L’umano e il religioso
Ciò che è umano comprende anche aspetti terrificanti. Questo perché tutti noi si è parte della natura e la natura è anche terrificante. Può raggiungere un (sempre precario) equilibrio e complessivamente quello in cui siamo emersi si basa sul principio che tutti mangino tutti. Da un lato ci dicono che la natura ci parli del Creatore, d’altra parte speriamo che non sia stata voluta proprio così com’è, appunto per quei suoi lati terrificanti, e pensiamo che così com’è sia decaduta e che anch’essa attenda la redenzione. Quindi ci proponiamo di rispettare i nostri aspetti naturali, ma d’altra parte anche di elevarci sopra di essi, e questa sembra una contraddizione, eppure riflette ciò che siamo: gente che emerge da una natura con aspetti terrificanti e che tuttavia non può mai affrancarsene del tutto. Siamo organismi ben più profondamente di quanto ci piace immaginare. Anche la nostra mente, e quindi la nostra psicologia, è un prodotto fisiologico: l’esperienza ce lo conferma, anche se ci conforta pensare che la nostra identità psichica non dipenda solo dal nostro corpo. “Penso, dunque sono” fu argomentato in passato dalla filosofia, la realtà però, come descritta dalle scienze biologiche è che siamo, e dunque pensiamo, e il pensiero non consiste in un algoritmo, quindi in una struttura di calcolo, ma è potentemente influenzato dalla fisiologia: di questo, ad esempio, sono fatti i sogni, che rivestono un ruolo molto rilevante in religione.
La religione, dal punto di vista antropologico, è un prodotto culturale, quindi scaturisce da sistemi di relazioni sociali consentite dal pensiero, che a sua volta si manifesta in base alla nostra fisiologia, e quindi alla natura che è in noi. Possiamo stupirci che anche la religione, come tutto l’umano, possa avere, e anzi abbia storicamente avuto, volti terrificanti? Ad esempio, gli eventi terrificanti che stanno sconvolgendo la Palestina (come storicamente è ciclicamente avvenuto sin dall’antichità) hanno sicuramente risvolti religiosi, in particolare nella mitologia che ne costituisce lo sfondo.
Che le religioni siano in genere potenze di pace non mi è evidente. Di fatto hanno sempre sorretto anche costumi sociali estremamente violenti e si sono combattute aspramente tra loro. Però da circa settant’anni in Occidente si è cercato di cambiare. Sono sviluppi molto recenti che si devono ancora consolidare. Eppure si tratta di progressi notevoli. Una riorganizzazione in senso sinodale delle nostre Chiese potrebbe favorirne il consolidamento e lo sviluppo. Infatti la sinodalità come oggi la si vorrebbe comporta il superamento del tentativo di avere la meglio usando violenza. Si tratta di proseguire l’emersione da una natura che è violenta e ciò richiede un progresso culturale, un progetto d’azione, ma è cosa che prima di tutto occorre sentire emotivamente. La formazione religiosa dovrebbe comprendere anche un tirocinio di questo.
La Bibbia, quindi il complesso dei documenti che prendiamo come principale riferimento per la vita religiosa, contiene scritti di violenza intensissima. In ciò riflette il nostro umano. Anche tra i cristiani sono state prodotte forme religiose violente, e ciò su base biblica. Tuttavia in genere ai tempi nostri si cerca di mitigarle o addirittura di superarle, almeno in Occidente. Sotto questo aspetto i nostri cristianesimi sono più virtuosi del passato, se consideriamo la virtù legata al vangelo del mite Maestro di Galilea.
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro,
Valli