domenica 5 novembre 2023

Mondo, storia, senso

 

Mondo, storia, senso

 

   Ogni generazione in un certo senso apre occhi innocenti sul mondo nel quale è immersa, nel senso che è inconsapevole del fatto che non è l’unico possibile. Vede gente delle generazioni precedenti: da dove vengono? Non si pone questa domanda se non a un livello più avanzato di riflessione, maturando. Vengono da altri mondi. Crescendo, si diviene coscienti che ce ne saranno ancora altri in futuro. Ma anche che ciò che percepiamo come mondo cambia per ciascuna persona man mano che passa da un’età all’altra della vita. Definiamo mondo la natura, cioè quello che non dipende dalle società umane, e le relazioni sociali, vale a dire quello che ne dipende. E le relazioni sociali di  una persona sono fortemente dipendenti dalla sua età. Così il mio mondo non è quello di un ventenne, ma anche il mio mondo di ventenne è diverso da quello di un ventenne d’oggi. La cultura, patrimonio condiviso in società, dà un senso a tutto questo e le religioni non ne sono che un aspetto.

  Quando fui ventenne nella formazione religiosa ci si occupava anche di far maturare la consapevolezza interiore della successione dei mondi, in tutti i modi in cui si manifestava. Oggi, a quanto ne so, molto meno. E’ più centrata sull’interiorità e sulla psicologia individuale. La religione è vista un po’ come cura dell’anima. Nella relazione di sintesi approvata al termine della recente Assemblea sinodale del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità tra gli elementi di convergenza, quindi di maggior consenso, c’è stata l’esigenza di collegare il lavoro sull’interiorità a quello nel mondo, al servizio.

  E tuttavia la consapevolezza del succedersi dei mondi, e anche della compresenza di mondi diversi, non è di solito vissuta serenamente in religione, dove si preferisce mettere l’accento su ciò che persiste. Eppure tutto cambia, anche la natura, seppure meno rapidamente delle società. Queste ultime, poi, da qualche decennio hanno preso ad evolvere freneticamente, sia per l’evoluzione tecnologica, sia perché il numero degli umani sulla Terra è molto aumentato. E, in un certo senso, ogni persona è  un mondo.

  Un altro punto di convergenza raggiunto nella recente Assemblea sinodale è la necessità di avere persone più formate per aiutare la gente a confrontarsi con i mondi che cambiano.

  Questi cambiamenti hanno un senso? Le risposte che ai tempi nostri si danno in religione alla maggior parte della gente sono insufficienti, in particolare quando ci si rivolge alle persone più giovani, che hanno l’impellente problema di cercare di integrarsi in questi mondi che cambiano. Nessuna meraviglia, così, che i più si allontanino presto.

  Le nostre comunità religiose non sono più organizzate per fare quel lavoro di formazione, per svolgere il quale non è indispensabile essere parte del clero o di un ordine religioso. E’ qui che ci si avvantaggerebbe di una maggiore collaborazione dell’altra gente. E tuttavia si hanno tante difficoltà su questa via. E’ perché si tratta, in definitiva, di cambiare un po’ anche i mondi religiosi. Tuttavia bisogna considerare che in Italia veniamo da una tradizione secolare in quel senso, che si è un po’ offuscata negli ultimi quarant’anni. Si tratterebbe di recuperarla. L’Opera dei Congressi prima (dal 1874 al 1904) e la nostra Azione Cattolica (dal 1906 ad oggi) ne sono stati esempi virtuosi.  Il clero di base vi ha avuto un ruolo centrale. Basti pensare che il Partito Popolare Italiano (1919-1926), che ne fu un'altra espressione coalizzando rapidamente un vasto consenso elettorale, ebbe tra i fondatori e come Segretario politico, un prete, Luigi Sturzo. Sulla base di quell’esperienza fu riorganizzata, nel corso della Seconda guerra mondiale, la Democrazia Cristiana (1943-1994), il partito politico che collaborò con ruolo determinante nella costruzione della nuova democrazia repubblica e poi diresse la politica nazionale fino al  mondo nuovo sorto dalla caduta dei regimi comunisti di stampo bolscevico nell’Europa Orientale (dal 1989).

  Spesso in religione si guarda al passato per trarne orientamenti per il futuro e non sempre questa è una buona via. Proviamo, però, a farlo ora, su questo problema dei mondi che si succedono, con noi dentro.

  Riportiamoci alle origini più antiche, al Primo secolo. E’ solo un battito di ciglia nel corso degli eventi che ci portarono ad essere come siamo,  ma a noi quella è antichità. Ecco dunque: i cristianesimi non nacquero come religioni, furono costruiti come tali in un processo che durò diversi secoli da allora. All’inizio furono movimenti di riforma dell’antico giudaismo e presero piede nel mondo nuovo creato dall’immigrazione giudaica nel mondo ellenistico. Ricevemmo il Nuovo Testamento scritto in greco antico: questo è un importante indizio per capire come andarono le cose. Nel corso del di quel Primo secolo l’antico giudaismo fu duramente colpito, anche dal punto di vista propriamente religioso, ad opera degli eserciti mandati da un imperatore romano. I romani tentarono di soppiantare il culto giudaico con i loro. Il giudaismo di allora, quindi, si rivolse al passato, alle sue antiche tradizioni, guidato dal movimento dei farisei. Si aprì allora un duro scontro anche tra le comunità che si rifacevano agli insegnamenti del Maestro, parte delle quali volevano seguire quella via. Ve ne è traccia negli Atti degli apostoli e negli scritti del Nuovo Testamento attribuiti a Paolo di Tarso. Prevalse l’idea dell’attesa fiduciosa che tutte le cose fossero fatte nuove, vedendovi non una catastrofe ma un destino santo e, insieme, il senso del nostro stare insieme. Ad esempio l’idea di una nuova Gerusalemme, la città veramente santa perché scesa dal Cielo, nella quale ogni lacrima sarà asciugata. E’ con questa grandiosa visione che si chiude la nostra Bibbia.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli