martedì 17 ottobre 2023

Ascolto

 

Ascolto

 

  Nei cammini sinodali che sono in corso dall’ottobre 2021, per organizzare un modo sinodale di essere, fare e manifestarsi Chiesa cristiana, si dà molta importanza all’ascolto.

   L’ascolto richiede tempo e pazienza e in genere siamo poveri dell’uno e dell’altra, in particolare nelle attività di formazione alla fede e alla liturgia che si fanno nelle parrocchie.

  Qualche volta, formatori improvvisati immaginano che lo scopo di quel lavoro sia quello di costruire nelle altre persone delle repliche del modello di umanità religiosa al quale sono legati. Ma non si tratta di questo. Usando la terminologia esplicitamente religiosa, si tratta di aprire i cuori allo Spirito. Ma può essere detto in modo diverso: la fede deve essere posta a contatto ravvicinato con la gente perché ne dia un’interpretazione originale. Non si tratta di escogitare nuove definizioni, ma di rinnovarsi interiormente. La fede, è scritto, fa nuove tutte le cose, ma anche le persone. Si opera una trasfigurazione.

  Non si tratta di riversare nelle altre persone nozioni e prassi. Questo lascia il tempo che trova: se ne prese conoscenza negli anni ’70, il tempo esaltante del rinnovamento della catechesi. Di questo mi pare si sia persa la tradizione.

   Così può accadere che chi si avvicina per esporsi alla formazione religiosa, in particolare quella di base, che purtroppo per molti rimane l’unica della loro vita, sia disprezzato e addirittura insultato, perché, ad esempio, è un bimbo che non sa ancora fare il segno della Croce o recitare le preghiere usuali. Così si comincia male.

   Fatalmente da questa mentalità può scaturire la proposta di creare classi differenziali, per gli eletti, quelli che già sanno l’ABC religioso per averlo imparato in famiglia, e gli altri, destinati a ricadere nel paganesimo. E’ il modo di pensare degli integralisti, che temono il pluralismo perché pensano di poterne uscire contaminati.

  Che brutta parola “pagani”! Traduce male il greco evangelico che significava “genti” e che traduce fedelmente un’espressione dell’aramaico e dell’ebraico del Primo secolo con cui si intendeva le persone che non erano di stirpe giudaica.  Pagani ci viene dal latino e deriva dal pregiudizio, che ad un certo punto si formò intorno al Quarto secolo da noi, che le persone non cristiane fossero incolte: la parola “pagani” vale “burini”.

   Ma i cosiddetti pagani  furono tutt’altro che incolti: era anche molto religiosi, come testimoniato dai resti dei grandiosi templi che costruirono.

  Chi disprezza la persona in formazione pone pessime basi del progetto educativo. Lo dicono gli specialisti. C’è un complesso di scienze che se ne occupa: le scienze dell’educazione, tra quali la pedagogia.

  L’ascolto ci consente di capire chi sono le altre persone, uscendo dagli stereotipi su di loro. Non si educa per stereotipi.

   Quindi penso che la strategia giusta per il primo contatto con le persone che si vorrebbe formare e, nel caso di bimbi e ragazzi, con i loro genitori, è appunto iniziare ascoltandole. Invece non di rado si comincia con quelli che tecnicamente sono definiti “pipponi” a sfondo religioso, infarciti di rimproveri e di messe in guardia, come se si volesse dire, e a volte è proprio questo che si vuole dire, che si farà quel che si potrà, ma, insomma, si parte da un punto molto basso e questo dipende dal fatto chi viene per la formazione o chi ci porta i suoi ragazzi per la formazioni ha lavorato male.  Sono stato un genitore di bimbe che poi sono diventate ragazze, quindi so bene di che cosa parlo. All’epoca dovetti rimediare alle conseguenze di quella pessima impostazione, ma, per quieto vivere, mi astenni dal prendere di petto chi faceva quei discorsi, e feci male.

  Penso che, se in parrocchia si dispone di insegnanti di professione, sarebbe meglio rivolgersi a loro per organizzare gli aspetti metodologici della formazione. Ad insegnare si impara, e lo si impara soprattutto facendone esperienza.

   Tuttavia la formazione religiosa è insita in ogni contatto tra persone religiose: si impara da queste relazioni sociali. Quindi anche un gruppo come il nostro,  e ciascuna delle persone che lo animano,  può far pratica di queste cose, impegnandosi. I nostri incontri infrasettimanali possono essere una fonte preziosa di idee e un tirocinio  di prassi più virtuose.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli