Sogno
Nella nostra religiosità si praticano molto i sogni, del resto le Scritture ne sono piene. I miti sostanzialmente sono fatti di questo e la formazione che si fa in religione consiste in gran parte nell’accostarsi a miti. La gente si aspetta che sia così e le si dà quello che cerca. Però così non si incide nella società intorno, come potrebbe accadere se si fosse più determinati ad occuparsene. E poi per molte persone, specialmente in alcune età della vita, diventa noiosa e finanche insopportabile. Per questo non mi stupisco che in chiesa venga meno gente, specialmente tra le persone più giovani. Ci sono poi persone che ne vengono tenute ai margini per le idee che manifestano. Comandano i preti, ma sono stati formati in un certo clima che li porta a diffidare. Eppure l’Italia contemporanea, e in particolare l’evoluzione della nostra politica, deve molto a grandi preti che non vivevano solo nel mondo dei sogni.
Per dire: le basi ideologiche del partito che ha diretto la politica nazionale tra il 1946 e il 1994 sono state poste dal prete siciliano Luigi Sturzo (1871-1959) e l’idea di una democrazia cristiana ebbe tra i suoi primi artefici il prete marchigiano Romolo Murri (1870-1944). E che dire della rilevantissima influenza sociale del prete fiorentino Lorenzo Milani (1923-1967)? Persone che ebbero tutte seri problemi con papi e vescovi. Murri fu addirittura scomunicato.
Il mito non basta a cambiare la società, può talvolta aggregare ma la tessitura che consente è labile, se non rafforzata con la pratica sociale. Inutile sognare che non sia così.
La religione deve occuparsi delle anime, si dice. Ma la via insegnata dal Maestro per farlo non è quella del sogno. Egli si dava da fare in società, tanto da essere temuto come agitatore, e così accadde anche ai suoi seguaci.
C’è molto volontariato solidale in Italia, di ispirazione religiosa e non. A molte persone piace prendersi cura dell’altra gente. Ma spesso mancano di una visione generale e, del resto, la solidarietà, se è reale e fattiva, prende molto tempo e fatica. Poi però la società, così, cade nelle mani di chi più che altro si fa i fatti propri o, peggio, di chi preferisce disfarsi delle persone delle quali nel volontariato ci si occupa. Eliminato chi soffre, superato il problema.
Come formarsi quella visione generale che manca ai bene intenzionati? Ogni persona deve farsi autodidatta, in particolare in religione, perché sono venute meno gran parte delle agenzie formative che c’erano, ad esempio, negli scorsi anni ’80, l’epoca delle mille scuole di politica.
Fatta la diagnosi, ci si può chiedere se vi sia la cura. Certo che c’è. Bisognerebbe farsi da fare a cominciare dalle realtà di prossimità come la parrocchia, iniziando a incontrarsi tra le persone che sono interessate. Nessun obbligo di partecipare e nessuna rampogna per chi non vuole venire o non ci crede. Impariamo ad accettare realmente il pluralismo.
Incontriamoci determinati a farlo con continuità, per un tirocinio di pensiero sociale, senza tralasciare volontariato, famiglia e altri doveri. Non siamo come i preti che come lavoro hanno la loro missione religiosa, siamo persone cristiane che hanno molte altre cose da fare, anche quando si fanno anziane e allora si occupano dei nipoti. E sono tutte cose importanti, mediante le quali si interagisce in società ancor prima di pensare come farlo. Così, incontrandoci, potremmo cominciare proprio da lì.
Mario Ardigó- Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli