domenica 29 ottobre 2023

Primo tirocinio di conversazione spirituale nel nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica

 

1° Tirocinio di conversazione spirituale nel nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica




(Dallo Strumento di lavoro per la Prima Sessione della 16° Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità)


  Ieri sera, nella riunione del nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, abbiamo fatto il primo tirocinio di conversazione spirituale su un tema d’attualità sul quale è necessario orientarsi in coscienza: la guerra tra il movimento irredentista palestinese  Hamas, che ha una forza militare nel territorio autonomo di Gaza, e lo Stato di Israele, iniziata con l’invasione stragista di Hamas  del 7 ottobre scorso in zone israeliane limitrofe ai confini di quel territorio palestinese. Quest’ultima è stata un’efferata azione militare stragista condotta con metodi terroristici in gran parte contro civili inermi, brutalizzati con incredibile ferocia, palesemente diretta a suscitare una violentissima reazione israeliana, che infatti vi è stata ed è tuttora in corso, che determinasse poi gli alleati internazionali di Hamas ad entrare in guerra con lo Stato di Israele. La guerra infatti,  nella Palestina contemporanea, sembra a molta gente di laggiù l’unica soluzione ai problemi di convivenza tra israeliani e palestinesi.

   L’Italia è ancora organizzata come uno stato democratico, in cui l’opinione pubblica conta.

  I governi Italiani hanno sempre preso posizione in occasione dei conflitti combattuti nel Vicino Oriente. L’Italia è stata cobelligerante nelle due “Guerre del Golfo”, combattute contro l’Iraq  dal 1990 al 1991 e nel 2003. Partecipa alla forza militare delle Nazioni Unite nel Sud del Libano, sul confine con lo Stato di Israele, e a programmi di aiuto in favore delle popolazioni palestinesi. Mantiene cordiali rapporti di amicizia con lo Stato d’ Israele. Seguendo le determinazioni delle Nazioni Unite e la posizione dell’Unione Europea non riconosce Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, pur riconoscendo l’aspirazione di Israeliani e palestinesi ad avere la propria capitale a Gerusalemme. Il nostro Governo ha condannato duramente l’attacco terroristico di Hamas  del 7 ottobre, ma sta adoperandosi per un cessate il fuoco nel territorio di Gaza, in considerazione delle tremende sofferenze subite dalle popolazioni che vi sono insediate.

  In occasione della prima Guerra del Golfo, le imponenti manifestazioni pacifiste inscenate in Italia, come anche in tutta l’Europa occidentale, contribuirono certamente a limitare la portata del nostro impegno  militare nella guerra.

 Le guerre hanno anche una rilevanza specificamente sul piano dell’etica religiosa e dunque occorre cercare di darsi un orientamento su di esse. Che fare?

  Quel tema di attualità è stato lo spunto per provare a praticare il metodo della conversazione spirituale  raccomandato per le assemblee che si tengono nei cammini sinodali per il Sinodo dei vescovi sulla sinodalità, che prevede processi di ascolto  del Popolo di Dio, vale a dire noi: la prima Sessione della sua Assemblea generale ordinaria si è chiusa ieri a Roma, Città del Vaticano, con la votazione sul documento finale, che espone il programma organizzativo del prossimo anno, fino alla seconda Sessione che si terrà nell’ottobre del 2024.

  All’inizio sono stato piuttosto scettico su quel metodo, ma poi, riflettendoci meglio e soprattutto considerando i risultati della sua messa in pratica, mi sono ricreduto. Vale la pena di adottarlo per vedere come va. Ha diversi pregi. Il primo  è di consentire a tutte le persone di un’assemblea di esprimersi. Poi tiene conto del contesto liturgico in cui è opportuno che sia inquadrata un’assemblea ecclesiale, del resto sulla base di una tradizione molto antica. Infine ci si propone di raggiungere sui risultati il  maggior consenso possibile, in modo che tutte le persone si sentano rappresentate, cercando di lenire le contrapposizioni frontali. E questo è conforme allo spirito dell’agàpe evangelica.

  Qui sopra trovate lo schema del metodo della conversazione spirituale che ho tratto dallo Strumento di lavoro della Sessione dell’Assemblea sinodale che si è svolta in questo mese.

  Chi ha partecipato alla riunione di ieri ha avuto tra le mani lo schema del metodo della conversazione spirituale  con sole poche ore di anticipo, via email e WA, e poi, in un documento cartaceo, all’inizio dell’incontro. Non ci eravamo molto preparati. Ho introdotto io per pochi minuti. Ho visto che tutti poi si sono sforzati di collegarsi a quello che avevano detto gli altri. Ma non siamo riusciti ancor a praticare la divisione del lavoro in due fasi, inframezzate da uno spazio di silenzio e preghiera: il primo in cui ogni persona parla per pochi minuti e l’altro in cui si parla ancora cercando di sottolineare quello che nei discorsi altrui ha più colpito. Non abbiamo avuto il tempo di dialogare per fare sintesi e, d’altronde, non ci proponevamo ancora di elaborare una relazione finale.

 Qualche volta ci si è accavallati nel parlare e si è ripresa la parola subito dopo aver parlato, perché non si è resistito alla tentazione di replicare subito a qualcosa che si era ascoltato.

  Una cosa positiva che ho  notato è che non si è entrati in polemica. Il lavoro è stato costruttivo e arricchente.

 Si è parlato di nonviolenza, della necessità di pregare, della necessità di confrontarsi sul tema della guerra cercando di ricostruire gli specifici insegnamenti cristiani, delle iniziative dell’Azione Cattolica in Palestina, in particolare a Betlemme. Si è ricordato che il nostro parroco, che svolge anche una funzione molto importante nell’Opera Romana Pellegrinaggi,  è un profondo conoscitore di quella regione ora in guerra.

 Sarebbe utile riprendere programmaticamente il tirocinio sul metodo della conversazione spirituale, in modo che ci venga spontaneo praticarlo. Si adatta molto bene al nostro contesto di un gruppo non molto numeroso, in cui le relazioni faccia a faccia predominano e in cui ci si conosce e ci si stima.

  All’inizio dell’incontro ci ha parlato un po’ di sé il sacerdote che ci seguirà, don Miguel. Ha trentun’anni.  Viene a noi dall’Arcidiocesi di Bogotà, in Colombia, e dalla Diocesi di Engativá, nella quale è stato Vicario.
                                       
(Stemma della Diocesi di Engativà)
  Dal Web ho saputo che la Diocesi venne costituita nel 2003 e che ha praticato ampiamente la sinodalità.
 Dalla Colombia, precisamente dall’Assemblea del Consiglio Episcopale Latinoamericano svoltasi a Medellin (Dipartimento di Antioquia, a circa km 400 a Nord Ovest di Bogotà) nel 1968, con la presenza del papa Paolo 6° che l’aprì, iniziò il processo di riorganizzazione in senso sinodale dal quale ci vengono papa Francesco e l’attuale cammino sinodale di tutta la nostra Chiesa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli