 1 luglio 2024

Introduzione alla democrazia dell’Unione europea

 

Introduzione alla democrazia dell’Unione europea

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 Si parla di democrazia  ma mi sembra che in genere non si abbiano le idee chiare su questo tema e, soprattutto, idee largamente condivise.

  La democrazia non viene naturale alle persone, le quali istintivamente sono portate a seguire la legge di natura della lotta di tutti contro tutti, anche all’interno della medesima specie, salvo forme opportunistiche di cooperazione.

 La democrazia è prima una pratica  che una teoria, ma l’una e l’altra richiedono una evoluzione culturale. Questo in particolare per la democrazia avanzata che si pratica nell’Unione Europea contemporanea, molto diversa da ogni altra dei secoli passati. Questa diversità rende non più adeguati i concetti che furono elaborati nell’antichità a partire dalle esperienze democratiche dell’antica Grecia.

 La parola democrazia, però,  ci viene, così com’è dal greco antico. Ha all’interno il dèmos (demo-crazia), uno dei modi nei quali si definiva il popolo, e cràtos (demo-crazia), che è il potere. La parola quindi significava potere del popolo e gli antichi filosofi greci ne diffidavano, perché non vedevano come il popolo, preda di violente emozioni collettive e poco portato alla razionalità, potesse fare scelte buone per la società di riferimento.

  Si può cominciare a osservare che il popolo  non esiste nella realtà, dove ci sono solo popolazioni. Il popolo  è una costruzione culturale di tipo mitologico. Il mito, componente fondamentale di ogni cultura umana e per questo essenziale per la costruzione sociale, è una narrazione immaginifica, per parlare alle emozioni delle persone,  che serve a rendere in modo semplificato il senso degli eventi in una società. Pensarci come popolo  rende possibile considerarlo un po’ come un unico essere vivente, superando la difficoltà che derivano dalla grande varietà degli elementi caratterizzanti le dinamiche sociali delle popolazioni, la cui complessità le rende non pensabili, per limiti insuperabili della nostra mente. Solo pensando il popolo come un’unica entità gli si può attribuire una volontà e, in particolare, una decisione che le singole persone e gli altri gruppi sono obbligati a seguire, vale a dire un potere.

  Non abbiamo ancora trovato un modo più appropriato per definire la democrazia come oggi la pratichiamo nell’Unione Europea, quindi siamo costretti a continuare a chiamarla così, democrazia, anche perché la riflessione sui processi partecipativi nelle società umane hanno sempre utilizzato quel termine. Però dobbiamo avere consapevolezza che non è questione di popolo, né di potere e, tantomeno, di potere del popolo.

  L’essenza delle democrazie  praticate nell’Unione Europea è la partecipazione delle masse ai processi decisionali pubblici in modo da costituire un limite ad ogni potere pubblico o privato.

  Una popolazione stanziata su un territorio costituisce una massa. Gli ambienti vitali delle masse non coincidono attualmente con i territori attribuiti agli stati nazionali, quelli che si sono costruiti intorno al mito di nazione (estraendo arbitrariamente alcune caratteristiche delle popolazioni facendone gli elementi costitutivi di una nazione). Quindi in ognuno di questi stati sono presenti molte masse. Tra esse e i poteri pubblici e privati istituiti vi è sempre una tensione. Questi ultimi cercano di conquistarne il favore e l’adesione riducendone al minimo le resistenze. Nelle masse si manifestano invece, costantemente, resistenze: sono proprio queste che limitano i poteri sociali istituiti e producono dinamiche democratiche, a prescindere da procedure formali, come ad esempio quelle elettorali o referendarie.

  Uno dei modi in cui i poteri sociali istituiti cercano di superare le resistenze delle masse è costruire una mitologia giustificativa del potere che essi esercitano o pretendono di esercitare. Un altro è la trattativa per scambiare consenso contro erogazioni. Un altro ancora è suscitare il terrore del caos che conseguirebbe alla resistenza o dei pericoli di nemici esterni che potrebbero prevalere resistendo ai poteri istituiti. Infine vi è la violenza politica, della quale gli stati pretendono di avere il monopolio. E’ politica la violenza che è esercitata per superare le resistenze delle masse. La guerra è un tipo di violenza politica, che prima di tutto è rivolta alle masse della propria società.

  Quanto sopra ho scritto deriva dall’osservazione realistica delle dinamiche sociali come emergono dalla storia. Conoscere realisticamente la storia è essenziale per lo sviluppo di pratiche democratiche consapevoli.

 In un tirocinio sulla democrazia si può mettere alla prova l’affidabilità dei concetti che sopra ho enunciato verificando se funzionano per capire un qualche segmento di storia. Enunciare un concetto può essere visto come l’esercizio di un potere, la verifica dell’affidabilità di quel concetto come una forma di resistenza. Nella formazione democratica è più importante suscitare resistenze che pretendere l’adesione a concetti.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.