La scorsa settimana, con una cena sociale, abbiamo terminato le attività infrasettimanali del nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica.
Il bilancio dell'anno non è molto positivo.
Come gruppo abbiamo inciso poco nello sviluppo della parrocchia, che mi è parsa concentrata sulle attività di routine, con scarso coinvolgimento delle persone laiche nella programmazione.
I processi sinodali non mi sembrano aver appassionato.
L'età media del gruppo rimane piuttosto alta e le persone più anziane rimangono legate a una spiritualità devozionale.
La fascia d'età dai 30 ai 50 anni è poco rappresentata, anche se ha ruoli significativi.
La parrocchia mi sembra aver abbandonato l'idea di favorire la costituzione di un gruppo di giovani di AC, anche per la mancanza di animatori, che non possono essere ultracinquantenni.
I preti della parrocchia, ai quali ancora tutto fa capo, non mostrano piena consapevolezza del significato dell'Azione cattolica nella vita sociale italiana. I più giovani credo ne abbiano letto solo sui libri. Si sente il pesante retaggio della svolta che si ebbe nella formazione del clero dall'inizio degli anni '90, quando la gerarchia ecclesiastica italiana si allontanò abbastanza dalle sperimentazioni di sinodalitá degli anni precedenti.
Le attività di quest'anno sono state ripartite i due martedì articolati come conferenze su temi di spiritalità e due sabati destinati ai temi sociali e sinodali. Nella partecipazione ci si è divisi, con le persone più anziane che hanno frequentato più le riunioni del martedì. Anche il sabato, comunque, ha visto la presenza dei nostri "adultissimi", secondo la nostra denominazione associativa.
La sostanziale desuetudine del Consiglio pastorale parrocchiale che, per ciò che ne so, non si riunisce più da anni ha ostacolato una nostra collaborazione allo sviluppo della sinodalitá in parrocchia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli