venerdì 6 ottobre 2023

La storia assente

 

La storia assente

 

 Consigliano di utilizzare anche nei nostri gruppi lo Strumento di lavoro – Instrumentum laboris preparato per la prima sessione dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi & C. che è iniziata il 4 ottobre 2023 qui a Roma, Città del Vaticano.

  Contiene una sintesi dei temi proposti nelle assemblee continentali, che a loro volta hanno tenuto conto di quelle nazionali e queste ultime di quelle diocesane, e lì dovrebbe essere in qualche modo confluito anche il lavoro delle parrocchie.  Però è piuttosto difficile trovarli, in mezzo a molte fastidiose chiacchiere teologiche, che sembrano quasi tese a precostituire il risultato.

  Manca invece una consapevolezza storica.

  Perché si deve cambiare da non sinodali a sinodali?

  Che cosa c’è che non va nella non sinodalità, che fino a non molto tempo fa veniva proposta quasi come una virtù ecclesiale? Com'è che le cose sono cominciate a non andare bene. Sembra che non lo si possa dire apertamente.

  Si capisce che si vorrebbe impedire il dibattito, timorosi che ne uscirebbero scintille.

  Si vorrebbe costringere degli addetti ai lavori in posti di responsabilità, quali indubbiamente sono i vescovi e molti altre persone che partecipano all’assemblea, al metodo della conversazione nello spirito. Una persona parla, un’altra pure senza però rispondere alla prima, poi si prega, poi si parla di nuovo cercando di esprimere ciò da cui si è rimasti colpiti nelle parole delle altre persone, poi si individua quello su cui si è d’accordo. Insomma ognuno rimarrebbe sulle sue. S’è detto che l’assemblea non è un parlamento e certo quel metodo non è proprio quello parlamentare, nel quale si dibatte francamente, cercando anche di convincere le altre persone. E se si litiga? La regola è di farlo con educazione, rispettando certe regole di buona creanza istituzionale, tra le quali quella di non sfasciare tutto.

  Quando ci si riunisce insieme, l’esito non è mai scontato, con qualunque metodo si cerchi di scoraggiare i partecipanti. E’ ciò colpì chi fu al Concilio Vaticano 2° (1962-1965).

 In parrocchia ci siamo riuniti praticando la conversazione spirituale e non è uscito granché, Tutto è rimasto come prima. E’ perché lo Spirito ci è evitati? Io cerco sempre, in queste cose, di evitare le fantasie teologiche e di essere realista.

  Nello Strumento di lavoro, diradando le nebbie teologiche, si legge che «Dalla prima fase emerge la consapevolezza della necessità di assumere come punto di riferimento privilegiato la Chiesa locale, in quanto luogo teologico in cui in concreto i Battezzati fanno esperienza di camminare insieme». Che cos’è la Chiesa locale? Fondamentalmente si definisce a partire dall’idea di Chiesa universale, per la definizione della  quale rimando al Catechismo della Chiesa cattolica.  Nella definizione di Chiesa universale la teologia l’ha fatta da padrona. Chiesa locale  siamo tu ed io e le altre persone che incontriamo in parrocchia, la gente che vediamo vivere la fede intorno a noi. Dicono che ci si raduna intorno al vescovo, chi l’ha mai visto in mezzo a noi? A Roma sarebbe il Papa, figuriamoci… Ci sono anche dei vescovi suoi collaboratori, dei quali non mi viene in mente un solo nome. In mezzo  a noi c’è il parroco, che si occupa di noi che viviamo  nei dintorni. E ci sono i preti suoi collaboratori.

  La Chiesa locale è stata uno dei temi centrali del Concilio Vaticano 2°, in tensione dialettica, se non proprio in polemica, con l’idea di Chiesa universale che pontifica addosso alla gente da lontano.

  Prendere coscienza che si è Chiesa anche qui alle Valli è un passo nella direzione del fare Chiesa locale. E proprio a partire da questa dimensione che si vorrebbe iniziare a sperimentare la sinodalità e questo ci mette in questione, ci chiama all’impegno. Bisogna andare oltre alle abitudini inveterate, semmai le si è conservate, e questo è più che altro delle persone anziane.

  Certo di solito quando si parla di religione, a parte i personaggi soprannaturali, facciamo sempre riferimento al Papa, che dagli anni ’70 è divenuto una figure di forte impatto mediatico, come si dice. Poi cosi la nostra religiosità è divenuta un po’ povera, perché più che altro facciamo da spettatori, mentre nella sinodalità ci si vorrebbe parte più attiva.

 Ma per fare che cosa?

 Discutiamone.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli