mercoledì 25 ottobre 2023

Preghiera

 

Preghiera


    La vita religiosa è connotata dalla preghiera, tanto che, nell’organizzare la nuova sinodalità secondo la quale si vorrebbe riorganizzare il nostro modo di essere e fare Chiesa, ci si vuole ancorare alla liturgia, che è preghiera  pubblica.

   La preghiera ha forma di invocazione, ma, fin dall’antichità, la sua pratica ha a che fare con l’interiorità ed è appunto questo che coinvolge nel profondo. Lo si scoprì, molto prima della comparsa dei cristianesimi, nel lontano Oriente e da laggiù, per vie non completamente note, arrivò fino a  noi, in particolare attraverso le esperienze dei primi nostri monachesimi. E negli ambienti monastici venne prevalentemente confinata fino al Cinquecento. Fino ad allora la maggior parte della gente praticava la preghiera vocale e pregare consisteva nel recitare formule, da soli o nel corso di liturgie collettive. Nella preghiera interiore si cerca invece di concentrarsi sul proprio organismo, a cominciare dal respiro e dal battito del cuore, interrompendo o comunque influendo sul corso della generazione dei pensieri. Le formule, in questa pratica, servono a concentrarsi sul proprio corpo, evitando che la mente sia presa da altro. Questo genera un senso di pace interiore e ha benefici effetti sull’organismo, osservati clinicamente. Se ne può sapere di più leggendo di Emiliano Lambiase e Tonino Cantelmi, Psicologia della compassione. Accogliere e affrontare le difficoltà della vita, San Paolo Edizioni 2020.

  Nella preghiera vocale serve solo imparare a memoria delle formule o saperle leggere su testi di preghiera. Alla preghiera interiore si deve invece essere introdotti da un maestro. La prima cosa che si insegna è come fare silenzio in sé stessi: non significa solo tacere, ma, appunto, interrompere il flusso della generazione dei pensieri. E’ importante anche assumere una posizione fisica che favorisca ciò che viene definito spirito della preghiera. E’ ciò che accade, ad esempio, nelle pratiche di adorazione liturgica proposte alla gente.

  Certamente si si domanderà in che modo c’entri il soprannaturale in tutto questo.

   Bisogna dire che la pratica della meditazione interiore, della quale la preghiera interiore è un tipo particolare, funziona anche senza riferimenti religiosi al divino: lo si è visto nella pratica della mindfulness, che ormai è una disciplina clinica diffusamente sperimentata e ampiamente utiizzata nella cura dei pazienti e che serve a far affrontare ai malati situazioni connotati da forte stress senza il ricorso a farmaci. La disciplina si è sviluppata ragionando sulle tecniche di tranquillizzazione interiore praticate nel buddismo e nello Yoga indiano, depurandole delle valenze religiose. Se ne parla diffusamente nel libro di John Kabat-zinn, Vivere momento per momento. Sconfiggere il dolore, l’ansia e la malattia con la mindfulness, Corbaccio 2021, anche in e-book e Kindle.

  Tuttavia nella concezione cristiana il soprannaturale è profondamente legato alla corporeità: da qui anche la dottrina dell’Incarnazione. Il corpo è considerato come un tempio  dello spirito e questo ci è senz’altro confermato dalle scienze che studiano la nostra psicologia. Così non si dà vera pace nello spirito senza prima realizzarla nel corpo. E questo è possibile anche nelle situazioni estreme, anche in mezzo al dolore del corpo. Il corpo, dal quale la mente è prodotta, è biologicamente strutturato anche per resistere in quelle difficili condizioni personali.

  Le persone religiose sperimentano ispirazioni, nella loro vita interiore. Difficile distinguere ciò che deriva dalle emozioni, generate dalla fisiologia, da ciò che arriva dall’alto, quindi dal soprannaturale. La neurologia ci dice che l’immagine del mondo come lo percepiamo viene generata dalla nostra mente, per cui gli stati mentali vi influiscono molto, come tutti  noi possiamo facilmente sperimentare. La nostra tradizione religiosa, fondata sulle Scritture, ci dice che l’interiorità è il luogo dell'incontro tra noi e il soprannaturale. Questo arricchisce  molto l’esperienza interiore.

  Pregare nell’interiorità, dunque, non solo fa sentire meglio, ma è molto bello: questo ci fa migliori. Farlo insieme ad altri migliora il nostro modo di stare insieme, ci rende meno disposti all’aggressione, alla violenza, all’intolleranza. Inserire momenti di meditazione liturgica nelle assemblee sinodali, come si è fatto organizzando quelle che abbiamo tenuto, anche in parrocchia, nel quadro dei cammini sinodali sulla sinodalità, è stata sicuramente una scelta felice.

  Ma fin dall’antichità  i nostri monachesimi hanno insegnato che la preghiera interiore non basta: deve essere accompagnata da un impegno nel mondo. Ora et labora, prega e fatica, l’esortazione al monaco che si trova nella regola dei Benedettini risalente all’alto Medioevo, significa appunto questo. Legare la ricchezza interiore alla vita del  mondo per cambiarlo: questa la grande sfida dei cristianesimi. A lungo però questo aspetto è stato trascurato nella formazione religiosa dei più, concentrandosi sulle prospettive dell’oltretomba. E vi è chi critica il corso attuale della nostra religiosità ecclesiale sostenendo che ci si dovrebbe tornare a  concentrare solo su quello. Probabilmente ci deve entrare l’uno e l’altro. Se prendiamo come riferimento l’esempio del Maestro, vediamo che non fu certamente solo un contemplativo e che la spiritualità che propose significava anche solidarietà, misericordia, compassione e conforto, era quindi una spiritualità fattiva. Certamente aveva anche una prospettiva nell’aldilà. Ma senza lasciare nell’al di qua le come stanno.

  La sinodalità come la si sta riorganizzando significa anche produrre cambiamenti. La Chiesa sinodale è una struttura sociale che ammette il cambiamento e lo asseconda cordialmente, componendo i conflitti che potrebbero derivarne. I cambiamenti caratterizzano costantemente la vita dell’umanità e questo rientra nella nostra natura di organismi. L’evoluzione delle culture segue quella dell’umanità che le sostiene. Ciò che non evolve diventa inutile e viene abbandonato. Accade anche nelle esperienze religiose. E’ un processo del quale nessuna singola persona può pensare di vedere la fine: infatti la supera. E’ qui che una ricca interiorità con una prospettiva soprannaturale aiuta a orientarsi e conforta.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli