Relazioni calde e relazioni fredde
La società è fatta di una rete di relazioni interpersonali.
Alcune possiamo definirle calde perché sono caratterizzate dall’intimità,
da una vicinanza molto stretta, come quelle che viviamo in famiglia e che sono
basate su emotività ancestrali, che ci derivano dall’evoluzione come primati.
Le altre, che non hanno quelle caratteristiche, sono elementi culturali, tra i
quali fondamentali sono i miti e il diritto, secondo i quali sappiamo chi e dove
siamo, che ruolo ricopriamo e come sopravvivere interagendo con le altre
persone. Le relazioni calde riguardano un piccolo numero di altri individui
intorno a noi, più o meno una trentina. Le altre sorreggono società di centinaia
di milioni di individui.
C’è una costante tensione tra relazioni calde
e fredde. Solo le prime ci danno il senso della vita, che è una percezione emotiva.
Sfruttiamo quelle fredde per creare quelle calde. Questo accade, ad esempio,
nel governo di ogni tipo di gruppi, da quello di un’associazione parrocchiale a
quello di una grande federazione di stati. Privati di relazioni calde non riusciamo
più a capire la vita sociale intorno.
L’elemento culturale che consente di
aggregare relazioni calde e fredde è il mito, che svolge una funzione
fondamentale in religione.
Le scienze cognitive, che studiano come ci
determiniamo, hanno concluso che la nostra mente, ciò che crea la percezione
della nostra coscienza, è una mente emotiva, vale a dire che si determina
in base a relazioni calde, anche quando poi argomenta razionalmente, in
particolare cercando di controllare costantemente il rispetto del principio di
realtà nelle dinamiche di causa ed effetto.
Il concetto di realtà è divenuto piuttosto problematico.
Le cose stanno molto diversamente da come pensavano,
ad esempio, i positivisti dell’Ottocento.
Fondamentalmente l’idea di realtà ha natura
sociale e non possiamo presumere molto dai nostri sensi, che possono ingannarci.
Non bisogna pensare che le relazioni calde
siano il bene e quelle fredde il male. La violenza interpersonale si sviluppa sempre
da relazioni calde. La costruzione della pace sociale sempre da relazioni
fredde. Questo significa che la pace sociale va prima pensata e poi praticata e, se
si cerca di praticarla prima di pensarla, si riesce a poco.
Questo dà un senso, ad esempio, alla teologia,
che è una disciplina fredda, come ogni scienza, anche se storicamente ha
prodotto e ancora produce tanto male. Lo stesso accade anche con altri elementi
culturali di costruzione sociale.
Non basta esprimere atteggiamenti religiosi
per produrre il bene sociale, inteso come quell’assetto sociale in cui si cerca
di minimizzare le sofferenze prodotte dalle relazioni sociali. Senz’altro non
condivido che le religioni siano state e siano sempre elementi culturali positivi per
l’umanità. Alcune di esse si sono rivelate anzi particolarmente letali, comprese
alcune forme di cristianesimo, e in questo vanno combattute.
Se però non riusciamo a praticare la
religione in un contesto sufficientemente caldo essa perde senso e interesse. E’ accaduto alle
antiche religioni precristiane. Originariamente i cristianesimi furono densi di
elementi caldi, anche mitologici.
Furono germi di nuovi modi di fare società. Il problema del governo fu assolutamente
essenziale per loro, e questo fin dalle origini. E’ questo che emerge dalla storia
dei cristianesimi antichi. Progressivamente però, nell’ordinare le società da
essi inculturate, tesero a raffreddarsi. I moti tra caldo e freddo si
manifestarono ciclicamente. Ora, ad esempio, nell’Europa occidentale sono in una fase
prevalentemente fredda, e da ciò il loro apparente declino. Tuttavia non è
ancora emerso un elemento mitologico che possa sostituirli, mentre abbondano
gli elementi freddi, tra i quali anche le reti sociali telematiche sul Web.
Mario
Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli