venerdì 23 giugno 2023

Relazioni calde e relazioni fredde

 

Relazioni calde e relazioni fredde

 

  La società è fatta di una rete di relazioni interpersonali. Alcune possiamo definirle calde perché sono caratterizzate dall’intimità, da una vicinanza molto stretta, come quelle che viviamo in famiglia e che sono basate su emotività ancestrali, che ci derivano dall’evoluzione come primati. Le altre, che non hanno quelle caratteristiche, sono elementi culturali, tra i quali fondamentali sono i miti e il diritto, secondo i quali sappiamo chi e dove siamo, che ruolo ricopriamo e come sopravvivere interagendo con le altre persone. Le relazioni calde riguardano un piccolo numero di altri individui intorno a noi, più o meno una trentina. Le altre sorreggono società di centinaia di milioni di individui.

  C’è una costante tensione tra relazioni calde e fredde. Solo le prime ci danno il senso  della vita, che è una percezione emotiva. Sfruttiamo quelle fredde per creare quelle calde. Questo accade, ad esempio, nel governo di ogni tipo di gruppi, da quello di un’associazione parrocchiale a quello di una grande federazione di stati. Privati di relazioni calde non riusciamo  più a capire la vita sociale intorno.

  L’elemento culturale che consente di aggregare relazioni calde e fredde è il mito, che svolge una funzione fondamentale in religione.

  Le scienze cognitive, che studiano come ci determiniamo, hanno concluso che la nostra mente, ciò che crea la percezione della nostra coscienza, è una mente emotiva, vale a dire che si determina in base a relazioni calde, anche quando poi argomenta razionalmente, in particolare cercando di controllare costantemente il rispetto del principio di realtà nelle dinamiche di causa ed effetto.

  Il concetto di realtà  è divenuto piuttosto problematico.

  Le cose stanno molto diversamente da come pensavano, ad esempio, i positivisti dell’Ottocento.

 Fondamentalmente l’idea di realtà ha natura sociale e non possiamo presumere molto dai nostri sensi, che possono ingannarci.

  Non bisogna pensare che le relazioni calde siano il bene e quelle fredde il male. La violenza interpersonale si sviluppa sempre da relazioni calde. La costruzione della pace sociale sempre da relazioni fredde. Questo significa che la pace  sociale va prima pensata e poi praticata e, se si cerca di praticarla prima di pensarla, si riesce a poco.

  Questo dà un senso, ad esempio, alla teologia, che è una disciplina fredda, come ogni scienza, anche se storicamente ha prodotto e ancora produce tanto male. Lo stesso accade anche con altri elementi culturali di costruzione sociale.

  Non basta esprimere atteggiamenti religiosi per produrre il bene sociale, inteso come quell’assetto sociale in cui si cerca di minimizzare le sofferenze prodotte dalle relazioni sociali. Senz’altro non condivido che le religioni siano state e siano sempre elementi culturali positivi per l’umanità. Alcune di esse si sono rivelate anzi particolarmente letali, comprese alcune forme di cristianesimo, e in questo vanno combattute.

  Se però non riusciamo a praticare la religione in un contesto sufficientemente caldo  essa perde senso e interesse. E’ accaduto alle antiche religioni precristiane. Originariamente i cristianesimi furono densi di elementi caldi,  anche mitologici. Furono germi di nuovi modi di fare società. Il problema del governo fu assolutamente essenziale per loro, e questo fin dalle origini. E’ questo che emerge dalla storia dei cristianesimi antichi. Progressivamente però, nell’ordinare le società da essi inculturate, tesero a raffreddarsi. I moti tra caldo e freddo si manifestarono ciclicamente. Ora, ad esempio,  nell’Europa occidentale sono in una fase prevalentemente fredda, e da ciò il loro apparente declino. Tuttavia non è ancora emerso un elemento mitologico che possa sostituirli, mentre abbondano gli elementi freddi, tra i quali anche le reti sociali telematiche sul Web.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli