domenica 30 giugno 2024

l cuore della democrazia. Il 3 luglio si apre a Trieste la 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia

 

Al cuore della democrazia. Il 3 luglio si apre a Trieste la 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia

 

1.  Mercoledì  prossimo, 3 luglio 2024, a Trieste, inizierà la 50°Settimana sociale dei cattolici in Italia sul tema Al cuore della democrazia.

  E’ possibile seguire l’evento in questo sito WEB:

https://www.settimanesociali.it/ .

  In passato le Settimane sociali erano dette dei cattolici italiani. La nuova denominazione vuole comprendere anche le persone cattoliche che vivono in Italia senza discendere da famiglie italiane o senza essere ancora cittadine italiane.

 Del resto, cattolica è un parola che ci viene dal greco antico mediante il latino e che significa universale.  Anche la parola Chiesa  ci viene dal greco antico, nel quale significava assemblea a cui si è chiamati.

 Un’assemblea è un’occasione di incontro sociale alla quale si è chiamati per esservi attivi, quindi per partecipare. E’ quello che la distingue da un semplice raduno, al quale ci si può limitare a presenziare.

 La democrazia è un metodo per dare alla gente la possibilità di partecipare molto ampiamente a ciò che in una collettività si decide perché valga come decisione di tutte le persone che ne sono considerate parte, anche se in concreto dissenzienti. Ma è anche un principio di organizzazione delle istituzioni per il quale a) nessun potere pubblico o privato deve essere illimitato, in estensione e durata,  nemmeno quello delle maggioranze, b)nessun potere pubblico o privato deve essere insindacabile, c)ogni potere pubblico o privato deve trovare legittimazione e deve esercitarsi secondo le regole formali che la collettività di riferimento si è data; d)ogni potere pubblico deve fondare la propria legittimazione, direttamente o indirettamente, in procedure formali largamente partecipate dalle persone che gli sono soggette. I principi elencati alle lettere b) c) e d) sono espressione di quello più generale di cui alla lettera a).

  Un potere è pubblico  quando le sue decisioni valgono per tutte le persone che vi sono soggette sulla base di regole formali, a prescindere da un loro formale assenso e senza che possano recedere da quel vincolo.  I poteri privati  trovano invece, in genere, fondamento in accordi dai quali ci si può liberare recedendo.

 La discussione sulla democrazia è particolarmente spinosa nella nostra Chiesa perché essa in massima parte non è organizzata in maniera democratica. Da quando, dalla fine del Settecento, in Europa iniziarono ad affermarsi le democrazie avanzate contemporanee, la gerarchia cattolica fu  purtroppo complice a più riprese di poteri antidemocratici.

2. Le attuali concezioni democratiche europee sono state però potentemente inculturate da valori derivati dai cristianesimi.

  Il più recente processo di inculturazione riguarda il valore della pace, di recente acquisizione come principio di organizzazione politica, per le democrazie come anche per l cristianesimi europei, e in particolare per la nostra Chiesa. Essa risale al secondo dopoguerra, quindi all’epoca che si è aperta nel 1945, dopo la cosiddetta Seconda guerra mondiale.

  Un valore  è un orientamento etico che si ritiene debba prevalere, e comunque debba essere salvaguardato, nell’esercizio dei poteri pubblici e privati, rispetto a ciò che deriverebbe dai rapporti di forza sociale in un certo momento.

  Tutti i principi organizzativi democratici sono valori  in questo senso.

  Questi valori  derivati dai cristianesimi distinguono nettamente le attuali democrazie europee da quelle antiche, dalle quali tuttavia ancora derivano i concetti che usiamo per spiegare la democrazia. Il valore della pace distingue le attuali democrazie europee da ogni altra del passato. E’ questo valore che si sta appannando negli ultimi anni, in concomitanza con la perdita di consenso dei cristianesimi che lo avevano promosso e che possiamo cominciare a identificare come cristianesimi democratici, anche se fino alla prima metà del Novecento né i cristianesimi né le democrazie, in particolare in Europa, si mostrarono pacifici. Da qui il senso di una crisi della democrazia. In realtà si tratta della crisi di particolari forme di democrazia, quelle, appunto, europee,  che consideravano la pace  come un valore politico.

3. Nel processo di unificazione europea che il 1 dicembre 2009 è culminato nell’istituzione dell’attuale Unione Europea si è individuata nella pretesa di sovranità degli stati il principale ostacolo alla realizzazione di un ordinamento continentale pacifico.

  Sovranità  è la pretesa di un centro di potere politico di non avere nessun altro potere sopra di sé.

  Va precisato che una sovranità limitata  non è più sovranità.

   L’adesione al processo di unificazione continentale europeo ha comportato la rinuncia  alla sovranità da parte degli stati membri. Correlativamente nel 1993 è stata istituita, accanto alle cittadinanze statali, una cittadinanza europea.

  Nella nostra Costituzione il fondamento legittimante di quella rinuncia è costituito dall’art.11.

Articolo 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 In effetti, finora non è scoppiata alcuna guerra tra gli stati coinvolti nel processo di unificazione europea, i quali nel passato anche recente si erano continuamente combattuti, anche per questioni religiose tra cristiani. Si è trattato di un processo di pace che non ha avuto eguali nella storia degli umani. Questo a riprova che il problema era realmente  quello della rivendicazione statuale di sovranità.

 Le genti europee di oggi non sono più assuefatte, come ancora la mia generazione lo è stata da giovane, all’idea di una mobilitazione generale, vale a dire della chiamata generale alle armi, per classi di età o anche specializzazioni, di quella parte della popolazione che non ha scelto il mestiere delle armi, in un esercito statale (in Europa non sono consentiti eserciti non statali, o addirittura privati). Tuttavia questa possibilità, storica e giuridica, è rimasta.

   L’estensione ed intensificazione della guerra che NATO, Repubblica Ucraina e Federazione russa stanno combattendo in Ucraina dal febbraio 1922 potrebbe determinare una mobilitazione generale.

  Quella non è una delle guerre a bassa intensità nelle quali finora anche la Repubblica Italiana è stata coinvolta, ad esempio quella ventennale in Afghanistan, conclusasi con uno sbrigativo cessate il fuoco contrattato nei primi mesi del 2021 e una disastrosa ritirata nell’agosto di quell’anno. E’ invece un conflitto ad alta intensità  con ingenti perdite umane tra i combattenti, con gravi distruzioni di infrastrutture ed edifici cittadini, e perdite serie anche nelle popolazioni civili (finora in prevalenza in quella ucraina).

4. A fronte di questa evidente crisi dei valori democratici europei, il Comitato Scientifico e Organizzatore della 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia, ha notato che si sono prodotti anche segni di una crisi della partecipazione democratica, ad esempio nell’astensionismo elettorale,  e ha messo in relazione i due fenomeni.

  Un valore  è veramente tale se nasce da effettivi legami sociali in una popolazione che se ne sente vincolata.

  Dedicarsi a una manutenzione  delle democrazie europee in crisi, in particolare in tempo di guerra, significa allora non limitarsi a contare  i voti elettorali che ancora vengono espressi (per altro in Italia da una minoranza della popolazione delle persone elettrici, come è risultato di recente nelle elezioni per il Parlamento europeo  e per quelle amministrative), ma cercare di ripristinare quei legami sociali portando di nuovo le persone a incontrarsi, a dialogare e decidere per ideare e agire insieme.

  Ed è qui che le dimensioni dell’assemblea  e della partecipazione, del decidere partecipando ad assemblee,   sono molto rilevanti.

  Ecco allora che  Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato, ha così sintetizzato uno degli scopi della Settimana Sociale: «Quello che stiamo facendo tutti insieme è proprio questo: un lavoro delle associazioni, dei movimenti, dei gruppi, delle imprese, delle cooperative, delle comunità energetiche, per valorizzare la partecipazione che c’è e farla conoscere, possibilmente anche per rafforzarla. Partendo dalle nostre esperienze abbiamo la capacità di creare coesione sociale».

 Il 3 luglio la Settimana Sociale si aprirà in presenza del Presidente della Repubblica italiana.

Mario ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli