domenica 12 novembre 2023

Coscienza e società

 

Coscienza e società

 

  Negli ultimi vent’anni le neuroscienze hanno fatto grandi progressi nel capire le basi biologiche della mente umana.

   Qualche tempo fa ne ho appreso qualcosa leggendo di Anil Seth, Come il cervello crea la nostra coscienza, Raffaello Cortina editore 2023, anche in e-book e Kindle.

  Un modello interpretativo utilizzato è che la nostra mente, che è la base delle manifestazioni della nostra psiche e dunque anche della coscienza, sia una interfaccia del  nostro organismo, diciamo del nostro corpo. Sotto questo profilo, la formula del filosofo francese seicentesco  René Descartes, “Cartesio”, “Penso, dunque sono” non è realistica e andrebbe rovesciata in “Sono, dunque penso”. Il nostro organismo biologico ha quindi una parte nel produrre la nostra mente di quella che le filosofie e teologie fino ad epoca recente erano disposte ad attribuirgli. E’ ciò che si è intuito nella bioetica a sfondo religioso cristiano quando ci si propone di prendersi cura anche di chi non manifesta più una mente capace di interazioni sociali.

  La sviluppo della nostra mente è stato un grandissimo vantaggio evolutivo, rendendoci capaci di sofisticate forme culturali, tra le quali anche le religioni. Su questa base abbiamo costruito società molto più complesse di quelle degli altri primati, ma anche dei primi ominidi. Abbiamo reso possibile la vita di ormai circa otto miliardi di persone sul pianeta e abbiamo cominciato ad  avvertire un senso di responsabilità per il destino della Terra, anche se esso non dipende solo da noi e, in un certo senso, è segnato dalla natura. Nei tempi antichi questo ci avrebbe fatto considerare dei semidei.

  Siamo cercando di emulare la mente umana costruendo sistemi informatici, per potercene servire per potenziare le  nostre, piuttosto limitate dalla connessione con la nostra biologia. La nostra mente nasce e muore con ciascuno di noi e il nostro corpo  non è fatto per vivere per sempre e neanche a lungo. Se ne ebbe consapevolezza fin dall’antichità ed essa si manifesta anche negli scritti biblici

 

Gli anni della nostra vita sono settanta,

ottanta per i più robusti,

e il loro agitarsi è fatica e delusione;

passano presto e noi voliamo via.

[dal Salmo 90, versetto 10 – Sal 90,10]

 

  Una mente artificiale potrebbe durare molto di più e soprattutto essere utilizzata su scala  molto più grande di quella di un organismo che pesa in media 70 chilogrammi e alto circa un metro e sessanta. E’ ciò che accade nei sistemi di guida autonoma di veicoli o in Google maps o in Google translator. Infatti siamo già divenuti capaci di costruire menti artificiali.

  In progresso di tempo, anche se c’è chi ne dubita, ad esempio Luciano Floridi in Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaello Cortina editore 2022, anche in e-book e Kindle – un libro che vi raccomando caldamente -, probabilmente giungeremo a costruire menti non umane, non più artificiali: succederà quando potremo integrarle in un organismo non umano nel quale infonderemo la volontà di mantenersi integro, e allora sarà come dargli vita. Organismi del genere non avranno necessità di essere confinati in dimensioni e forme umane e potranno raggiungere dimensioni molto rilevante e manifestarsi manovrando molti tipi di terminali, alcuni dei quali potrebbero avere forme umane ed essere, dunque, androidi. Se una colonizzazione dell’universo oltre la fascia degli asteroidi, che c’è tra Marte e Giove, si farà, probabilmente sarà affidata a organismi non umani di quel tipo, che porteranno qualcosa di noi dove noi non potremmo mai arrivare. Quelle forme di vita non umane non avranno più necessità di formare società e questo sarà l’aspetto che più li distinguerà da noi. Ma si tratta di cose sicuramente molto di là da venire e che ora sono più che altro materia della letteratura fantascientifica (che però ha anticipato molte delle conquiste scientifiche e tecnologiche che oggi sono state raggiunte).

  La nostra mente serve  per renderci capaci di formare società e va addestrata per questo lavoro. Non si tratta di una capacità innata. E’ per questo che gli esseri umani vengono considerati adulti molto tardi nelle società più evolute. Non si tratta solo di consentire lo sviluppo della biologia fisiologica che sorregge la mente, ma di rendere la mente capace delle interazioni sociali necessarie. E’ a questo che servono i sistemi scolastici. Ma l’addestramento della nostra mente non si fa solo in quell’ambito. Praticando l’interazione sociale, facendone quindi tirocinio, si sviluppa la mente.

  Non basta quindi leggere e assistere, bisogna anche prendere parte. La partecipazione, però, è un potente fattore di evoluzione della società: bisogna averne consapevolezza. Pensare di riprodurre una società tale e quale nonostante il trascorrere delle generazioni che vi partecipano non è realistico. Non accade mai. E, tuttavia, le società che non consentono una reale partecipazione diventano rapidamente inutili e vengono sostituite. La partecipazione, poi, comporta una contaminazione  culturale, vale a dire che si apprende gli uni dagli altri e le rispettive culture, venendo a contatto, si integrano e, integrandosi, cambiano. Storicamente si sono rivelati sempre inutili gli sforzi per impedirlo.

  La sfida della sinodalità, come oggi la si vorrebbe realizzare, consiste proprio in questo: produrre un  cambiamento mediante l’estensione della partecipazione, e quindi mediante tirocini di interazione sociale che coinvolgano molta più gente, mantenendo integro l’essenziale, che abbiamo distillato nel corso di una lunga e sofferta storia.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli