mercoledì 16 agosto 2023

Partecipazione

Partecipazione

 

  Uno degli obiettivi principali dei processi sinodali in corso nelle Chiese italiane e tra tutte quelle del mondo è di ottenere una vita ecclesiale più partecipata.

  Se però consideriamo le cose come stanno, tutte le persone che vivono la nostra fede già partecipano ogni volta in cui interagiscono in società, e non solo in una comunità ecclesiale. È per questo che nessuna società rimane sempre la stessa nel tempo, neanche la nostra Chiesa. Il problema quindi non è tanto il partecipare, ma il farlo in modo consapevole e secondo procedure formali che riconoscono questo ruolo. Il primo aspetto implica la questione dell’organizzazione della formazione, che nella nostra Chiesa è piuttosto povera per i più, l’altro la modifica del diritto formale, delle norme promulgate e quindi riconosciute come tali, le quali attualmente confinano di fatto i più nell’irrilevanza, non rispecchiando la realtà.  I due aspetti sono strettamente collegati, perché partecipare secondo procedure formali richiede una cultura che non è innata, ma si apprende.

  Le procedure formali per la partecipazione servono a limitare l’arbitrio,  che si ha quando un centro di potere non trova limiti. L’esperienza storica dimostra che, in una situazione simile, l’abuso è fatale. Si abusa quando si esercita un potere per il potere, vale a dire quando il potere non è più un servizio ad una collettività. In mancanza di limiti sociali, si produce progressivamente un più marcato accentramento di quel potere, e conseguentemente quello di ricchezze e altri privilegi, che finiscono per essere usati a vantaggio di ristrette oligarchie. Una oligarchia è una formazione sociale limitata che esercita un potere su una collettività più vasta in assenza di procedure formali che limitino e condizionino quel dominio.

  Mentre tutte le persone in qualche modo di fatto  partecipano alla società in cui sono immerse, ad esempio nelle decisioni che prendono come consumatrici, non ci è possibile estendere la partecipazione secondo procedure formali a tutte le decisioni che una collettività deve prendere, salvo che sia molto piccola, più o meno di centocinquanta persone (il cosiddetto numero di Dunbar, da Robin Dunbar, l’antropologo che ha determinato sperimentalmente l’ambito delle relazioni umane che possiamo tenere costantemente sotto controllo – leggi di Robin Dunbar, Amici.Comprendere il potere delle nostre relazioni più importanti, Einaudi 2022, anche in e-book e Kindle). Questo  perché manca il tempo, e anche la voglia.

  Organizzare le regole formali per la partecipazione è un problema molto delicato, perché, se riguardano ambiti troppo estesi, la gente si stancherà presto di partecipare e, se invece la partecipazione sarà troppo limitata, la gente non vi si impegnerà perché la riterrà inutile. Inoltre, per certe questioni, che richiedono sofisticate competenze specialistiche,  potrebbe mancare nel corpo sociale di riferimento una formazione sufficiente per deciderle consapevolmente. Prima di tutto occorre quindi studiare la società  nella quale si vuole intervenire. È questo che appunto si sta facendo nel corso dei processi sinodali in corso.

  Ma Gesù non ha lasciato detto come fare? A me sembra di no, sia per la società in generale, sia per ciò che riguarda una chiesa. Non mi pare che, durante la sua vita terrena tra noi, si sia dedicato a questo. Ma naturalmente insegnò dei valori che possono guidarci anche in quello, tenendo conto che affidò l’evangelizzazione a collettività.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli