giovedì 29 febbraio 2024

Religiosità adulta

Religiosità adulta

 

  All’inizio del nuovo Millennio, ricordo che ci fu una polemica sui “cristiani adulti” nella quale l’aggettivo “adulto” veniva inteso come “indisciplinato”. Ai pastori piace la gente che si lascia guidare, fa quello che le si dice e sta dove le viene detto di stare, un po’ come si vorrebbe che si comportassero i bimbi. Sono insofferenti verso chi obietta. Si mostrano poco convinti dell’insegnamento del Concilio Vaticano 2º, dove si convenne che essi non sono buoni a tutto e che anche l’altra gente di fede può, e anzi deve, dare una mano: in questo consiste appunto la sinodalità come oggi la si immagina. E questo senza bisogno di dover fantasticare su un senso per la fede per il quale una persona per virtù soprannaturale saprebbe intuire in chi e in che cosa fidarsi nelle questioni religiose. Dicono che ci sia, ma allora com’è, ci si può chiedere, che storicamente si è ritenuta indispensabile tanta e così efferata violenza per tenere in riga la gente?

  La fede bambina stufa presto, anche se non sempre è così.

  In particolare le persone giovani sanno, in questo caso veramente per intuito,  che il loro compito è crescere, non rimanere piccole. Siamo organismi biologici, e questo è scritto nella nostra fisiologia.

  Da persone adulte in genere si capiscono meglio il mondo e la vita in esso, e non corrispondono alle storie che ci raccontavano da bambini. C’è chi non lo sopporta e vorrebbe regredire: addirittura questo talvolta è presentato come virtuoso, il credere come bambini.

  Nella mia esperienza il  credere c’entra poco, anche se una persona può cercare di sforzarsi di farlo.

  Il fatto è che noi non vediamo e non ci si può fare nulla. Certo, in natura ci sono molte cose che non vediamo, ma si tratta di tutt’altro. 

  La biologia ci ha insegnato molte cose su come siamo fatti e su come funziona la nostra mente. Quest’ultima è legata al nostro corpo molto più intensamente di come un tempo si era portati ad ammettere. Così, sforzandosi di credere, si può cadere in abbagli  clamorosi. Una persona adulta si sforza di mantenere, come si dice, i piedi a terra.

  La religiosità è una manifestazione della nostra mente che ci è necessaria per organizzare la vita sociale, al pari del diritto. È anche espressione della nostra emotività, che è un potente  strumento di comprensione e di orientamento nella decisione, i teologi ne parlano come di discernimento. È tanto vero che i regimi ateistici promuovono una propria religiosità alternativa, non teistica. Non ho mai conosciuto una persona che ne potesse fare a meno, a parte alcune persone la cui mente vacillava o si era spenta del tutto.

  Ma certamente la mia religiosità è profondamente diversa da quella di quand’ero bambino.  Ci metto molta meno fantasia. Ma così mi è molto più appagante. Del resto i maestri di spiritualità, ad esempio Ignazio di Lojola, proprio a questo ci guidano, a fare a meno dell’immaginazione.

  Se non si cresce, poi non si riesce a partecipare alla sinodalità,  che è fatta per persone adulte.

  L’età aumenta senza che ci si possa fare nulla, la nostra fisiologia muta e con essa anche la nostra mente. C’è chi si sforza di illudersi, ma, per quanto ci si provi, è difficile che il tentativo soddisfi.  Così, se ci si vuole mantenere religiosi bisogna crescere.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli